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martedì 20 febbraio 2018

ATTENTI AL LUPO

Ciao a tutti, come va?

Nei miei tanti post sulla situazione del fumetto prodotto in Italia, purtroppo, ho finito molto spesso per trascurare Lupo Alberto. Un po' perchè, non avendo le sue pubblicazioni una distribuzione proprio capillare, di recente non mi ci sono imbattuto molto spesso... E un po' perchè, anche se continua ad essere ciclicamente ristampato e a fornire materiale per storie e vignette inedite (comprese quelle che compaiono su TV Sorrisi e Canzoni dal 1994, il settimanale che qualche anno fa presentò anche la ristampa cronologica come allegato), se ne parla davvero pochissimo. Forse perchè anche Lupo Alberto non è riuscito a stare al passo coi tempi e il suo umorismo non è a prova di ricambio generazionale? Forse perchè, per grafica e contenuti, è più vicino alla sensibilità dei nostalgici degli anni Settanta e Ottanta? Forse perchè da quasi dieci anni la testata Lupo Alberto pubblica soprattutto ristampe (anche se in questi anni gli spunti per fare satira sociale sarebbero infiniti)? Non saprei. Di sicuro c'è da dire che Lupo Alberto non si smentisce mai e sul numero 392 del suo bimestrale (che purtroppo è appena passato a 4,50 euro), ha piazzato in copertina - e con un tempismo invidiabile - una bella campagna sociale contro odio e intolleranze...

E oltretutto piazza in copertina i nuovi comprimari Gus e Valdo, la coppia di pinguini gay creata da Massimo Fenati una decina di anni fa, e che continuano ad essere molto popolari anche all'estero (maggiori informazioni su di loro le trovate QUI). In realtà il supporto di Lupo Alberto alla causa gay risale a molto tempo fa, e più precisamente ad un blocco di strisce pubblicate a partire dal 1977, quando Enrico la Talpa divenne - temporaneamente - un attivista per i diritti omosessuali... E quindi è particolarmente confortante vedere che, a distanza di quarant'anni, lo spirito di quelle storie non è stato tradito.
L'autore Guido Silvestri, in arte Silver, ha spiegato che l'idea di parlare di gay che reclamano i loro diritti gli è venuta dopo essere entrato in contatto con l'associazione FuOri di Torino, che a quanto pare gli aveva fatto capire molte cose su cosa voleva dire essere omosessuale al di là di pregiudizi e stereotipi (CLICCATE QUI). E a quanto pare questo approccio fu totalmente innovativo...

«Ero entrato in contatto con il FuOri (Fronte Unitario Omosessuale) di Angelo Pezzana», ricorda Silver, «e mi invitarono a realizzare delle strip sulla tematica gay. La sfida che feci con Enrico fu quella di rappresentare un omosessuale assolutamente privo delle caratteristiche macchiettistiche che si attribuiscono ai gay. E proprio per questo Alberto è spiazzato, perché si stupisce del fatto che Enrico non abbia quei tic, quei modi di fare che appartengono al cliché de Il vizietto».

Un approccio che, purtroppo, rimane innovativo anche oggi e di quelle strisce ancora se ne parla. E, per la cronaca, Lupo Alberto continua ad essere in prima linea per la prevenzione del contagio da virus HIV. Infatti anche di recente è tornato ad essere il testimonial per una campagna di prevenzione in alcune scuole, con un nuovo opuscolo a fumetti (CLICCATE QUI)...

Agli smemorati ricordo che questo personaggio finì nella bufera nei primissimi anni Novanta, quando il Ministero della Sanità lo volle come testimonial di una campagna informativa nelle scuole, che scatenò le ire funeste del Ministero dell'Istruzione. Così quel fumetto venne ritirato dalle scuole e finì per essere distribuito in edicola, divenendo un caso nazionale (CLICCATE QUI per l'opuscolo incrinminato)... E trasformando Lupo Alberto in un personaggio cult per i giovani di quegli anni. Quindi, anche in questo caso, fa piacere vedere che Lupo Alberto non è tornato sui suoi passi.

