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lunedì 25 maggio 2015

TOPOLINO (AUTO)GOL ?

Ciao a tutti, come va?

Forse anche voi avrete saputo che in Irlanda i matrimoni gay sono diventati una realtà, e che è stato tutto merito - per la prima volta al mondo - di un referendum popolare, che peraltro ha registrato un'insolita affluenza.

Anche questa è una prova del fatto che i tempi stanno cambiando e che c'è aria di rinnovamento, perlomeno nei paesi occidentali che guardano al futuro. Probabilmente se entro la fine di giugno anche la Corte Suprema americana si pronuncerà favorevolmente sulla questione dei matrimoni gay si potrà iniziare a voltare pagina sul serio, e inevitabilmente anche il mondo dell'entertainment internazionale dovrà relazionarsi in maniera diversa con questo argomento, anche nei prodotti dedicati all'infanzia... Così come è avvenuto, ad esempio, con le coppie miste, le minoranze etniche, ecc.

La Walt Disney Company, probabilmente, non farà eccezione (e qualche segnale di apertura si è già visto negli ultimi anni), anche se forse ci vorrà del tempo e sarà un processo molto graduale. Questo, però, non farà altro che aumentare il divario fra quello che rappresenta il marchio Disney nel mondo e i fumetti Disney prodotti in Italia... Visto che la Disney Panini - se alcune teorie esposte in questo blog fossero esatte - al momento deve rendere conto delle sue scelte a lobby imprenditoriali che non mettono al primo posto cose come i progressi sociali e culturali, quanto piuttosto gli interessi economici presso il pubblico conservatore e i legami commerciali con i paesi (omofobi e antidemocratici) con cui hanno i rapporti più redditizi....

E se non capite a cosa mi riferisco potete rileggervi la mia analisi sulla misteriosa scomparsa della copertina di Topolino che doveva rendere omaggio a Charlie Hebdo (CLICCATE QUI).

La cosa inquietante, però, è che dopo il pasticciaccio della copertina di cui sopra, che SICURAMENTE ha avuto dei contraccolpi a livello di vendite, sembra proprio che la strategia di Topolino (e/o di chi ha l'ultima parola sulle sue scelte) non sia stata quella di tornare sui suoi passi o di rimettersi in gioco, ma bensì quella di sposare le strategie di marketing - se così vogliamo chiamarle - tipiche di paesi come Cina, Russia, Iran, Emirati Arabi, Egitto e via discorrendo, con cui hanno a che fare i veri boss della Disney Panini (e cioè le industrie Merloni).

Mi spiego meglio: da decenni Topolino forniva i suoi dati di vendita al servizio Accertamenti Diffusione Stampa (ADS), una società di certificazione che - appunto - ha il compito di verificare che i dati di vendita e diffusione forniti dagli editori su ciascuna testata siano reali, per poi renderli pubblici. I dati ADS sono importanti perchè - tra l'altro - confermano agli inserzionisti pubblicitari l'effettivo valore degli spazi che acquistano sui vari periodici, impedendo che gli editori possano fare i furbi. In poche parole l'ADS è un organo di garanzia: un periodico italiano che offre spazi pubblicitari non è obbligato a fornirgli i suoi dati di vendita per farli certificare, ma se non glieli fornisce di certo compromette la sua credibilità (anche nei confronti degli inserzionisti)...


Anche perchè il rapporto fra l'ADS e gli editori che gli forniscono i dati è regolamentato in maniera abbastanza severa (il regolamento lo trovate CLICCANDO QUI), ed è sinonimo di serietà da parte di chi offre spazi pubblicitari.

Perciò un periodico italiano che ospita pubblicità e che decidesse di interrompere i suoi rapporti con l'ADS... Beh... É semplicemente assurdo anche solo pensare che possa farlo.

Eppure Topolino lo ha fatto.

In realtà si sentiva puzza di bruciato già a partire da marzo (CLICCATE QUI), quando avevo notato che i dati di Topolino per il mese di gennaio risultavano "non pervenuti" all'ADS... Però allora avevo sinceramente sperato che si trattasse di un problema temporaneo o qualcosa del genere, mentre adesso - purtroppo - sono portato a pensare che sia stata una libera scelta... Visto che sul sito ADS (da poco rinnovato) da alcuni mesi compaiono tabelle in cui i dati di Topolino non risultano semplicemente "non pervenuti", come era successo a marzo per i dati di gennaio, ma in cui Topolino non risulta più nell'elenco dei settimanali che forniscono i loro dati all'ADS!

E se non ci credete controllate pure voi CLICCANDO QUI.

