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martedì 14 novembre 2017

Chi sa tace...

Ciao a tutti, come va?

Ultimamente sembra che interrogarsi sulla salute del fumetto in Italia, e in particolare sullo stato di salute del fumetto prodotto nel nostro Paese, sia diventato una specie di piccolo mantra negli spazi dedicati agli appassionati. E credo che questa curiosità, a tratti un po' morbosetta, da una parte sia il riflesso di un legittimo interesse per la sorte di una passione che spesso viene coltivata da anni, e dall'altra sia la manifestazione di un desiderio di trasparenza in un mondo in cui le informazioni sono sempre più accessibili, e in cui ostinarsi a tenerle riservate risulta perlomeno sospetto. E forse anche indisponente. Poi ovviamente ci sono anche le persone che "tifano" per questo o quel fumetto, e che vorrebbero sapere meglio come vanno le cose alla loro "squadra del cuore". Così quando si sentono dire, sempre più spesso, che le cose vanno male per tutti sono i primi a contestare l'attendibilità dei dati che emergono di tanto in tanto... Mandando regolarmente a quel paese chiunque suggerisca che fondamentalmente le squadre in campo oggi sono quasi tutte perdenti...

A prescindere dalla precisione dei dati che circolano, però, è abbastanza evidente che buona parte delle scelte editoriali degli ultimi anni sembrano dettate fondamentalmente dal bisogno di tentare (molto goffamente, per la verità) delle nuove strade, man mano che ci si accorge che quelle vecchie non portano più da nessuna parte. Quindi forse qualcosa di vero, in tutte queste pessimistiche proiezioni, c'è. I motivi di questa situazione sono tanti, e spesso ne ho parlato anche su questo blog, però al di là di tutto credo che ci sia almeno un motivo valido per cui le case editrici - e chi ci lavora - non vogliono rendere noti i dati di vendita e il trend sempre più negativo degli ultimi anni (in particolare per alcuni personaggi storici e particolarmente prestigiosi). E quel motivo è la paura di compromettersi sbocchi e opportunità che non hanno direttamente a che fare con la produzione di fumetti, ma che - grazie alla fama di questo o quel personaggio, e degli autori che ci hanno lavorato - possono garantire entrate e introiti supplementari di vario tipo, alimentando un sistema che - fondamentalmente - si regge  sulla reputazione che certi fumetti si sono guadagnati nei decenni passati...

Basti pensare alle ristampe prodotte da altri editori su licenza, alle collane di allegati per i quotidiani, alla possibilità di essere distribuiti nelle librerie di varia, a eventuali campagne pubblicitarie che cercano tetimonial, alla collaborazione con enti più o meno prestigiosi, al licensing per gadget e capi di abbigliamento, alle partnership con le piattaforme televisive e via dicendo...

E magari alla possibilità di dare maggiori opportunità di carriera ad autori e collaboratori vari, che di certo non avrebbero vita facile se si diffondesse ufficialmente la voce che hanno contribuito al declino (o perlomeno alle basse vendite) di questa o quella serie. E di sicuro non verrebbero chiamati in cattedra per insegnare a dozzine di giovani più o meno speranzosi come si fa ad avere uno scintillante futuro lavorativo nel gratificante mondo del fumetto...

Ovviamente non sto dicendo che frequentare un corso o una scuola di fumetto, ad un costo più o meno alto, sia del tutto inutile e/o che abbia il principale obbiettivo di approfittarsi della buona fede di chi lo frequenta, ma credo che se certi dati fossero resi pubblici probabilmente il tutto verrebbe considerato in un'ottica diversa... E sicuramente un certo tipo di approccio, che non tiene in considerazione la realtà dei fatti, non finirebbe per farsi largo anche al di fuori delle scuole di fumetto propriamente dette. E dico questo perchè, solo nello scorso mese, sono state annunciate diverse iniziative che si presentano da sole. Per esempio a Torino la scuola Holden, che è un istituto privato che dal 1994 insegna narrazione e comunicazione, ha deciso di collaborare con la casa editrice Bonelli per un corso finalizzato ad insegnare come si scrive una storia di... Martin Mystère...