Ad ogni modo ora il personaggio è in una fase di rilancio: oltre al bimestrale regolare, pubblicato dalla MCK di Silver (che, come dicevo prima, pubblica soprattutto ristampe), la Panini sta proponendo una nuova versione dello storico Lupo Alberto Magazine (bimestrale con storie inedite, e che dovrebbe andare avanti per almeno sei numeri "a tema") e in libreria è arrivata una voluminosa edizione omnibus che raccoglie oltre 1000 strisce. Comunque se volete rimanere aggiornati su tutto quello che riguarda Lupo Alberto (gadget e prodotti di cartoleria compresi) potete andare sul suo sito ufficiale (CLICCATE QUI). Morale della favola: fa piacere vedere che Lupo Alberto è sempre Lupo Alberto, anche non va più di moda come una volta. Quello che fa un po' meno piacere è il fatto che resti un caso sempre più isolato sotto tanti punti di vista. Soprattutto per quel che riguarda la sua vicinanza e il suo approccio disinvolto nei confronti di una serie di temi e spunti che, ancora oggi, vengono considerati mediamente troppo delicati e/o compromettenti - e quindi tabù - dal fumetto italiano in generale...

Così come spiace un po' constatare che, a conti fatti, se pure la prima apparizione di Lupo Alberto risale al 1973 ed è rimasto fondamentelmente fedele a se stesso, in Italia resta ancora l'unico personaggio a fumetti che si presta ad essere testimonial di determinate iniziative e a portare avanti certi discorsi. Che è sempre meglio di niente, ma al tempo stesso è anche una consapevolezza un po' inquietante. Anche perchè, pur con tutta la buona volontà, si tratta ormai di un personaggio vintage, per un pubblico ormai vintage e con un approccio che risulta inevitabilmente vintage... Di quelli che riescono a conquistare le nuove generazioni giusto perchè vengono passati di padre in figlio, per intenderci. E ogni eventuale tentativo di rilancio alla fine dovrà fare i conti con questo stato di cose, che di volta in volta farà sentire il suo peso sempre di più... Soprattutto se i suddetti rilanci si limiteranno ad aggiornare il contesto del personaggio, ma non il personaggio stesso... Che sarà pure iconico, ma inevitabilmente verrà sempre più penalizzato dal fatto che - anche solo dal punto di vista grafico e stilistico - avrà un impatto sempre meno accattivante e al passo coi tempi. Al netto del fatto che comunque riuscirà sempre ad intercettare un certo tipo di pubblico un po' intellettuale e con idee progressiste, soprattutto fra chi è cresciuto negli anni Ottanta e Novanta...

Ad ogni modo - come dicevo prima - il punto non è tanto il fatto che Lupo Alberto che cerca di rilanciarsi periodicamente con risultati alterni, ma il fatto che ad affrontare certi spunti nel mondo del fumetto italiano c'era e resta - nel suo piccolo - solo lui. E viene considerato ancora relativamente trasgressivo, provocatorio e audace, nonostante si limiti a rimanere coerente con se stesso perlomeno dalla fine degli anni Settanta. E tra l'altro, nonostante la fama che ha finito per avere, certi discorsi li ha sempre portati avanti in maniera tutto sommato soft, e sempre col filtro dell'umorismo... Anche se poi tutto è relativo, e poichè in Italia certe cose non osa farle nessun altro allora Lupo Alberto passa comunque per una specie di eroe malandrino... Anche se, parere personale, una testata che mette in copertina i suoi personaggi in un corteo contro l'intolleranza, e dedica un redazionale alla preoccupazione per l'escalation di "razzismo onnicomprensivo" che sta caratterizzando l'Italia di oggi, dimostra semplicemente di non avere paura di dire quello che pensa...

Il problema, semmai, è degli altri editori di fumetti che tendono da sempre a sorvolare su certi argomenti, o magari ad annacquarli, per non perdere i lettori più conservatori, dando per scontato che - anche solo per una questione anagrafica - rappresentino lo zoccolo duro che li sostiene. Anche se poi, guardando all'altro lato della medaglia, è pur vero che anche Lupo Alberto, forte dei suoi picchi di popolarità nei decenni passati, ad un certo punto ha cominciato a ripiegare sul suo zoccolo duro di affezionati, col risultato di arrivare al 2018 senza avere i numeri per fare presa su un pubblico nuovo. E sicuramente i cartoni animati prodotti dalla RAI con cui si è fatto conoscere dal 1998 in poi non gli hanno fatto una pubblicità proprio eccezionale. Non fra chi cerca prodotti che si rivolgono ad un pubblico con più di dieci anni, se non altro (e forse il suo calo di popolarità - paradossalmente - iniziò proprio da quel momento in poi).

