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martedì 30 maggio 2017

EDICOLANDO...

Ciao a tutti, come va?

Forse avrete notato che tengo in massima considerazione i vostri commenti, soprattutto quando mi offrono dei nuovi spunti da approfondire nei miei post, e così oggi ho pensato di cogliere la palla al balzo e di rispondere ad una considerazione espressa da un anonimo lettore su un mio post della scorsa settimana (CLICCATE QUI)... Questo anonimo lettore mi dice:

"Ciao Valeriano, innanzitutto bentornato!
Il tuo post di oggi mi ha fatto particolarmente piacere perché parli di una serie, The Woods, che seguo dall'inizio e che trovo particolarmente ben riuscita proprio per i suoi personaggi gay, ben disegnati e senza forzature.
Riguardo ad Archie e Jughead la sorpresa è stata che vengono pubblicati anche in Italia. Scusa l'ignoranza ma da tempo ho smesso di vedere che cosa viene elemosinato dagli editori nostrani.
La tua riflessione sulle edicole invece, mi lascia perplesso: condivido quello che dici sulle politiche editoriali avulse dalla realtà, ma non stai commettendo anche tu lo stesso errore quando metti l'edicola al centro di una riflessione del rapporto tra giovani e fumetto? Capirei se dicessi che gli editori italiani dovrebbero proporre più fumetti in digitale (The Woods in kindle costa un quarto che in paperback) o cercare canali per avvicinarsi ai desideri specifici di chi oggi si procura quel che gli interessa attraverso il crowfunding. Ma pensare che un quindicenne di oggi abbia voglia di fare come facevamo noi una volta - segnarsi un'uscita interessante, andarla a cercare il giorno dell'uscita (perché prenotarla sarebbe stato un costo inutile se non fosse piaciuta), andare in edicola in edicola se si trattava di qualcosa di non proprio mainstream...- io non penso sia realistico."


Ovviamente la parte a cui vorrei rispondere è quella in cui, fra le righe, scrive che le edicole ormai sono un circuito privo di appeal per i i giovani lettori.

Caro Anonimo: davvero non sai quanti spunti interessanti mi hai offerto esternando la tua perplessità...

Partiamo da un paio di constatazioni: la prima è che effettivamente i quindicenni di oggi NON sono più abituati a cercare in edicola dei fumetti da leggere per passare il tempo, la seconda è che - nella stragrande maggioranza dei casi -  non considerano più i fumetti un passatempo in grado di competere con gli altri che hanno a disposizione oggi... Anche per via di quello che hanno visto in edicola negli ultimi quindici anni.

Quindi su questo siamo d'accordo.

Il punto è: tutto questo implica che i fumetti cartacei sono obsoleti, che la narrativa a fumetti non regge il confronto con altre forme di intrattenimento e che le edicole sono diventate un residuo del passato? Oppure i motivi alla base di questa situazione sono altri? E, se i motivi fossero altri, la situazione potrebbe avere ancora un margine di miglioramento?

Personalmente sono abbastanza convinto che la piega che hanno preso gli eventi abbia seguito una successione logica abbastanza chiara, e che le radici della situazione attuale probabilmente si perdano nella metà degli anni Settanta.

Fino a quel momento i fumetti, in Italia, si vendevano davvero bene. Poi arrivarono le emittenti private e la conseguente invasione delle serie animate giapponesi, che mutarono radicalmente le aspettative e le esigenze narrative delle nuove generazioni. Le case editrici italiane di fumetti si trovarono impreparate, non riuscirono a stare al passo e nel giro di una decina d'anni le vendite medie si dimezzarono e molti editori dovettero chiudere bottega. Ne ho parlato nel dettaglio QUI.

Fu necessario molto tempo per dare modo al settore di riprendersi: sperimentando nuove strade col fumetto italiano, riproponendo i supereroi americani in chiave più matura e professionale e "scoprendo" il vero potenziale dei manga. Tant'è che nei primi anni Novanta l'editoria a fumetti italiana iniziò a tirare di nuovo un sospiro di sollievo e su molte riviste specializzate dell'epoca si iniziò a parlare di fine della crisi.

Tuttavia qualcosa, dietro le quinte, stava cambiando radicalmente.

Grossomodo fino alla metà degli anni Novanta c'era stata una distinzione abbastanza netta fra l'editore (che poteva essere più o meno appassionato di fumetti, ma che era fondamentalmente un imprenditore) e il consulente editoriale (che era prima di tutto un lettore appassionato, informatissimo e preparatissimo, ma quasi sempre con una scarsa capacità di valutare la situazione nel suo insieme e di mantenere il contatto con la realtà, anche perchè spesso era molto giovane)... E di solito le cose andavano bene quando queste due figure si compensavano a vicenda, in particolare quando si trattava di fumetti stranieri da pubblicare in italiano.

In realtà, all'inizio, la figura del consulente editoriale si sovrapponeva a quella dell'editore, del curatore con molta esperienza o del collaboratore di lunga data (e nelle case editrici che producono fumetti italiani il modello è rimasto a lungo questo), poi - intorno alla metà degli anni Ottanta - le competenze richieste ad un consulente editoriale iniziarono ad essere più specifiche, e si iniziò a ricercare questa figura soprattutto fra gli appassionati che si erano fatti notare nel mondo delle fanzine: ragazzi che conoscevano perfettamente i fumetti di cui si occupavano, seguendoli anche in lingua originale. Questa nuova strategia dette quasi subito dei buoni frutti (anche perche questi consulenti editoriali spesso si sovrapponevano al pubblico a cui miravano gli editori, sia per sensibilità che per fascia d'età), riuscendo a fare cose importanti come rilanciare i fumetti MARVEL in Italia o spianare la strada i manga. Così, nel giro di poco tempo, divenne sempre più evidente che se un editore si ostinava ad essere consulente editoriale di se stesso - senza, cioè, affidarsi a chi era più competente di lui in questo senso - succedevano dei guai, e i flop non tardavano a manifestarsi... Anche in maniera abbastanza catastrofica.