Il corso, che si sviluppa in tre fine settimana, costa 1300 euro a testa e viene tenuto da Andrea Cavaletto con la partecipazione speciale di Alfredo Castelli. Ci sarà anche un altro corso, dedicato al fumetto ad ambientazione storica, tenuto da Tito Faraci (trovate tutte le informazioni CLICCANDO QUI). Ora: lungi da me l'idea di pensare male o di criticare chi organizza questi corsi, ma alla Scuola Holden lo sanno che  Martin Mystère è uno dei fumetti Bonelli che vende di meno (nonostante sia diventato bimestrale da anni) e che probabilmente non verrà portato più avanti una volta esaurite le storie già preparate? E lo sanno che Tito Faraci in fatto di fumetti storici (escludendo cose come Tex e Magico Vento) ha scritto giusto la graphic novel L'Ultima Battaglia (di cui nessuno parla più da anni)? E che l'unico personaggio "storico" (nel senso che era ambientato negli anni Cinquanta) che ha ideato per la Bonelli, Brad Barron, non è andato oltre a una miniserie di diciotto numeri e a qualche Speciale?

Comunque, per la cronaca, la Scuola Holden l'anno scorso aveva promosso un training camp simile, dedicato ai fumetti horror, e per vedere i risultati potete CLICCARE QUI. Ovviamente ognuno è libero di spendere i suoi soldi come meglio crede, però davvero non posso fare a meno di chiedermi come andrebbero le cose se le reale situazione del fumetto in Italia fosse di pubblico dominio. E non mi riferisco solo ai fumetti realizzati in Italia.

Da qualche anno parole come anime e manga - per fortuna - sono entrate nel linguaggio comune... E nel frattempo c'è stato un discreto boom di iscrizioni ai corsi lingua giapponese, anche a livello universitario, da parte di ragazzi cresciuti col mito del fumetto giapponese che in qualche modo sperano di fare della loro passione per i manga un lavoro. Così, molto meritoriamente, presso il dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell'Università di Torino sta partendo un corso di “Linguaggio e traduzione dal manga”... Che probabilmente non considera il fatto che il mercato dei manga tradotti in italiano è già saturo di traduttori (spesso abbondantemente sottopagati, e ai quali viene chiesto anche di adattare i testi), anche perchè salvo rarissimi casi una collana di manga, in Italia, vende tanto quando arriva a quattromila copie... 

Mentre ormai la stragrande maggioranza degli anime fruibili nel nostro paese arrivano sottotitolati da gruppi di traduttori amatoriali che - ovviamente - non possono remunerare nessuno... Ad ogni modo penso che sia molto interessante notare che le Scuole di Fumetto propriamente dette, che sono un po' più addentro a certe dinamiche, hanno iniziato da tempo a mettere le mani avanti differenziando l'offerta formativa in maniera abbastanza originale. La Scuola Internazionale di Comics di Roma, ad esempio, ha anche corsi per aspiranti tatuatori e fotografi (QUI potete vedere un elenco dei docenti)...

E la grande novità di quest'anno è un corso dedicato alla critica del fumetto (CLICCATE QUI), che consta di dodici incontri di tre ore l'uno (il prezzo non viene riportato)... Trentasei ore che forniranno "le nozioni e gli strumenti necessari per occuparsi di fumetti con cognizione di causa e piena consapevolezza storico-critica, consentendo uno svolgimento ottimale di attività come quelle di giornalista, di ufficio stampa, di curatore di eventi."

Senza nulla togliere a chi tiene questo corso, qualche dubbio sul fatto che trentasei ore possano bastare per formare gli esperti di fumetti di domani mi sembra legittimo.