E questo è quanto.

Certo è che fa un po' impressione ricordare che quando Silver lanciò la sua striscia aveva poco più di vent'anni. Al giorno d'oggi purtroppo, i giovani autori che vogliono proporre personaggi originali hanno pochissime possibilità di farsi conoscere - a meno che non puntino sulle autoproduzioni e/o su internet -  anche perchè le porte a cui bussare per proporre qualcosa di originale, con la prospettiva di avviare una carriera e/o comunque di avere degli sbocchi, sono davvero poche. Tra l'altro fra il 1973 e il 2003 Lupo Alberto ebbe la possibilità di cambiare almeno quattro case editrici (Ed. Dardo, Ed. Corno, Glènat Italia e Acme), riuscendo a mantenere costante la sua presenza in edicola anche quando chi lo aveva pubblicato fino a quel momento non poteva farlo più. Adesso, purtroppo, la situazione è radicalmente cambiata, e non esattamente in meglio.

E comunque, ripeto, se un personaggio come Lupo Alberto è ancora considerato un personaggio audace e spregiudicato per gli standard del fumetto italiano, allora vuol dire che c'è qualcosa che a monte - negli ultimi decenni - non è andata per il verso giusto. Soprattutto se si considera che fanno ancora discutere le strisce di Enrico la Talpa in versione attivista gay.

Alla prossima.

venerdì 16 febbraio 2018

DI MARVEL IN PEGGIO?

Ciao a tutti, come va?

Dalle parti della casa editrice MARVEL sono in atto (di nuovo) grandi cambiamenti. Come annunciato il suo universo narrativo sta iniziando a riconfigurarsi per tornare su binari più classici, e i vecchi titolari delle testate storiche stanno iniziando a riprenderne il possesso, dopo alcuni anni un po' sperimentali che a quanto pare non hanno sortito l'effetto sperato. Delle polemiche relative al fatto che il corso sperimentale della MARVEL non avesse avuto grandi riscontri ho parlato in diverse occasioni. Personalmente sono abbastanza convinto che il problema non fosse nella sperimentazione in quanto tale, ma nel fatto che la suddetta sperimentazione - nella maggior parte dei casi - era stata gestita abbastanza male, a partire dai contenuti gay e gay friendly (CLICCATE QUI).

E probabilmente, al di là di alcune scelte non proprio azzeccate, una serie di strane coincidenze che si sono verificate dalle parti della MARVEL, e più in generale della Disney (che è proprietaria della MARVEL), porterebbero a pensare che a monte ci sia anche una discreta volontà di assecondare maggiormente la linea di pensiero dell'amministrazione Trump... Rivedendo pesantemente alcuni piani editoriali e alcune scelte dirigenziali che, guardacaso, risalivano all'amministrazione Obama. Anche perchè, stranamente, i maggiori problemi con i fumetti MARVEL che mettevano in primo piano donne e minoranze sono arrivati dopo l'insediamento del nuovo Presidente. Ovviamente se una testata MARVEL vende poco la colpa non è del Presidente degli USA, per quanto possa influenzare i gusti del pubblico, ma è abbastanza evidente che se la casa editrice decide di gettare la spugna all'improvviso e senza cambiare le sue strategie di marketing per promuovere determinati prodotti, qualche dubbio è legittimo. Anche perchè, fra le testate chiuse di recente per le basse vendite, ce ne sono molte che non hanno niente a che fare con donne e minoranze, anche se queste tematiche sono indicate sempre più spesso come la causa principale delle perdite della casa editrice...

Quindi viene da pensare che effettivamente dietro a tutta questa storia ci sia qualcosa di poco trasparente, soprattutto se si ripercorre la cronologia degli eventi.
Quali eventi?