Comunque, come dicevo, grossomodo nella metà degli anni Novanta accadde qualcosa di nuovo: per tutta una serie di contingenze (che sarebbe troppo lungo spiegare ora) quelli che fino a pochi anni prima erano stati semplici consulenti editoriali iniziarono a diventare direttori editoriali di progetti anche molto importanti, mentre altri appassionati all'ultimo stadio iniziarono a diventare piccoli editori appoggiandosi al circuito delle fumetterie. Se gli editori che occasionalmente si improvvisavano consulenti editoriali facevano dei danni, quello che iniziò ad accadere quando i consulenti editoriali (e più in generale gli appassionati) assunserò ruoli gestionali in pianta stabile (coinvolgendo un numero crescente di persone che avevano conosciuto nel giro delle fanzine e delle autoproduzioni) fu una vera e propria rivoluzione, che cambiò lentamente e radicalmente la situazione del fumetto in Italia... E non esattamente in meglio.

Nel giro di un decennio le pubblicazioni a fumetti italiane diventarono sempre più spesso dei prodotti pensati da appassionati per appassionati: dalla confezione, alla cura editoriale, ai redazionali, alla scelta dei titoli e via discorrendo... Per non parlare di una distribuzione sempre più concentrata nelle fumetterie e sempre più propensa a costose edizioni da libreria...

E il tutto accadeva dimenticando troppo spesso un dato essenziale, e cioè che i lettori di fumetti, prima di diventare collezionisti, hanno semplicemente il bisogno (e il diritto) di diventare lettori... E che oltre ai lettori adulti e/o tardo adolescenti bisognava cercare di venire incontro alle esigente dei lettori più giovani: quelli da coltivare in vista dei successivi ricambi generazionali. 

Così alla fine, quasi senza accorgersene, si è iniziato a guardare al sistema distributivo americano (o magari francese, se si era appassionati di fumetto europeo) come ad un modello vincente da imitare, nonchè alla strada più semplice per avere la minima spesa e la massima resa. Non che ci fosse niente di male, ma questo la dice lunga sulla lungimiranza di chi, fondamentalmente, metteva al centro di tutto la propria visione di "appassionato", senza badare troppo alle particolarità della situazione italiana o al fatto che, ad esempio, le edicole italiane continuavano (e continuano) ad attirare tantissimi potenziali lettori under 16, a prescindere dai fumetti... Perchè USA e Italia non sono la stessa cosa.

Breve digressione: negli USA, una volta, i fumetti si vendevano principalmente negli empori alimentari (molto meno nelle edicole), che avevano uno o più espositori dedicati, magari vicino a quelli per le caramelle, le merendine, le figurine e per tutti quegli articoli che si rivolgevano ai giovanissimi e agli adolescenti (qualcosa di molto simile a quello che sono le edicole italiane oggi, insomma). Favorendo, e non poco, la diffusione e la conoscenza di queste produzioni presso il giovane pubblico potenziale.

Adesso, però, quegli espositori si trovano perlopiù nelle case dei collezionisti...

E questo perchè dagli anni Settanta, coi fumetti underground distribuiti nei negozi alternativi, e dagli anni Ottanta, coi fumetti prodotti per il solo cicuito delle fumetterie (che una volta si occupavano solo di usato e arretrati), si iniziarono a percorrere altre strade... Un po' perchè il nuovo sistema distributivo nelle fumetterie non comportava spese per il recupero dell'invenduto, e un po' perchè le tirature potevano andare di pari passo con le prenotazioni eliminando gli sprechi, i comic shop divennero il circuito principale di distribuzione (perlomeno fino all'arrivo di internet)... Anche perchè, obbiettivamente, gli empori alimentari NON erano un circuito distributivo specifico per la stampa ed erano fondamentalmente inadeguati a fornire il supporto necessario agli appassionati che cercavano titoli specifici, che volevano farsi tenere da parte qualcosa e magari volevano farsi arrivare qualche arretrato recente: tutte cose che le edicole italiane potevano e possono ancora fare (quando sono gestite in maniera competente). Quindi paragonare il ruolo che le fumetterie hanno avuto negli USA a quello che potevano avere in Italia - e allineare le scelte distributive di conseguenza - non è stato propriamente assennato, tantopiù che adesso anche negli USA si sta aprendo una discussione sul ruolo delle fumetterie. Nel senso che, se per molto tempo sono sembrate una buona soluzione per implementare i guadagni risparmiando, nel lungo periodo - al netto delle speculazioni e dei collezionisti - hanno iniziato a rivelare tutti i loro limiti per quel che riguardava la conquista del nuovo pubblico occasionale, e in particolare per il lancio e la diffusione di nuove serie che si rivolgono ad un pubblico diverso da quello che frequenta abitualmente le fumetterie. Tant'è che la MARVEL, proprio di recente, ha deciso di chiudere una trentina di serie dopo pochi numeri, perchè non arrivavano a vendere 20.000 copie al mese (e probabilmente di questo tornerò a parlare), anche se - almeno in alcuni casi - erano davvero interessanti e col tempo avrebbero potuto coinvolgere un pubblico davvero nuovo (cosa che probabilmente sarebbero riuscite a fare subito se fossero ancora state vendute negli empori alimentari, ma tant'è)...

Tra l'altro se gli editori americani si sono concentrati nelle fumetterie è anche perchè, quando erano meno congestionate, avevano dimostrato di poter creare e sostenere dei casi editoriali nati dal niente: nel 1984 il primo numero autoprodotto di TEENAGE MUTANT NINJA TURTLES vendette 3000 copie, e il terzo arrivò già a venderne 125.000! Però all'epoca il grosso della distribuzione dei grandi editori si concentrava altrove, e quindi era possibile che le fumetterie facessero da volano per le nuove idee. Nelle fumetterie italiane, che hanno iniziato a diffondersi sul serio quando avevano già iniziato a saturarsi, casi del genere non se ne sono mai verificati... Oltretutto il mercato delle fumetterie in Italia ha incentivato un circuito distributivo alimentato da piccoli editori che pubblicano fumetti per passione e che per andare in pareggio possono permettersi di vendere poche migliaia di copie di ciascun titolo, col risultato di ingolfare ulteriormente gli scaffali senza doversi preoccupare troppo di avere dei riscontri di pubblico davvero ampi... Con tutte le conseguenze del caso sulla salute e la diffusione del fumetto in senso lato.