Comunque se ho parlato di tutte queste meravigliose e utilissime (???) iniziative nel post di oggi era giusto per mettere in evidenza il fatto che in Italia il sistema-fumetto è qualcosa che ormai tende ad autoalimentarsi e a riprodursi per partenogenesi in maniera sempre uguale a se stessa. E ultimamente questo sistema-fumetto tende anche ad insediarsi in contesti nuovi e periferici come le scuole di fumetto e i corsi universitari, usando come cavallo di Troia la recente popolarità presso il grande pubblico dei prodotti derivati da manga e comics. Con buona pace di chi si chiede perchè la situazione continua a peggiorare e perchè i fumetti in Italia sono un passatempo sempre meno popolare e coinvolgente, e con sempre meno sbocchi per chi vorrebbe farne la propria principale fonte di reddito.

Quello che voglio dire è che, ad esempio, in giro non si tengono corsi finalizzati ad esplorare il mondo delle autoproduzioni tramite crowdfunding, o magari finalizzati ad analizzare le tendenze di quei fumetti che tramite internet hanno avuto grandi riscontri presso un pubblico globale... E men che meno si trovano in giro corsi finalizzati alla realizzazione di fumetti dedicati a nuove nicchie di pubblico emergente. Fumetti per ragazze? Fumetti gay friendly? Fumetti per millenials? Fumetti studiati per essere letti sui supporti digitali? Un bel seminario sulla gestione di Patreon o sull'apertura dei fumetti stranieri nei confronti delle minoranze?

Niente di tutto ciò.

Anche perchè i nomi più blasonati del fumetto italiano di oggi, anche solo per una questione anagrafica, NON hanno questo genere di competenze (perchè hanno potuto inserirsi solo in un sistema che non le favoriva), e in buona parte dei casi vanno avanti sfruttando al meglio dei meccanismi ormai logori, giostrandoli a proprio vantaggio, anche se in effetti non sono più sufficienti per mantere il fumetto italiano in buona salute.

Tant'è che corsi finalizzati a rilanciare il fumetto di domani non se ne trovano, però un bel corso da 1300 euro per imparare a sceneggiare Martin Mystère lo si può sempre recuperare...

Anche perchè la sensazione generale è che il primo obbiettivo dell'industria del fumetto italiano, oggi, non sia più tanto vendere fumetti, quanto "sapersi vendere", anche promuovendo i suoi esponenti e i suoi brand, a discapito dei loro reali contenuti e dell'effettivo successo di pubblico.

E questo, forse, può aiutare a comprendere meglio perchè certi dati di vendita sono diventati un segreto di Stato (anche se ogni tanto qualche talpa nel mondo della distribuzione e delle redazioni salta fuori, e ogni volta è un bagno di sangue).

Facendo un giretto su internet, comunque, può essere interessante notare che nel mondo si moltiplicano i corsi e i diplomi universitari legati al mondo del fumetto. E la sensazione è che tengano in debita considerazione la situazione per quello che è. Se ad esempio andate sul sito della Staffordshire University, oltre alle pagine che descrivono la sua politica di inclusione e di lotta all'omofobia (con tanto di mese dedicato, e se non ci credete CLICCATE QUI), trovate anche la presentazione del suo corso triennale su "Cartoon and Comic Arts" (CLICCATE QUI), che equivale a 112 crediti. C'è da dire che un intero modulo del primo anno è dedicato al "fumetto nel XXI secolo", giusto per rendere l'idea. Tra l'altro l'Università organizza da anni una propria convention fumettistica - la Stoke Con Trent - e porta gli studenti in visita alle principali convention del mondo, da New York al Giappone... E, giusto per mettere le cose in chiaro, Lucca Comics & Games non è citata da nessuna parte. Il costo di un anno accademico full time (da settembre a giugno) è di circa 10.000 euro (1000 euro al mese circa, contro i 1300 euro necessari per i tre weekend finalizzati a scrivere un soggetto per Martin Mystère).

Ognuno tragga le conclusioni del caso.

Ad ogni modo l'ultima edizione della Stoke Con Trent si è tenuta un paio di settimane fa, e sul sito ufficiale si inizia già a parlare dell'ottava edizione (CLICCATE QUI). Quel che si dice formare gli studenti attraverso esperienze pratiche nel loro ambito formativo, insomma...