  • Gennaio 2017: Donald Trump si insedia nella Casa Bianca, il socio di maggioranza della MARVEL - Isaac Perlmutter - lo ha sostenuto apertamente e anche economicamente.
  • Aprile 2017: la Marvel comincia a riferire che la colpa delle basse vendite è dell'eccessivo spazio dato alle minoranze (CLICCATE QUI) e annuncia la messa in cantiere di progetti come "Generations" e "Legacy", per riportare l'universo MARVEL su binari più tradizionali.
  • Giugno 2017: viene silurato il coordinatore (gay dichiarato) delle testate mutanti, Daniel Ketchum, anche se queste non avevano particolari problemi. 
  • Ottobre 2017: nuova polemica (che è anche un po' sospetta, viste le modalità) sulle basse vendite dovute ai contenuti troppo "progressisti"  (CLICCATE QUI).
  • Novembre 2017: viene sostituito il coordinatore editoriale, di origine messicana, Alex Alonso. 
Tutto un caso? Sicuramente è abbastanza interessante vedere la piega che hanno preso le cose - anche dal punto di vista narrativo - a seguito di tutti questi cambiamenti. Ad esempio: di recente il primo ragazzo di Iceman/Uomo Ghiaccio (quello adulto), che avrebbe dovuto trasferirsi a vivere con lui in California, è stato ferito in uno scontro "supereroistico" e nel giro di una pagina decide di lasciarlo. Il protagonista accetta di buon grado e se ne va, senza neanche provare a fargli cambiare idea o a proporre soluzioni alternative...

Ora: può anche essere che la testata di Iceman non abbia avuto grandi riscontri di pubblico, però la sensazione è che la sua chiusura sia stata usata come pretesto per giustificare la frettolosa conclusione di questa relazione. E forse, siccome anche alla MARVEL si sono resi conto che rischiavano di suscitare ulteriori polemiche, per compensare la cosa hanno pensato di infilarci all'ultimo momento quello che sembra proprio un contentino per i fans del personaggio: alla fine della storia la sua "ex" Kitty Pryde gli chiede di restare a New York perchè vuole metterlo a capo di una squadra di mutanti... Ruolo per cui, e chi lo conosce lo sa bene, non è mai stato tagliato...

Ognuno può trarre le conclusioni che crede. Certo è che, nel frattempo, anche le produzioni cinematografiche ispirate dai fumetti MARVEL potrebbero riservare delle sorprese non proprio gradite per il pubblico gay friendly. Proprio questa settimana, ad esempio, ha debuttato il film dedicato a Black Panther.

E a quanto pare non sono mancate le proteste da parte di chi sperava in una rappresentazione esplicita dell'amore che lega Ayo e Aneka, due componenti della guardia personale del Re del Wakanda. Un amore che nei fumetti risulta decisamente intenso, tant'è che ha portato i fumetti di Black Panther a gareggiare per i premi GLAAD di quest'anno (CLICCATE QUI).

In realtà la situazione è particolarmente odiosa perchè i giornalisti di Vanity Fair avevano visto una proiezione di prova, riferendo poi di aver visto almeno una scena in cui Ayo manifestava - ricambiata - il suo interesse per un altro personaggio femminile, Okoye, ma a quanto pare nella versione finale la scena è stata tagliata e Okoye risulta legata sentimentalmente ad un uomo (CLICCATE QUI). A rendere tutto ancora più indisponente ci ha pensato lo sceneggiatore Joe Robert Cole, che ha dichiarato:

So che ci sono state parecchie discussioni su cose diverse, direzioni diverse con personaggi diversi e personaggi che avremmo potuto avere, ma la natura della relazione tra Okoye e Ayo non è romantica. La scena in questione non me la ricordo. Non ricordo lo scambio esatto esatto di battute di cui mi state parlando, ma credo che sia stato davvero breve. Non ne sono sicuro“.

Abbastanza imbarazzante. Anche perchè si parla di scene già girate e viste. D'altra parte può anche essere che all'ultimo momento qualcuno abbia valutato anche l'impatto della suddetta scena nella distribuzione internazionale, soprattutto considerando che il film - essendo ambientato in Africa - avrebbe potuto avere un certo impatto sui mercati emergenti... Compresi quelli di numerose nazioni in cui l'omosessualità è considerata un reato. E purtroppo questo è un ragionamento che trova spazio sempre più spesso nelle scelte delle grandi produzioni hollywoodiane. Anche perchè, per come vanno queste cose, non ci vuol niente che in alcune nazioni un film MARVEL troppo gay friendly possa portare al divieto di distribuire tutti i film prodotti dalla MARVEL, o qualcosa del genere.