Comunque il succo del discorso è che dalla metà degli anni Novanta a oggi chi ha gestito l'editoria a fumetti italiana ha, più o meno consapevolmente, contribuito a modellare una realtà editoriale e distributiva a prova di collezionista e appassionato, ma molto poco accativante per i lettori occasionali... E soprattutto non proprio ideale per il mercato delle edicole, che pian piano è passato in secondo piano per molti editori, facendo in modo che le ultime generazioni iniziassero a snobbare gli scaffali dei fumetti dell'edicola sotto casa... Senza contare che, a dire il vero, chi ancora produce fumetti principalmente per le edicole ha un occhio di riguardo soprattutto per i suoi lettori storici, che non sono più giovani da un po'... E anche questo non ha aiutato.

Sicuramente la recente ascesa del web, delle letture digitali, degli smartphone e delle serie TV in streaming non ha certo aiutato, così come non ha aiutato il fatto che le serie animate giapponesi siano praticamente scomparse dai palinsesti televisivi (e anche di questo dovrò sicuramente parlare ancora), con buona pace di chi pubblica manga sperando di bissare il successo di Dragon Ball, Naruto e One Piece... Però è evidente che se le cose hanno preso una certa piega non è stato solo per una questione di nuove abitudini e nuove tendenze giovanili.

Certo, qualcuno può obbiettare a questa mia analisi dicendo che i fumetti, e in particolare i fumetti su carta, sono una forma di intrattenimento obsoleta... Soprattutto se vengono distribuiti in un circuito generalista come quello delle edicole...

Eppure, in Giappone, i manga  - prima di essere venduti in volumetti nei manga shop - vengono ancora proposti in riviste antologiche distribuite nelle edicole e nei convenience store (negozi in stile autogrill, per certi versi molto simili agli empori in cui i fumetti americani erano venduti una volta)...

E guardacaso gli editori del famoso settimanale SHONEN JUMP possono permettersi di essere preoccupati perchè nei primi mesi del 2017 la rivista ha distribuito "solo" 1.915.000 di copie a settimana, anzichè 2.005.833 di copie come alla fine del 2016! E parliamo di una nazione in cui le distrazioni per i giovani, e in particolare quelle tecnologiche, di certo non mancano.

Però parliamo anche di una nazione che - dal punto di vista dell'editoria a fumetti - ha sempre messo al centro di tutto le esigenze del pubblico, piuttosto che le aspirazioni  personali di editori e consulenti editoriali vari... E infatti, anche se sono lontani i fasti della metà degli anni Novanta (quando, grazie a serie come Dragon Ball e Slam Dunk, SHONEN JUMP riusciva a superare anche i sei milioni di copie alla settimana), direi che questa strategia distributiva continua ad avere un suo senso.

Tra l'altro, curiosando in rete, si può trovare un bel grafico (parziale) relativo all'andamento delle vendite di SHONEN JUMP (la fonte è QUI).

Secondo me è abbastanza interessante notare che all'inizio degli anni Settanta questo settimanale vendeva, più o meno, quanto la somma di due settimanali a fumetti antologici italiani di quel periodo: IL MONELLO e L'INTREPIDO (che ancora nel 1976, assieme, superavano il milione di copie vendute ogni settimana)... Due settimanali che comunque avevano una fogliazione inferiore, serie meno lunghe e altre caratteristiche che le penalizzavano rispetto al loro collega giapponese. Poi, dagli anni Settanta, SHONEN JUMP ha incassato un successo dopo un altro, proponendo delle serie che - guardacaso - sono diventate dei cult anche da noi...

Mentre L'INTREPIDO e IL MONELLO non sono riuscite a stare il passo coi gusti del pubblico italiano, e hanno dovuto chiudere i battenti più o meno mentre SHONEN JUMP raggiungeva il picco di popolarità coi lettori giapponesi. Cosa sarebbe successo se, ad esempio, le riviste italiane di cui sopra avessero iniziato a pubblicare i fumetti di SHONEN JUMP in contemporanea con l'arrivo delle rispettive serie animate in Italia? E se avessero cercato di cogliere davvero lo spirito di quelle produzioni, viste da noi in versione animata, rilanciandolo con prodotti Made in Italy? Ovviamente non lo sapremo mai, e allo stesso modo non sapremo mai cosa sarebbe potuto succedere se gli editori di fumetti italiani si fossero comportati in maniera diversa in alcuni momenti cruciali degli ultimi trent'anni... Tuttavia la sensazione è che se in Italia i giovani hanno iniziato a trascurare le edicole, e soprattutto i fumetti in edicola, forse è anche perchè negli ultimi anni molte scelte sono state compiute senza prenderli davvero in considerazione...

Così come adesso non si prendono adeguatamente in considerazione gli ancora NUMEROSISSIMI bambini che vanno nelle edicole per cercare figurine, gadget e altro, e ai quali non si propone niente per facilitare il loro eventuale passaggio da fruitori passivi delle edicole a lettori che possono scegliere consapevolmente un fumetto da leggere... A partire dai bambini che cercano delle alternative a Topolino (alternative che purtroppo, ora come ora, in Italia non esistono)...

A costo di risultare ripetitivo non posso fare a meno di pensare che, anche ammesso che sia possibile recuperare giovani lettori, non abbia senso sperare di risanare la situazione se non si tentano nuove strade, più vicine allo spirito e alle esigenze delle nuove generazioni di oggi... Invece di proiettare la propria visione di appassionato e/o le proprie aspettative di ex ragazzino degli anni Settanta, Ottanta e Novanta...