Certo è che in Italia la situazione è un tantinello diversa sotto vari punti di vista. E qui si inserisce la  la volontà di alimentare un sistema autoreferenziale e fondamentalmente scollegato dalla realtà di oggi. Di conseguenza non diffondere i dati di vendita ufficiali in maniera costante è un ottimo modo per mantenere viva l'illusione (o perlomeno il dubbio) che le cose non vadano così male, con tutti i benefici collaterali che se ne possono trarre.

Anche perchè diffonderli inevitabilmente innescherebbe un meccanismo che porterebbe a rompere determinati equilibri, a cercare nuove competenze e a mandare in pensione più di una generazione di professionisti, curatori e quant'altro. E forse porterebbe persino a proporre dei fumetti davvero moderni e al passo coi tempi, che potrebbero rilanciare il settore e farlo tornare popolare sul serio...

Tutte cose che però metterebbero a rischio chi amministra e rappresenta il sistema fumetto al momento attuale, e che guardacaso sarebbe anche in grado di fornire i famosi dati di vendita di cui sopra.

Quindi, forse, niente accade per caso.

Alla prossima.

sabato 11 novembre 2017

Intanto a Parigi...

Ciao a tutti, come va?

Siccome questo è un blog italiano che non mette necessariamente al centro dell'attenzione quello che succede in Italia, oggi volevo ricordarvi che sabato scorso - mentre Lucca Comics & Games 2017 entrava nel vivo - a Parigi si teneva la quarta edizione del Salon BD e Images LGBT Paris, come a suo tempo avevo annunciato.

Salone in senso letterale, visto che si svolgeva presso il salone del quarto Municipio della città, con una trentina di espositori, qualche mostra e l'ingresso gratuito. L'ospite d'onore di questa edizione è stato Gengoroh Tagame, che ha appena visto pubblicare anche in francese la sua serie "Il Marito di mio Fratello", raccolta in un simpatico cofanetto...

E a quanto pare questo manga non ha fatto altro che consolidare il suo pubblico anche in Francia, perlomeno a giudicare dalla fila che si è formata per chiedergli un autografo e magari un disegnino con dedica (foto sotto).

Tra l'altro, piccola nota a margine, in occasione dell'uscita di questo manga "per tutti" e della sua nuova visita dalle parti di Parigi il buon Gengoroh Tagame è stato intervistato da diversi media gay, come l'intramontabile TÊTU (CLICCATE QUI) e PINK TV (CLICCATE QUI) e la sua presenza è stata segnalata anche dai siti che si occupano di manga e fumetti (CLICCATE QUI). E ci tenevo a sottolinearlo perchè quando fece la sua prima mostra in Italia qualche anno fa, a Bologna (CLICCATE QUI), ci fu un discreto disinteresse sia da parte dei media gay che da parte dei media specializzati in manga e fumetti... Ad ogni modo Gengoroh Tagame ha portato una mostra a Parigi anche questa volta, e per la precisione alla Galleria Art Men (64 rue Notre-Dame de Nazareth), dove resterà aperta fino al 15 novembre (si visita su appuntamento e se volete maggiori informazioni potete chiamare il numero +33 6 68 20 19 69). Ovviamente è vietata ai minori :-)




Comunque, visto che siamo in tema, volevo segnalarvi che in Giappone è appena uscito un libro che raccoglie saggi, articoli e riflessioni di Gengoroh Tagame, con una buona dose di elementi autobiografici. A quanto pare si tratta di una lunga analisi della cultura omosessuale giapponese di oggi, e della sua evoluzione dal suo punto di vista. Il titolo, abbastanza impegnativo, si potrebbe tradurre, se ho capito bene, come "Per un futuro della Cultura Gay"... E male non sarebbe se per miracolo qualcuno decidesse di tradurlo anche in italiano...

Comunque, senza divagare troppo, l'evento di Parigi non era dedicato tutto a Gengoroh Tagame. Ad esempio c'era una mostra dedicata alle vignette satiriche dell'antologia "Les homophobes sont-ils des enculés?", che mette alla berlina l'omofobia e chi se ne fa portavoce in maniera più o meno consapevole...






E in ogni caso è stata una buona occasione per mettere insieme le varie realtà che in Francia, e soprattutto a Parigi, lavorano per promuovere e valorizzare il fumetto LGBT e - soprattutto - le autoproduzioni ad esso connesse...