E questo, forse, spiega anche il taglio della scena del bacio gay dal musical Descendants 2, prodotto dalla Disney (CLICCATE QUI)...

Perciò ora la domanda è: se le cose stanno così il fatto che la Disney ha comprato la FOX, anche e soprattutto per potersi riappropriare dei diritti cinematografici dei personaggi MARVEL in possesso di quest'ultima, cosa determinerà per le (poche) produzioni cinematografiche MARVEL che vogliono mantenere un taglio più adulto e meno vincolato?

Proprio alla vigilia della Giornata Mondiale contro l'Omofobia (sarà un caso?) debutterà il nuovo film di Deadpool targato FOX: in questo film non solo il protagonista è pansessuale, ma nel trailer si vede chiaramente - tra le altre cose - che palpa il posteriore di Colossus (anche se la scena è stata rimosssa dal trailer italiano...) e che nella storia verrà introdotto anche il mutante gay dichiarato Shatterstar...


Film come questo risentiranno della più prudente politica Disney/MARVEL, in futuro? Ovviamente per ora si possono solo fare delle ipotesi e vedere un po' che succede.

Sicuramente l'aria che tira non stimola l'ottimismo.

Alla prossima.

martedì 13 febbraio 2018

OSPITI INASPETTATI

Ciao a tutti, come va?

Devo ammettere che mi stupisco sempre di come, anche quando ho paura di non avere per le mani degli spunti interessanti che riguardano la situazione italiana, arriva sempre qualche notizia all'ultimo momento per uno dei miei post. Oggi, per esempio, pensavo che avrei dedicato il post alle candidature per il Premio GLAD (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati) che organizzo ogni anno, e invece... All'orizzonte si è presentata un'occasione troppo ghiotta per non buttarmici a capofitto...

Partiamo da alcune considerazioni di base: i fumetti italiani in edicola vendono sempre meno. Per tanti motivi che negli anni ho approfondito più volte anche in questa sede, anche se le cause principali - fondamentalmente - sono due: una esogena e una endogena. La prima è rappresentata dal fatto che le alternative economiche per riempire il tempo e soddisfare il bisogno di entertainment sono tantissime, accessibilissime e agguerritissime, soprattutto se puntano alle nuove generazioni. E ovviamente, in questo caso, non ci si può fare molto.

Una causa più interna, invece, è rappresentata dal fatto che - evidentemente - chi gestisce e produce i fumetti italiani oggi non riesce più a mettersi in sintonia con il grande pubblico, soprattutto con quello giovane, e forse anche per questo motivo tende ad avere un occhio di riguardo per il pubblico storico, finendo per bloccare il ricambio generazionale con tutto ciò che ne consegue. In questo caso, invece, si potrebbe fare molto: il problema è che non si fa quasi niente.

Anche perchè, per farla molto breve (visto che ci sarebbe tanto da dire, e comunque in questo blog ne ho già parlato tanto in passato), l'industria del fumetto in Italia è nelle mani di persone sicuramente molto appassionate di fumetti, ma che si ostinano a voler portare avanti le cose - al netto di nuovi formati e nuovi circuiti distributivi - come ai tempi in cui loro erano dei semplici lettori, e cioè come venti, trenta, quaranta, cinquanta o magari sessant'anni fa... E alla fine realizzano fondamentalmente dei prodotti che piacciono a loro, o a chi ha avuto la loro stessa formazione, trascurando il fatto che i tempi cambiano sempre più velocemente. Poi, ovviamente, esistono anche persone (più o meno avanti con gli anni) che sarebbero in grado di produrre fumetti moderni e accattivanti, ma - siccome non sono allineati con quello che potremmo definire l'establishment fumettistico italiano - o si adeguano o non trovano una collocazione.

E da qui non se ne esce.