A questo proposito vorrei ricordare che Scottecs Megazine, il trimestrale coi fumetti di Sio pubblicato da Shockdom, fra edicole e negozi online vende ancora decine e decine di migliaia di copie per numero, e infatti si tratta di un prodotto moderno, realizzato in sinergia col web e che tiene in considerazione i gusti e la sensibilità delle nuove generazioni (che da oltre un decennio sono state bombardate da serie animate incentrate su un umorismo acido, grottesco, un po' greve e tendente all'assurdo)... Tant'è che, giusto per fare un esempio, la pagina facebook della rivista è seguita da 670.000 persone, mentre quella di Dylan Dog solo da 68.000...

Le edicole, quindi, possono tornare al centro dell'attenzione e competere/interagire con le nuove piattaforme digitali? Potenzialmente sono abbastanza convinto che sia possibile, visto che restano ancora il circuito distributivo più capillare per la carta stampata in Italia, ma non se si mantiene l'approccio attuale.

E qui mi riallaccio al post della settimana scorsa: se esistono già delle serie accattivanti, che trattano con disinvoltura temi che stanno entrando nella quotidianità delle nuove generazioni (come ad esempio la questione LGBT e tutto quello che le ruota attorno), che senso ha confinarle in una costosa edizione da fumetteria/libreria (o addirittura non prenderle nemmeno in considerazione per una pubblicazione italiana)? Se venissero proposte nel modo e nei tempi giusti (anche semplicemente in un'edizione super economica e con dei redazionali adeguati al pubblico di riferimento), con tutto il passaparola garantito dai social siamo davvero sicuri che non sarebbero in grado di rilanciare - almeno parzialmente - il circuito delle edicole e il fumetto in generale? Certo servirebbero degli investimenti importanti (gestiti da persone competenti) per recuperare il tempo perduto, ma siamo davvero sicuri che non ne varrebbe la pena?

Sono tutte domande su cui, secondo me, bisognerebbe riflettere sul serio... Prima che sia davvero troppo tardi.

Alla prossima.

sabato 27 maggio 2017

ANIMAZIONI DIVERSE

Ciao a tutti, come va?

Dal 18 al 26 maggio si è tenuto Le Marché du Film di Cannes (cliccate QUI), ovvero il salone in cui vengono presentate in anteprima le produzioni cinematografiche al mercato internazionale, in vista di possibili distribuzioni in tutto il mondo. Ne parlo qui perchè, caso raro, dall'Italia è arrivata anche l'anteprima di un film in animazione digitale, e per la precisione di un film ispirato a Leonardo da Vinci, prodotto dallo Studio Alcuni e dalla polacca WARSAW MOVIE HOME. 

Premessa: in realtà non si tratta di un'idea proprio originale. Infatti il Gruppo Alcuni, nel 2007, aveva già realizzato (assieme a Rai Fiction e a DQ Entertainment) una serie animata di 26 episodi dedicata alla prima giovinezza di Leonardo, e alle sue improbabili avventure in compagnia dei suoi due amici Lorenzo e Gioconda... Assieme al gatto Pardo (capito il gioco di parole?) e al robot Tiglio...

Poi, in occasione dell'EXPO di Milano di due anni fa, il personaggio ha avuto una nuova serie in CG di 13 episodi, Leonardo Expo, in cui cercava di mandare dei messaggi più mirati per spiegare ai giovanissimi i temi affrontati dall'evento... Con un look aggiornato e più accattivante...

Forse è in occasione dell'EXPO che si è concretizzata la collaborazione con la Polonia? Probabile. In ogni caso il film presentato a Cannes verrà distribuito nel 2018 e rappresenta l'evoluzione di questa seconda versione, nonchè un vero e proprio remake di tutto il progetto, con l'evidente proposito di dargli un appeal più internazionale, competitivo e in grado di coinvolgere un pubblico più ampio. Magari in vista di una nuova serie TV.

E qui arriviamo al tasto dolente.

Nel film Leonardo ha qualche anno in più rispetto alle versioni animate in precedenza, e fondamentalmente il film verte sulla sua nascente passione per la bella Mona Lisa (che probabilmente in italiano verrà ancora presentata come Gioconda, o più semplicemente come Lisa, visto il significato della parola "mona" in diversi dialetti locali)... Tra l'altro la suddetta Mona Lisa viene presentata in maniera particolarmente sexy e seducente... Come potete vedere dal trailer che vi posto qui di seguito...
Tecnicamente il film si colloca nella media dei prodotti di questo tipo, anche se per ovvi motivi di budget utilizza una CG che non può competere con quella dei grandi studios americani, tuttavia è la prima volta che - in questo progetto decennale legato a Leonardo - si punta l'accento in maniera così evidente sui suoi primi pruriti... Eterosessuali.

Ovviamente si tratta di una produzione che si ispira molto relativamente alla figura di Leonardo da Vinci, e che sicuramente non mette al centro la fedeltà ai dati storici... Però resta il fatto che si è scelto di costruire un personaggio accattivante, geniale e iconico ispirandosi a Leonardo da Vinci, presentandolo - per ovvi motivi di marketing - come un qualsiasi adolescente eterosessuale alle prese con le prime tempeste ormonali... Quando in realtà proprio eterosessuale non era, tant'è che a 24 anni si beccò anche una denuncia per sodomia (e venne assolto non perchè il fatto non sussisteva, ma perchè chi lo denunciò non volle andare fino in fondo, e probabilmente non sapremo mai il perché), mentre sono abbastanza leggendari i problemi che gli procuravano i garzoni che si teneva a bottega e che era solito viziare nonostante il loro pessimo carattere... E alcuni bozzetti di Leonardo (poco noti e poco diffusi), possono aiutarci a capire il perchè solitamente non li cacciava via a pedate...

Vero è che, più o meno dalla fine degli anni Novanta si è cercato di "riabilitare" il buon nome di Leonardo (anche per non compromettere tutta una serie di iniziative turistiche e commerciali che in qualche modo volevano sfruttarlo come testimonial) declassando le voci sulla sua presunta omosessualità a semplici pettegolezzi messi in giro da chi, all'epoca, provava invidia e rancore nei suoi confronti. Resta il fatto che - ancora oggi - gli indizi sulla sua presunta omosessualità superano di gran lunga quelli relativi a una sua presunta eterosessualità. E questo è quanto.