E considerando che il tutto è stato messo in piedi dalla casa editrice che ha portato "Il Marito di mio Fratello" in Francia, da una libreria gay e da un'associazione che pubblica una fanzine, forse sarebbe il caso di chiedersi perchè  dalle nostre parti non si è ancora visto niente di simile...

Alla prossima.

giovedì 9 novembre 2017

DI LUCCA UN PO'...

Ciao a tutti, come va?

La scorsa settimana, come previsto, c'è stata Lucca Comics & Games 2017... Quello che non era previsto, per la verità, era che io riuscissi a metterci piede anche quest'anno. Poi, però, la sorte ha voluto che fossi presente, anche se ho finito per deciderlo il giorno prima... E così sono partito all'avventura, anche perchè ho pensato che le valutazioni di questo blog al riguardo avrebbero avuto senso se avessi potuto vedere in prima persona quello di cui avrei parlato... Inoltre, se seguite questo blog, saprete che partivo già con l'idea di trovarmi di fronte a qualcosa di ben lontano dagli standard LGBT delle grandi manifestazioni fumettistiche straniere, e quindi ero curioso di verificare se quest'anno avrei finito per essere clamorosamente smentito oppure no...
Dopotutto può sempre capitare, giusto?

In realtà, se proprio devo essere onesto, la sensazione è che quest'anno - ancor più che negli anni scorsi - mancasse del tutto la volontà di valorizzare i contenuti LGBT presenti, o comunque le tematiche LGBT nell'immaginario POP in senso più generale. Forse mi sbaglio, ma credo che se l'intenzione fosse stata davvero quella di fare in modo che certi contenuti passassero inosservati (e badate che NON sto dicendo che l'intenzione fosse quella) le cose sarebbero andate esattamente come sono andate questa volta.

Ora mi spiego meglio facendo qualche esempio pratico: nel padiglione Panini c'erano l'edizione italiana de "Il Marito di mio Fratello" di Gengoroh Tagame e il romanzo grafico dai connotati multisessuali di Jacopo Camagni e Marco B. Bucci, Nomen Omen...


Oltre la metà dello stand  della Flashbook strabordava di manga Boys Love...


Samuel Spano è stato praticamente assediato per tutti i giorni della fiera dai/dalle fans di NINE STONES presso lo stand della Cosmo Editoriale...

Dalle parti della Renbooks è andata esaurita la prima tiratura del secondo volume di "Io e l'Orso"...

Nella self area era reperibile l'antologia erotica Melagrana, della cui raccolta fondi ho parlato QUI, e volendo era possibile farla autografare dagli autori presenti in fiera (come Giopota che aveva partecipato con una deliziosa storia a tematica gay).

Intanto nell'area Games Immanuel Casto esauriva la prima tiratura del suo gioco di carte LGBT friendly Witch & Bitch...

E, sempre nell'area Games, è stato presentato ufficialmente il demo di un nuovo videogame indipendente italiano che è stato elaborato dalle parti di Bologna (tornerò a parlarne) e tutto dedicato al gay pride... Si intitola Pride Run e credo che abbia portato per la prima volta i colori della bandiera rainbow all'interno di Lucca Comics & Games...

Il videogioco è stato realizzato/promosso in collaborazione con La Gilda, il gruppo di gioco LGBT di Bologna, che quest'anno aveva una rappresentanza in fiera con delle magliettine abbastanza riconoscibili... E credo che anche in questo caso sia stata la prima volta che un gruppo LGBT abbia avuto una rappresentanza di questo tipo a Lucca Comics & Games...

Ecco... Il punto è che, anche se a Lucca Comics & Games 2017 sono successe cose come queste (e altre che non ho elencato, come la mostra dedicata alla fumettista Raina Telgemeier, che a breve vedrà pubblicato anche in italia il suo romanzo grafico "Drama", in cui parla di gay preadolescenti e coming out), alla fine si sono perse nel marasma generale...