La ciliegina sulla torta, comunque, sono le operazioni di marketing, quelle che periodicamente risbucano fuori mascherate da colpi di genio, idee d'autore, scelte coraggiose, regali speciali per il pubblico, ecc... Anche se in realtà sono palesemente dei tentativi abbastanza goffi di incuriosire il pubblico occasionale, o più semplicemente quello che non segue abitualmente una determinata serie... A meno che non siano studiate per rimpinguare le casse puntando sulla spremitura dei  collezionisti, ma questo è un altro discorso.

In ogni caso queste iniziative nascono per tentare di compensare il fatto che non si riesce a raggiungere l'obbiettivo in altro modo, e si vede.

Il gradino successivo, comunque, sono quelle che qualcuno ha definito operazioni di "marketting" (con due "t"), e cioè quelle scelte editoriali di cui davvero NESSUNO ha mai sentito l'esigenza, e che vengono spacciate per semplici operazioni di marketing anche se in realtà sembrano tanto delle operazioni promozionali per conto terzi, o perlomeno finalizzate ad un reciproco scambio di favori e visibilità da cui il lettore in quanto tale non trae alcun beneficio concreto. Parlo, ad esempio, della copertina che ogni anno il settimanale Topolino dedica al Festival di Sanremo e al suo conduttore, e che anche quest'anno è tornata puntuale come le tasse...

E di tutte le copertine che ogni anno Topolino dedica alle versioni "disneyane" di calciatori, cantanti e quant'altro... Come quella che di recente è stata dedicata al cantante Fabio Rovazzi, e guardacaso non perchè i suoi video musicali su youtube hanno superato i cento milioni di visualizzazioni (cosa che magari avrebbe avuto più senso), ma perchè ha debuttato al cinema col suo primo film... Anche perchè, guarda un po' che incredibile coincidenza, il film è prodotto dalla Walt Disney Studios Motion Pictures ed è distribuito dalla The Walt Disney Company Italia.

Se non altro nel 2017 Topolino ha avuto il buon senso di inserire soprattutto personaggi under quaranta, e persino qualche artista gay dichiarato, e forse questo vuol dire che inizia a farsi una ragione del fatto che anche in fatto di "marketting" bisogna agire con un minimo di criterio, soprattutto se il pubblico di riferimento è molto giovane.






Comunque, mentre Topolino - seppur nei suoi evidenti limiti - cerca di evolversi, bisogna prendere atto che c'è un'altra casa editrice che sta provando a lanciarsi nel "marketting", forse anche perchè con la Panini di Topolino ha un rapporto sempre più stretto. Ovviamente mi riferisco alla casa editrice Bonelli, e giuro che se continuo a parlarne qui non è colpa mia.

Anche perchè la notizia di oggi, che tra l'altro è arrivata abbastanza all'improvviso, riguarda l'imminente incontro fra il cantante Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, e Zagor, in un albo speciale allegato al numero 683 che arriverà il prossimo marzo... E intitolato (in maniera originalissima, direi) "Il Richiamo della Foresta".

Premessa uno: l'unico precedente vagamente paragonabile risale all'ottobre 1996, quando la (ora defunta) rivista TUTTO allegò un inserto speciale in cui Dylan Dog incontrava Claudio Baglioni (tanto per cambiare) ed era messo al centro di un suo brano musicale. Però nel 1996 Dylan Dog era un'icona pop che negli anni precedenti aveva raggiunto il picco di popolarità e quindi era diventato una specie di prezzemolino nei media italiani, e comunque i diritti del personaggio per quel particolare tipo di operazione - in quel momento - non appartenevano alla casa editrice, ma al suo ideatore Tiziano Sclavi.  

Premessa due: Jovanotti è EFFETTIVAMENTE un fan di Zagor. Lo ha detto anche in tempi non sospetti, in un'intervista televisiva del 2008, dove aveva mostrato i suoi autoritratti nei panni di Zagor e aveva espresso la sua volontà di tatuarsi l'aquila di Zagor da qualche parte (se volete vedere l'intervista integrale CLICCATE QUI). 

In un altro post (CLICCATE QUI) avevo esposto la mia teoria secondo cui Zagor è un personaggio che è stato capace di attecchire soprattutto fra chi è nato nel 1947 e chi è nato nel 1967: Jovanotti è nato nel 1966 e quindi direi che rientra pienamente nella casistica. Tutto questo per chiarire, fin da subito, che i miei dubbi non sono sull'affetto che Jovanotti nutre nei confronti di Zagor.