Perciò diciamo pure che ritrovarsi nel 2018 con un film che, per ovvi motivi commerciali, presenterà un giovane Leonardo da Vinci in chiave eterosessuale risulta un po' una forzatura, e se proprio si doveva realizzare un film del genere si sarebbe potuto presentare il personaggio in maniera diversa (magari senza riferimenti espliciti al suo orientamento, etero o omosessuale che fosse). Anche solo per il fatto che, presumo, un minimo di impatto educativo/pedagogico questo film di animazione potrebbe averlo... E alla fine il messaggio che passa - soprattutto al pubblico più giovane - è che Leonardo era cool, coraggioso, geniale e - OVVIAMENTE - eterosessuale... Perchè un personaggio del genere, per definizione, non può e non deve essere qualcos'altro... Soprattutto se compare in un film che si rivolge ad un pubblico di giovanissimi.

Non che da una co-produzione italo polacca per ragazzi ci si potesse aspettare qualcosa di più, ma il sapore dell'occasione mancata, misto ad un senso di lieve avvilimento, resta... Anche perchè questo è solo l'ennesimo esempio che si può inserire nell'ambito di quella produzione mediatica (particolarmente prolifica nel nostro paese) che cerca di "eteronormare" tutta una serie di personaggi storici che, in un modo o nell'altro, possono mettere in crisi i pregiudizi e gli stereotipi omofobi... Soprattutto se hanno dato un grande contributo all'arte e alla civiltà...

Di buono c'è che il mondo va avanti lo stesso, e a breve dovrebbe essere disponibile per tutti un cortometraggio in CG a tema gay che promette davvero bene... E che è stato reso possibile da una raccolta fondi lanciata sul web. Mi riferisco ovviamente a quel In a Heartbeat di cui tanto si è parlato ultimamente... E che di certo metterò al centro di uno dei miei prossimi post...

Alla faccia di chi pensa che di queste cose non si può e non si deve parlare mai, men che meno ai ragazzi...

Alla prossima.

giovedì 25 maggio 2017

CONFERME TEDESCHE

Ciao a tutti, come va?

Siccome in Italia non ne sta parlando davvero nessuno volevo segnalarvi che proprio oggi parte il Comic Festival di Monaco di Baviera, che magari non sarà il festival del fumetto più grande d'Europa, ma che comunque ha un profilo di tutto rispetto, tant'è che quest'anno sono arrivati apposta dall'Italia (e ovviamente in veste di ospiti) Zerocalcare, Mirka Andolfo, Enrico Marini e Matteo Lolli. Comunque se vi parlo di questo festival oggi non è per la presenza degli italiani, ma per il fatto che uno degli ospiti d'onore è il sempreverde Ralf Konig, a cui è stato dedicato (in parte) anche il manifesto ufficiale (prego notare la situazione in cui si trova Spirou)...

E non è un caso. Infatti, anche se in Italia è da un bel po' che non si vedono in circolazione nuove pubblicazioni di Ralf Konig (e prima o poi bisognerebbe cercare di capire il perchè, dato che iniziava a costruirsi uno zoccolo duro di estimatori anche da noi), questo autore continua a sfornare titoli su titoli... L'ultimo, uscito proprio il mese scorso, potrebbe tradursi come "L'autunno del deretano" e affronta il non proprio facile tema dell'invecchiamento nel mondo gay...

Quindi, se pensavate che Ralf Konig fosse sparito dalla circolazione in Italia per via di qualche problema a monte potete rasserenarvi: non solo sta bene, ma ultimamente sta andando su e giù come un pazzo per fare interviste, presentazioni e sessioni di autografi. Tra l'altro, proprio quest'anno, ricorre il trentennale di una delle sue opere più celebri: quel TUTTI LO VOGLIONO da cui è stato tratto anche un film di successo (visto anche in Italia) e una serie TV (che da noi è rimasta inedita)... E, per l'occasione, a partire da agosto questo fumetto diventerà anche un MUSICAL, proposto al Thalia Theater di Amburgo... Nel caso vi interessasse e/o vi trovaste in zona in quel periodo potete già prenotare un biglietto CLICCANDO QUI.

Morale della favola, anche se in una recente intervista (che trovate QUI) il buon Ralf Konig ammette di non essere più veloce come trent'anni fa (nello stesso anno di TUTTI LO VOGLIONO realizzò anche IL CONDOM ASSASSINO e LISISTRATA, a loro volta diventati due film), sicuramente continuerà a sfornare delle perle ancora per molto tempo... Anche se - come dicevo prima - la sua latitanza sul suolo italico - oltretutto in un periodo in cui l'omosessualità inizia davvero ad essere un tema trendy e in cui le librerie di varia iniziano a diventare un circuito distributivo molto interessante per gli autori alternativi, lascia perlomeno perplessi... Anche solo per il fatto che la maggior parte delle sue produzioni, in Italia, restano ancora inedite... Ed è un peccato.

Comunque tanto di cappello ad un autore che, in trent'anni, non ha mai fatto venire meno la sua verve comica ed è sempre riuscito a restare sulla cresta dell'onda... Estendendo gradualmente la sua azione satirica dal mondo gay alla società in cui i gay si muovono, senza mancare di affrontare anche temi molto delicati e importanti... Iniziando, peraltro, in un'epoca in cui non andava affatto di moda farlo, men che meno dal punto di vista gay.
A maggior ragione se qualcuno in Italia volesse iniziare a rilanciarlo come si deve non sarebbe male, e probabilmente questo sarebbe il periodo giusto per farlo...

Editore avvisato, mezzo salvato.

Alla prossima.

martedì 23 maggio 2017

VITTORIE E SCONFITTE

Ciao a tutti, come va?

Oggi, per cominciare, parto analizzando il risultato del sondaggio indetto per assegnare il Premio GLAD (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati) di quest'anno. Ovviamente si tratta di un sondaggio di portata molto simbolica, visto che - per ovvi motivi - la stragrande maggioranza di chi segue questo blog non compra fumetti dal taglio omofobo e quindi non se la sente di esprimere il suo parere in un sondaggio che propone di votare proprio i fumetti meno gay friendly realizzati in Italia.