Ora: siccome non fornire dati all'ADS avrà sicuramente delle ripercussioni negative per Topolino, l'unica spiegazione logica che potrebbe giustificare questa scelta è che continuare a fornirli avrebbe avuto ripercussioni ancora più negative...

E questo porterebbe a pensare che da gennaio in poi i suddetti dati siano diventati talmente imbarazzanti da renderne PERICOLOSA la diffusione...

Forse c'è stato un crollo verticale degli abbonamenti (che mediamente erano già venti in meno ogni giorno) a partire da gennaio? Il caso della copertina sostituita all'ultimo momento ha fatto allontanare masse consistenti di lettori a partire da febbraio? Ogni volta che vengono inseriti i gadget le vendite riprendono quota, ma subito dopo raggiungono nuovi record negativi: forse dopo i gadget di dicembre le vendite in edicola sono scese a quota 40.000 copie a settimana?

Ovviamente a questo punto non lo sapremo MAI.

Quel che è certo è che Topolino era rimasto l'unico periodico a fumetti italiano che forniva regolarmente dati certificati dall'ADS, e dispiace molto che abbia scelto di sposare la filosofia dei suoi colleghi che preferiscono evitare di comunicare dati di vendita precisi, men che meno certificati... Quasi come se evitando di rendere pubbliche le proprie eventuali difficoltà riuscissero in qualche modo a tamponarle e a fermare l'emoraggia di lettori...

Illusi.

Certo non deve essere gradevole esporsi regolarmente alle critiche e alle osservazioni altrui, ma se anche Topolino ha scelto di ripiegarsi su se stesso per evitare un confronto costante (e magari costruttivo) col suo pubblico, basato sui dati oggettivi rappresentati dalle tabelle dell'ADS, forse vuol dire che nel fumetto italiano qualcosa si è davvero inceppato... Tantopiù che, anche ammesso che Topolino in Italia sia considerato un'istituzione e abbia un ruolo monopolista, non è affatto detto che gli inserzionisti pubblicitari siano disposti a fidarsi sulla parola... Anzi... Semmai in questi tempi incerti cercheranno alternative più affidabili...

La sensazione è che anche Topolino stia rimanendo vittima di quel cortocircuito che sta lentamente estendendosi in buona parte dell'entertainment italiano. Infatti da una parte per stare a galla dovrebbe risultare competitivo nei confronti dell'entertainment internazionale (sempre più accessibile anche grazie a internet) e dei suoi contenuti, mentre dall'altra è tenuto sotto scacco dalle lobby di potere italiane (conservatrici, religiose e quel che volete) e dai conflitti d'interesse tipici del nostro paese...

In effetti Topolino, più di altri fumetti italiani, risente del fatto il suo pubblico di riferimento potenziale (anche quello più giovane) si è ormai abituato ad un certo tipo di prodotti... Come ad esempio le serie animate con un umorismo agrodolce e/o acido e con più livelli di lettura, che trattano anche argomenti di attualità, delicati ed eticamente sensibili... Al punto che - giusto per fare un esempio - gli spunti LGBT in THE SIMPSONS sono ormai tanti e tali che in Germania gli hanno pure dedicato un libro...

Certo i lettori di Topolino non coincidono perfettamente con gli spettatori di THE SIMPSONS, ma sarebbe una follia non ammettere che questa serie animata attira anche un ampio pubblico dai sei anni in sù (e lo fa da oltre vent'anni), offrendogli una serie di stimoli che lo porteranno ad avere un certo tipo di aspettative nei confronti dei prodotti umoristici... Aspettative che Topolino, a giudicare dagli ultimi dati di vendita, non è in grado di soddisfare... Anche se, paradossalmente, venti o trenta anni fa era molto più "simpsoniano", acido e libero di quanto non sia oggi...



D'altra parte Topolino, in quanto "prodotto editoriale italiano", ma anche in quanto periodico "istituzionale" nonchè - in ultima analisi - branca di una multinazionale come la Merloni, oggi deve rendere conto delle sue scelte a tutta una serie di interlocutori ai quali - fondamentalmente - dei fumetti non interessa alcunchè, ma che - a quanto pare - hanno più peso dei suoi stessi lettori...

Col risultato che se un giornalista su un quotidiano economico come IL SOLE24ORE insinua che Topolino è troppo progressista, e magari prossimo a promuovere la "sensibilità LGBT" (CLICCATE QUI se pensate che sto straparlando), la copertina dedicata a Charlie Hebdo viene sostituita in fretta e furia... E poco importa se poi si verifica un crollo di stima (e di acquisti) da parte dei lettori... Perchè poi si può sempre tamponare il danno d'immagine smettendo di fornire i dati di vendita all'ADS e impedendo a chiunque di trarre le conclusioni del caso...

Non fa una grinza, giusto?

Alla prossima.

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