I miei dubbi sono sulla tempistica dell'operazione. Jovanotti è diventato un personaggio Disney nel giugno del 2015, in occasione del suo nuovo tour (sigh!), quando Simone Airoldi in Panini era Direttore Mercato Italia, e quindi penso si occupasse anche delle operazioni di marketing che riguardavano Topolino ad un certo livello...

Nel marzo del 2016 Simone Airoldi diventa Co-Direttore Generale della Bonelli, affiancando Davide Bonelli (figlio di Sergio) in un momento non proprio frizzante per la casa editrice, diciamo... E così - anche se la passione di Jovanotti per Zagor è risaputa da anni - questo improbabile incontro avviene solo nel marzo del 2018, in un momento in cui - guardacaso - Jovanotti parte con il suo tour 2018 e la casa editrice sta iniziando a provarle un po' tutte per riconquistare terreno. Soprattutto considerando che le sue testate storiche continuano a perdere lettori e quelle nuove, tendenzialmente, collezionano un flop dietro l'altro.

Sarà tutto un caso? Non so perchè ma al riguardo ho qualche dubbio... Ad ogni modo si tratta di una strategia legittima, e tecnicamente non c'è niente di male. Il punto è un altro. Ovviamente io non posso sapere se l'idea è partita da Jovanotti (improbabile) o da qualcuno in Bonelli (più probabile), quello che però penso di poter dire con una certa sicurezza è che certe strategie, su Topolino, non hanno mai funzionato granchè. O meglio: determinavano - forse - un aumento momentaneo delle vendite, ma nel lungo periodo non sono mai servite ad aumentare i lettori in modo stabile. E di certo Jovanotti allegato a Zagor non trasformerà i seguaci del cantante in lettori del fumetto. 

Anche perchè Zagor (anche ammesso che Jovanotti abbia ancora un pubblico perlopiù "giovane", e non è detto) è un fumetto che NON ha un taglio giovane (nel senso moderno del termine). Oltretutto lo stesso Jovanotti adesso ha 52 anni (ben portati) e quindi - anagraficamente parlando - ha un'età maggiore rispetto a quella che Zagor ha nei suoi fumetti (sui forum dedicati tutti sembrano concordi a dargliene al massimo 35)... Se e come verrà gestito questo piccolo dettaglio non ci è dato saperlo, ma sicuramente a livello di marketing non è stata una mossa proprio geniale, anche perchè se da una parte non attirerà nuovi lettori dall'altra finirà sicuramente per indisporre buona parte di quelli storici (soprattutto se Jovanotti non gli stava simpatico a prescindere).

Comunque la cosa più interessante che emerge da tutta questa storia è che, ancora una volta, piuttosto che puntare su un rinnovamento effettivo dei contenuti si preferisce puntare su strategie di questo tipo... Anche se ci sono numerosi precedenti che hanno dimostrato che NON sono mai servite granchè. Ed è ancora più interessante notare che se Topolino, in qualche modo, può giustificare certe scelte di marketing trincerandosi dietro l'alibi del pubblico molto giovane e della licenza Disney che non concede molte alternative in fatto di marketing e contenuti, Zagor - teoricamente - sarebbe un personaggio in grado di reinventarsi e aggiornarsi in maniera molto più libera, soprattutto in considerazione della sua ambientazione parzialmente fantastica.

Gli spunti non mancherebbero.

Una pozione in grado di farlo ringiovanire, diciamo, di una dozzina d'anni? Prendere atto del fatto che Cico è una spalla comica concepita per i bambini dei primi anni Sessanta e che avrebbe bisogno di un restyling abbastanza radicale? Parlare di argomenti più attuali e delicati trasponendoli - in maniera moderna - negli USA della prima metà del XIX secolo? Iniziare a presentare degli indiani con "due-spiriti" (e cioè quelli con un orientamento/genere sessuale non convenzionale)? Introdurne uno come personaggio ricorrente, magari? Dopotutto avrebbe anche un suo senso storico e offrirebbe tutta una serie di spunti molto interessanti sia per le avventure fantastiche (molti due-spiriti erano sciamani e/o dotati di poteri magici) sia per le tematiche care al pubblico giovane di oggi... Quello che si fa venire le borse sotto gli occhi per fare le maratone notturne di serial TV in streaming, per intenderci.