Fatto sta che, per quanto simbolico, il sondaggio di quest'anno offre uno spunto di riflessione in più. Infatti in prima posizione abbiamo due titoli che hanno ottenuto la stessa percentuale di voti, e cioè il 39,7%... E così questa volta i vincitori, a pari merito, sono stati DYLAN DOG e DRAGONERO (distanziando in maniera abbastanza notevole il secondo classificato, e cioè IL MORTO, che ha ottenuto solo il 12,7% delle preferenze).

Come dicevo prima il mio sondaggio ha un valore molto simbolico, ma nel suo piccolo penso che possa essere indicativo di alcune cose: la prima è che i titoli che hanno vinto non sono stati quelli che hanno presentato le parentesi più omofobe fra quelli in lista, ma quelli che - molto probabilmente - hanno deluso di più le aspettative del pubblico che li ha votati... Anche perchè è facile immaginare che, da un fantasy moderno e da un horror metropolitano ambientato nella Londra dei nostri giorni, il pubblico gay friendly avrebbe voluto qualcosa di più.

Inoltre sono portato a credere che il suddetto pubblico - perlomeno a giudicare dai commenti che mi sono arrivati di recente - segua ancora queste testate anche e soprattutto nella speranza che qualcosa, prima o poi, possa cambiare in meglio. Nel momento in cui la sua speranza verrà meno, sia per quel che riguarda le tematiche LGBT sia per quel che riguarda altri aspetti che non lo soddisfano (perchè sono anacronistici e/o non sono all'altezza degli standard narrativi del 2017, soprattutto per quel che riguarda il pubblico giovane), quasi certamente interromperà la sua collezione... Con buona pace degli editori che ancora si chiedono perchè negli ultimi anni si sta verificando una perdita di lettori così importante.

E non penso ci sia molto da aggiungere, anche perché fondamentalmente questo sondaggio sembra confermare quello che scrivo da diverso tempo... E cioè che, in particolare nel caso di DRAGONERO e DYLAN DOG, certe scelte anacronistiche fanno più danni che altrove...

Tuttavia, mentre su questo blog si finivano di raccogliere i voti per il Premio GLAD, negli USA venivano proclamati i vincitori del Premio GLAAD (quello assegnato dall'omonima associazione), comprensivi della categoria "fumetti"... E il premio per il miglior fumetto, quest'anno, è andato alla serie THE WOODS della Boom! Studios, scritta dallo sceneggiatore bisessuale dichiarato James Tynion IV...

THE WOODS è la storia di un liceo - comprensivo di studenti e professori - che viene teletrasportato su un pianeta selvaggio e ostile, facendo emergere il meglio e il peggio di tutti le persone coinvolte... Senza trascurare, ovviamente, i personaggi e le parentesi LGBT.

Da questa idea, apparentemente banale, si sviluppa una storia decisamente interessante e tutt'altro che scontata, in cui sicuramente il pubblico giovane può identificarsi con una certa facilità. Non vorrei sbagliarmi, ma credo che al momento questo fumetto non sia tradotto in italiano, così come non hanno una versione italiana dozzine di fumetti molto interessanti e innovativi che vengono prodotti negli USA da diversi editori minori. E in effetti, pensandoci bene, è anche vero che probabilmente la  pubblicazione di THE WOODS in italiano passerebbe pressochè inosservata presso il pubblico giovane e occasionale... Dato che, da diversi anni a questa parte, tutto - o quasi - il fumetto americano che non rientra nel genere supereroistico arriva giusto in fumetteria, o - nella migliore delle ipotesi - nelle librerie di varia, e il più delle volte in raccolte relativamente costose e ben al di là della portata di un giovane lettore occasionale.

Facciamo un esempio pratico: neanche tanto tempo fa nella libreria Feltrinelli della mia città mi sono imbattuto nella seconda raccolta italiana della nuova serie di Archie, pubblicata da BD Edizioni...

Questa serie, negli USA, nasce proprio per svecchiare alcuni dei personaggi più iconici del fumetto per ragazzi americano, nella speranza di farli emancipare dallo stile umoristico/satirico/caricaturale che li aveva caratterizzati fin dagli anni Quaranta, e che iniziava a limitare notevolmente il loro potenziale presso le nuove generazioni.

Fra parentesi: alla Feltrinelli c'era anche la prima raccolta di JUGHEAD, in cui il migliore amico di Archie fa coming out come asessuale...

Negli USA questa operazione sta andando abbastanza bene, soprattutto ora che si accompagna alla serie televisiva RIVERDALE (ispirata ai toni di questa nuova versione, ma solo in parte sovrapponibile ad essa, tant'è che a sua volta la serie TV ha dato il via ad un proprio universo narrativo a fumetti), ma in Italia questi volumi costano quindici euro l'uno, NON arrivano in edicola e presentano dei personaggi che da noi sono pressochè sconosciuti al grande pubblico (tantopiù che il serial RIVERDALE non è ancora stato doppiato in italiano)... In parole povere queste storie non riescono nemmeno a sfiorare (e figuriamoci a coinvolgere), la stragrande maggioranza del loro pubblico potenziale... Restando fondamentalmente un prodotto per collezionisti.

Cosa c'entra tutto questo con DYLAN DOG, DRAGONERO e i premi GLAD?

Il punto è che, se vi capita ancora di andare in edicola in questo periodo, forse avrete notato che il panorama è abbastanza desolante. Nel senso che l'area riservata ai fumetti (che è sempre più ridotta), e in particolare a quelli prodotti in Italia, è fondamentalmente un cimitero vivente di personaggi, generi e formati che cercano - senza troppo successo - di vivere di rendita a tempo indeterminato, riproponendo all'infinito  le idee e i format che ne avevano decretato il successo nei decenni passati...

Con l'intento, neanche tanto celato, di spremere come limoni i lettori che si sono fidealizzati in passato, piuttosto che con l'intenzione di confrontarsi davvero con i potenziali lettori futuri...