Se una persona non avesse saputo cosa cercare, e dove, avrebbe davvero rischiato di imbattersi in tutte le cose che ho elencato in maniera casuale, o addirittura di lasciarsele sfuggire del tutto. E ovviamente l'organizzazione della manifestazione, di suo, si è ben guardata dal valutare l'ipotesi di mettere al centro di qualche spazio/evento/incontro il fatto che le tematiche LGBT hanno un ruolo sempre più importante nell'immaginario pop... E sono sempre più sdoganate da pubblico, critica e case editrici.

Tant'è che, mentre a Lucca Comics & Games si viveva in questo clima da "ho tanti amici gay, ma finchè posso faccio finta di non conoscerli", persino Dylan Dog ha finito per suscitare le ire dei sedicenti gruppi "anti gender" e "pro family", a causa di due paginette in cui si scontra con una loro rappresentanza abbastanza aggressiva nel suo ultimo numero, in edicola da fine ottobre... Definendoli oltretutto "idioti bigotti" (e probabilmente dovrò tornare sull'argomento)...

Mentre in uno degli speciali "sperimentali" dedicati al suo assitente Groucho, e presentati in anteprima proprio a Lucca, si è vista pure una trasformazione in stile Sailor Moon, ad opera (di nuovo) di Jacopo Camagni e Marco B. Bucci...

Ora: so bene che Lucca Comics & Games non è una manifestazione LGBT, e che tecnicamente più che una convention per appassionati è un'attrattiva turistica con risvolti fieristici "per tutti". Però il fatto che la dimensione LGBT continui a restare così "discreta" e ufficiosa inizia ad essere leggermente fuori luogo. Soprattutto se si confronta la situazione di Lucca con quella di San Diego, New York e via discorrendo... E soprattutto considerando che in fiera cominciano ad esserci sempre più visitatori, editori ed autori non solo gay dichiarati, ma anche legalmente sposati.

Anche in questo caso non vorrei essere frainteso: so che Lucca Comics & Games non è un gay pride e che le coppie gay non vengono a Lucca per manifestare il loro stato civile, però tutta questa cappa di invisibilità e la mancanza di occasioni e di strumenti per fare emergere il fatto che i tempi stanno cambiando e che Lucca Comics & Games sta già iniziando a riflettere questo stato di cose... Ecco... Diciamo che inizia ad essere un po' irritante (e forse anche preoccupante).

Anche perchè, a prescindere dal fatto che l'organizzazione voglia puntare sull'aspetto della convention fumettistica (che comunque Lucca, per come è pensata ora, NON può essere) o che voglia puntare sull'avento prettamente turistico, non ha molto senso che continui ad ignorare l'esistenza della componente LGBT della manifestazione (che oltretutto in una manifestazione del genere è ben maggiore rispetto ad altri contesti).

Tantopiù che in Italia non ci sono, per il momento, delle associazioni gay con competenze specifiche in fatto di immaginario pop che potrebbero, eventualmente, compensare le lacune della manifestazione con iniziative di vario tipo (e magari coordinando le proposte LGBT dei vari editori/autori presenti).

Morale della favola: gli anni passano, ma a quanto pare la situazione resta sempre uguale. Nel senso che il pubblico LGBT di Lucca Comics & Games "ufficialmente" non esiste e non viene considerato (nemmeno adesso che ha qualche riconoscimento legale anche nel nostro paese), se si escludono i punti di riferimento che - eventualmente - si creano spontaneamente attorno agli editori che hanno proposte di un certo tipo...

Che è sempre meglio di niente, ma che effettivamente non è quello che ci si aspetterebbe da un evento che si vanta di staccare oltre 240.000 biglietti per edizione e di avere un occhio di riguardo per le nuove tendenze. Certo si può anche partire dal presupposto che fra l'impostazione di una Lucca Comics & Games e quella di una San Diego Comic-Con ci siano delle differenze abissali, ma che una manifestazione del genere semplicemente scelga di ignorare tutta la questione lascia sempre più perplessi, anno dopo anno. Soprattutto considerando quello che succede nelle manifestazioni fumettistiche che si tengono in altre parti del mondo.

E questo è quanto.

In ogni caso penso che sia evidente per chiunque, analizzando la situazione anno dopo anno, come il principale obbiettivo di Lucca Comics & Games stia diventando quello di trasformare il centro storico in una specie di piccola Disneyland (con vetrina commerciale annessa) per gli appassionati di immaginario POP, senza reali pretese culturali e senza la volontà di offrire spazi di confronto e crescita per nessuno. Men che meno valorizzando la minoranza LGBT. Il problema è che se questa è la manifestazione fumettistica di maggior successo in Italia è abbastanza ovvio che continuerà ad essere presa come riferimento dalle altre... Con tutto quel che ne consegue, anche a livello di contenuti LGBT (anche se in realtà questa è solo la punta dell'iceberg, visto che le omissioni e la superficialità nell'approccio, in questa manifestazione, non riguardano solo il mondo LGBT).

E non mi pare che questo sia un dato troppo positivo.

Alla prossima.

sabato 28 ottobre 2017

COSE DA RAGAZZINI

Ciao a tutti, come va?

Spesso su questo blog ho messo in evidenza il fatto che dalle nostre parti c'è una certa paura ad associare le tematiche omosessuali all'adolescenza o - peggio ancora - alla preadolescenza, in particolare quando si parla di entertainment che si rivolge direttamente queste fasce d'età.

E questo accade per paura di suscitare polemiche, di giocarsi gli appoggi dei poteri forti o di incappare in qualche provvedimento sollecitato dai poteri forti di cui sopra... Che effettivamente avrebbero anche il potere di boicottare la distribuzione o la produzione di film o serie TV, o magari di compromettere la carriera di chi ci ha lavorato...

Però uno dei vantaggi che derivano dall'essere parte - per ora - della cultura occidentale è che, bene o male, bisogna lasciare gradualmente il passo a un certo tipo di progesso nella società e nei costumi... Che si manifesta anche attraverso le produzioni per ragazzi prodotte e distribuite da marchi internazionali a cui non si può dire no.

A qusto punto qualcuno di voi avrà già intuito che mi sto riferendo alla serie Andi Mack, prodotta da Disney Channel...

La novità di questa serie a base di ragazzini nella prima adolescenza, è che tratta temi più adulti e in linea con la sensibilità dei millenials. Nella prima serie - da poco arrivata in Italia - la trama principale verte sulla protagonista che scopre che la sua famiglia in realtà non era quella che aveva sempre creduto. Infatti quella che credeva sua sorella è in realtà sua madre, mentre la sua presunta madre è in realtà sua nonna. Nella seconda stagione, partita proprio in questi giorni negli USA, uno dei temi portanti sarà invece la presa di coscienza di uno dei migliori amici di Andi, e cioè Cyrus (interpretato dal sedicenne Joshua Rush, che vedete qui sotto), che gradualmente dovrà fare i conti col fatto che gli piacciono i ragazzini e non le ragazzine.

E il fatto che per la prima volta sia presente un gay in boccio anche in una serie di Disney Channel ha trovato ampia eco anche nei media italiani... Anche perchè molto difficilmente nel nostro paese potranno essere posti dei veti al riguardo. E questo è un bene, anche perchè in Italia abbiamo una lunga storia di censure che riguardano i giovani e l'omosessualità, e forse sarebbe anche ora che le cose inziassero a cambiare un po'. D'altra parte, come dicevo all'inizio, non si può fermare un'evoluzione dei costumi che si sta manifestando a livello globale, e che coinvolge a vari livelli anche le produzioni per i più piccoli. Ad esempio: a cavallo di Halloween viene distribuito anche in Italia il lungometraggio Vampiretto, ovvero la versione in CG della storia raccontata nell'omonima serie di libri per l'infanzia...