E non è solo un problema di fumetti Bonelli (e della media dei fumetti Made in Italy), che grossomodo si propongono ancora come trenta o quaranta anni fa, ma anche di chi pubblica supereroi con le strategie e i formati degli anni Novanta e di chi pubblica manga senza considerare che gli anime sono spariti dai palinsesti televisivi generalisti  da diversi anni...

La sensazione è che chi gestisce l'editoria italiana a fumetti per le edicole, oggi, viva - salvo rarissime eccezioni - proiettandosi in un passato che non esiste più, senza rendersi conto che la situazione si è rapidamente evoluta e che probabilmente sarebbe arrivato il momento di pensare a delle nuove strategie... E non tanto per rilanciare questo o quel personaggio, ma proprio per rivitalizzare il settore e riavvicinare un nuovo pubblico, che magari non ha mai letto fumetti (a parte, forse, Topolino quando era molto piccolo)...

Un nuovo pubblico da cui non si può pretendere un inserimento di punto in bianco nell'universo supereroistico americano, perché ormai è troppo complesso (e troppo distante dalle produzioni derivate) per risultare comprensibile a chi lo avvicina per la prima volta. Un pubblico a cui non si possono neppure imporre degli standard che strizzano l'occhio al pubblico degli over Quaranta e degli over Cinquanta, anche perché adesso ha a disposizione mille alternative per passare il tempo (e tutte molto vicine ai suoi gusti). D'altra parte non si può nemmeno pretendere che questo pubblico si avvicini ai fumetti con i manga, visto che - gradualmente - gli anime (a parte una manciata di titoli e alcuni classici) sono diventati un genere cult, e non più una forma di intrattenimento di massa, e probabilmente ora rappresentano un traino molto relativo per la loro controparte cartacea...

Che fare, allora?

In realtà, pensando a titoli come ARCHIE o THE WOODS, non posso fare a meno di chiedermi cosa potrebbe accadere se in edicola arrivassero delle pubblicazioni che mettessero al centro fumetti di questo tipo... Magari su carta supereconomica e strapiene di sponsor, per garantire un prezzo davvero accessibile. Di serie nuove e fresche, slegate da universi narrativi complessi, gli USA ne stanno producendo tantissime e di tutti i tipi, dalla fantascienza all'horror, passando per il fantasy... Tanti gioiellini che, fondamentalmente, in Italia sono considerati - nella migliore delle ipotesi - come prodotti per collezionisti... E che quindi non arrivano nemmeno sotto forma di albo economico prima di essere raccolti in volume.

Ad esempio: Saldapress sta pubblicando le raccolte del fantasy Birthright (a 14,90 euro l'una)...

Bao sta pubblicando il fantascientifico Descender (ogni volume a 17 euro)...

E Renoir sta per pubblicare i volumi della serie Joyride, il cui primo ciclo si è appena concluso negli USA con un finale estremamente gay friendly (e anche qui il costo di ogni volume è 14,90 euro)...

Tutte cose che, oltre che in fumetteria, arrivano anche nelle librerie di varia (che però hanno spesso degli spazi molto risicati per i fumetti), ma che  - quasi certamente - se arrivassero in edicola in un formato adeguato e considerando le reali esigenze del pubblico, potrebbero anche riservare delle sorprese...

Visto che sono pensate proprio per coinvolgere il giovane pubblico occasionale.

E forse potrebbero riavvicinare quel pubblico che ha finito per non prendere più in considerazione i fumetti in generale, soprattutto dopo alcuni scivoloni compiuti dal fumetto Made in Italy negli ultimi anni... Scivoloni che, comunque, si fanno sempre più scivolosi... Tant'è che, giusto per fare un esempio, l'esperimento dei Bonelli Kids (di cui ho già parlato QUI) sta già iniziando a raschiare il fondo (a pochi mesi di distanza dal suo lancio) con l'introduzione della versione "kid" dello sceneggiatore Alfredo Castelli (per gli amici Alf)...
Non so perchè, ma ho la sensazione che questa operazione di marketing per "kids" non contribuirà granchè ad avvicinare i giovanissimi alle produzioni della casa editrice... Anzi...

E, anche in questo caso, non posso fare a meno di chiedermi cosa accadrebbe se in edicola ci fosse un magazine, magari settimanale, con il meglio delle produzioni a fumetti per giovani e/o giovanissimi realizzate all'estero (e non solo americane, ma anche francofone, ad esepio). Allo stato attuale mi rendo conto che è un'ipotesi abbastanza fantascientifica, e che richiederebbe uno sforzo imprenditoriale a dir poco erculeo, ma temo che se non si inizieranno a valutare delle alternative la situazione potrebbe raggiungere il punto di non ritorno entro una decina (o al massimo una ventina) d'anni.

Soprattutto se si continua a mantenere un taglio retrò, o perlomeno inadeguato, ogni volta che si affrontano/presentano argomenti e situazioni che gli altri media hanno già ampiamente sdoganato. E, come ho detto in passato, probabilmente la questione LGBT è solo la punta dell'iceberg.

Cosa succederà quando questo iceberg inizierà a scontrarsi davvero con l'editoria a fumetti italiana?

Fra parentesi: proprio oggi debutta la nuova serie Bonelli dedicata a Mercurio Loi...

Entro quest'anno troverà il modo di meritarsi la candidatura ai premi GLAD del 2018? Staremo a vedere...

Ovviamente spero  che da qui all'anno prossimo le cose possano cambiare radicalmente, e in meglio.

Alla prossima...

domenica 21 maggio 2017

FINALMENTE!

Ciao a tutti, come va?

Di solito la domenica non inserisco post, ma considerando che devo recuperare un po' di arretrati e che in certe occasioni un giorno può fare la differenza, oggi mi sento in dovere di fare uno strappo alla regola. Anche perchè la notizia merita.

Infatti, a quanto pare, finalmente ci sarà una mostra di disegni di Tom of Finland anche in Italia, e sarà accompagnata  nche da alcune foto realizzate dai pionieri dell'omoerotismo degli anni Cinquanta. Tuttavia, siccome in Italia dobbiamo sempre distinguerci, la suddetta mostra durerà solo quattro giorni, dal 24 al 27 maggio, in Via Santa Croce 10 (presso Senape - Vivaio Urbano) a Bologna...