In realtà il motivo per cui questo film è finito su questo blog è abbastanza curioso. Angela Sommer-Bodenburg, nel 1976, era giusto un'insegnante tedesca che voleva scrivere delle storie che piacessero ai suoi alunni e iniziò quasi per gioco a raccontare dell'amicizia  fra il giovane vampiro Rüdiger e di un "coetaeo" umano di nome Anton (che poi, per il mercato internazionale, divennero Rudolph e Tom). Provò a pubblicare la sua storia nel 1979 e il successo in tutto il mondo fu tale da spingerla a lasciare l'insegnamento per diventare una scrittrice a tempo pieno (l'ultima storia di Vampiretto è stata pubblicata giusto nel 2015, ma sicuramente ne arriveranno altre).

Ovviamente questa serie non è stata concepita per essere una saga gay friendly, soprattutto considerando l'epoca, tant'è che nei racconti pubblicati i protagonisti si sono presi delle cottarelle assolutamente etero... Tuttavia negli ultimi quarant'anni l'immaginario legato ai vampiri si è evoluto, e non poco, e col tempo è stato il pubblico cresciuto con i romanzi di Vampiretto a dare delle connotazioni  dichiaratamente gay, e spesso tutt'altro che caste, alla saga... Soprattutto nel caso di tutte quelle fiction scritte dai fans che hanno immaginano i protagonisti cresciuti (anche se tecnicamente i vampiri non invecchiano, ma questo è un dettaglio secondario). Ad ogni modo la serie venne adattata prima in una serie per la TV nel 1986, abbastanza fedele ai libri...

E poi in un film del 2000, che ritoccò abbondantemente la storia originale nel tentativo di realizzare qualcosa di più commerciale, ma che si rivelò un flop clamoroso... Forse anche perchè qualcuno iniziò già a vederci dei sottotesti e delle allusioni di un certo tipo...

In ogni caso può essere curioso notare che i due giovani protagonisti hanno dimostrato una certa vicinanza al mondo gay:  Rollo Weeks (che faceva Vampiretto) ha interpretato diversi ruoli gay ed è anche un attivista per i dirtti LGBT (in particolare contro il bullismo), mentre Jonathan Lipnicki (che faceva Tom e che forse ricorderete meglio per i film di Stuart Little)... Beh... Diciamo che Jonathan Lipnicki sta venendo su bene...


E che se la cava discretamente anche nella lotta sportiva... Quindi posso anche capire se qualcuno si è sentito ispirato da lui nelle fan fiction gay dedicate a Tom e a Rudolph da grandi...




Tutto ciò premesso, quindi, sembra proprio che i produttori del film di animazioe distribuito in questi giorni abbiano voluto tenere un approccio abbastanza aperto alle interpretazioni del pubblico (e in particolare a quelle che vedevano dei sottointesi nell'amicizia fra Rudolph e Tom(, soprattutto considerando che negli ultimi anni ci sono state numerose saghe cinematografiche e televisive che hanno canonizzato una certa simbologia negli atteggiamenti e nei comportamenti dei vampiri innamorati... Ed effettivamente anche nel trailer italiano di Vampiretto certi sottotesti sono abbastanza evidenti (nonostante il tentativo di mettere in evidenza il debole di Tom per la sorellina di Rudolph, che comunque rimane completamente in secondo piano rispetto alla "storia" fra i due protagonisti maschili)...
E basta leggere i commenti al trailer su youtube per capire che il messaggio è stato colto anche da buona parte del pubblico italiano... Che evidentemente è composto da un'utenza molto giovane e che dà un'idea più precisa di come stanno davvero le cose, anche se tanta gente si ostina ancora a negare l'evidenza (cliccate sull'immagine per ingrandirla)....
Morale della favola: mi sembra abbastanza evidente che poco alla volta le tematiche omosessuali inizino ad essere considerate con più attenzione anche da chi si rivolge ad un pubblico di giovanissimi, anche alla luce del fatto che questi argomenti sono entrati a far parte del mondo - e della cultura - dei giovanissimi non più come una stravaganza, ma come una variabile del comportamento umano... E a questo punto pensarle ancora un tabù assoluto sarebbe insensato, oltre che controproducente dal punto di vista commerciale.

A questo punto sarà molto interessante verificare cosa succederà nel prossimo futuro, in particolare per vedere se e quando se ne accorgerà anche chi produce entertainment per giovanissimi in Italia.

Alla prossima.