Con i seguenti orari:
mercoledì ore 19-22
da giovedì a venerdì 10–13 e 15.30–19.30
sabato 10–13 e 15.30–22

E oltretutto sarà anche ad ingresso gratuito (ovviamente riservato agli adulti)!
Oltretutto a Bologna verrà anche presentato in anteprima nazionale il film sulla vita di Tom of Finland realizzato da Dome Karukoski quest'anno, in occasione della 13ª edizione del Biografilm Festival in programma dal 9 al 19 giugno.

I fotografi che verranno esposti assieme a Tom of Finland, invece, sono dei nomi cult come Bob Mizer, Bruce of Los Angeles, Bob Delmonteque, Don Whitman e Chuck Renslow...

Quindi tanto di cappello al curatore Leonardo Iuffrida, che ha messo in piedi questa cosa.

In realtà Tom of Finland era stato esposto in Italia già in un paio di occasioni (perlomeno alla Biennale di Venezia e ad una mostra sull'omoerotismo nel 2007), ma è la prima volta che gli viene dedicata una mostra di questo tipo, peraltro in compagnia di fotografi che - come lui - hanno delineato l'immaginario omoerotico così come lo intendiamo oggi.

Spero che sarete in tanti a farci una capatina, anche perchè è un po' un evento storico.

Alla prossima.

sabato 20 maggio 2017

E rieccomi sul serio :-)

Ciao a tutti, come va?

La mia pausa sabbatica è durata più del previsto, ma ci sono dei momenti nella vita in cui è giusto prendersi una momento di riflessione, soprattutto quando ci sono dei grandi cambiamenti in corso :-) So che molti di voi amano visceralmente questo blog, e forse più di qualcuno aveva già iniziato a pensare male... E invece sono ancora qui :-)

In realtà è passato un mesetto dal mio ultimo post vero e proprio, e non avrebbe neanche molto senso cercare di fare un riassunto di tutto quello che è successo in queste settimane... Quindi credo che, man mano che emergeranno collegamenti con quello che è successo fra il 18 aprile e il 18 maggio del 2017 tornerò a parlarne :-) E comunque, se mi conoscete, saprete che mi piace anche citare cose non recentissime per inquadrare la situazione nel suo insieme... Quindi questa pausa non dovrebbe avere conseguenze particolarmente gravi... Spero...

Detto ciò, giusto per carburare, oggi potrei riprendere i miei post con qualche segnalazione un po' sfiziosa... Probabilmente molti di voi avranno saputo che la IMAGE, in occasione del mese del Gay Pride (e cioè giugno), ha deciso di personalizzare a tinte rainbow le copertine di alcune delle sue serie di punta... E infatti, poichè fra queste serie c'è anche THE WALKING DEAD, di questa operazione si è parlato anche sui siti gay italiani generalisti... Ovviamente gridando al miracolo, perchè forse non avevano ben presente che la IMAGE è diventata una delle case editrici più gay friendly di sempre da diverso tempo (anche per merito delle testate coinvolte nell'operazione Gay Pride)...





Ad ogni modo, se seguite questo blog, saprete che operazioni di questo genere negli USA - per quanto benvenute - non sono poi così inaspettate... Un'operazione un po' più inaspettata, e che sicuramente offre più spunti di riflessione, arriva invece dalla Francia... Infatti la casa editrice Bliss Comics (nota soprattutto perchè pubblica in francese i fumetti della Valiant), ha deciso di proporre anche una versione francese dell'antologia LOVE IS LOVE, realizzata negli USA per supportare le vittime della strage di Orlando (e che si è rivelata uno dei grandi successi del 2016).
L'uscita è prevista per il prossimo novembre, al prezzo di 15 euro, e questa edizione sarà impreziosita da diversi contributi realizzati da fumettisti francesi.

La cosa più interessante, però, è che - come nel caso della versione inglese - tutti i guadagni andranno in beneficenza: metà all'associazione francese SOS Homophobie e metà alle vittime di Orlando. Il che mi sembra una cosa bellissima. Tuttavia, passato l'entusiasmo, non ho potuto fare a meno di pensare che, se una cosa del genere è stata possibile in Francia, probabilmente non ci sarebbero grandi impedimenti per la sua realizzazione anche in Italia... Magari coinvolgendo vari autori gay friendly (o magari gay dichiarati) italiani...

Il problema è che, a quanto ne so, di annunci del genere in Italia non ne stanno circolando, per ora se non altro... Non che la cosa mi stupisca più di tanto, in realtà, ma ammetto che qualche speranza di vedere delle iniziative gay friendly fra il maggio e il giugno del 2017 ce l'avevo. Nel senso che, ora che anche in Italia le Unioni Civili sono una realtà pensavo in una qualche presa di posizione un pochino più netta, ma forse ho peccato di ottimismo.

La cosa ironica è che, per vedere degli autori italiani alle prese con fumetti dal taglio gay friendly pubblicati in queti mesi, dobbiamo guardare soprattutto al mercato estero... Come ad esempio sta avvenendo nel caso di Alessandro Vitti, che accompagna il debutto della prima serie dedicata a Iceman/Uomo Ghiaccio dopo il suo doppio coming out (visto che adesso nell'universo MARVEL coabitano due versioni dello stesso personaggio, provenienti da due punti temporali diversi, ed entrambe sono gay)...

E il clima gay friendly nel mondo del fumetto non è una prerogativa solo del mercato americano o francese... Proprio oggi parte il Vancouver Comic Arts Fest, e chi di dovere si è divertito a fare un elenco (parziale) degli autori gay o gay friendly che saranno presenti per mettere in bella vista le loro produzioni a tema (CLICCATE QUI)... E non sono proprio pochi...




Comunque in questo mese di pausa ho pensato molto... E sicuramente le riflessioni che voglio condividere con voi non mancano, soprattutto per quel che riguarda la situazione italiana...

Quindi preparatevi :-)

Alla prossima.