E se pensate che questo è un blog troppo di parte, o non sapete cosa sono i due-spiriti - vi invito a leggere l'articolo di Indian Country Today che trovate CLICCANDO QUI.

Forse sono io che sono troppo idealista, ma mi sembra che di cose se ne potrebbero fare davvero tante, senza arrivare al "marketting". La triste realtà, invece, è che purtroppo il massimo della novità che può offrire Zagor all'inizio del 2018 è la comparsa di Jovanotti. E questo è quanto.

Alla prossima.

sabato 10 febbraio 2018

BENVENUTO BRACCOBALDO...

Ciao a tutti, come va?

Anche se, quando in Italia si parla di cartoni animati e anni Ottanta, il pensiero corre subito alle serie animate giapponesi non bisogna dimenticare che una buona percentuale del palinsesto riservato ai più giovani era occupato dalle produzioni occidentali, e in particolare da quelle statunitensi. Comunque fra le varie Ruby-Spears, Rankin/Bass, Filmation, Marvel Productions, DIC, Sunbow e via dicendo, la casa di produzione che deteneva il record di presenze (perlomeno fino alla prima prima metà degli anni Ottanta) era sicuramente la Hanna-Barbera (che fino agli anni Settanta occupava almeno il 50% dei palinsesti per ragazzi statunitensi). L'azienda era stata fondata da due animatori di ascendenze irlandesi e italiane (William Hanna e Joseph Barbera, che vedete sotto), fuggiti dalla MGM (per cui avevano inventato Tom & Jerry) quando smise di produrre animazione per il cinema. Nel giro di un paio decenni colonizzarono prima gli schermi televisivi americani, e poi quelli di buona parte del mondo, spaziando dalla commedia all'avventura, e con puntatine in tutti i sottogeneri possibili e immaginabili (fantascienza, fantasy, supereroi, horror, mistery, ecc), anche se purtroppo furono sempre molto vincolati dalle rigidissime imposizioni statunitensi in fatto di animazione televisiva per ragazzi (e non solo).

Poi, ad un certo punto, le cose per loro iniziarono ad andare maluccio: i costi di produzione diventarono sempre più alti (nonostante l'appaltamento a studi stranieri) e molte delle loro serie storiche iniziaro ad essere snobbate a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta. Buona parte delle nuove serie non ottenne il successo sperato, e probabilmente le cose sarebbero andate sempre peggio se il gruppo Turner non avesse rilevato l'esclusiva sulla trasmissione delle oltre 200 produzioni realizzate fino a quel momento (ma anche quella dei cartoons MGM, Warner e di altri studios di animazione) per la sua rete tematica Cartoon Network a partire dal 1991, con conseguente rilancio internazionale dei personaggi storici e di tutta una nuova generazione di cult.

William Hanna morì nel 2001 e Joseph Barbera nel 2006, e nonostante tutto ebbero un ruolo attivo in alcune delle loro produzioni fino all'ultimo. Difficile dire come avrebbero concepito le loro prime serie se avessero potuto contare sulla libertà creativa di questi ultimi anni, e soprattutto se avessero avuto modo di rivolgersi ad un target più maturo. Tuttavia questo deve essere stato esattamente l'interrogativo che si sono posti alla DC Comics negli ultimi anni, visti i toni e i temi dei nuovi fumetti ispirati ad alcuni dei più popolari franchise lanciati dalla Hanna-Barbera nella sua lunga storia. Franchise che tra l'altro la DC Comics ha potuto rielaborare con un'ampia libertà, visto che il gruppo Warner (che ha assorbito la Turner, e quindi la Hanna-Barbera, nel 1996) è proprietario anche della DC Comics ed evidentemente gli ha lasciato carta bianca con le centinaia di serie che costituiscono la library della casa di produzione (anche se ovviamente dalla lista sono esclusi tutti quei personaggi prodotti su licenza, come ad esempio i puffi). I primi esperimenti in questo senso pare che siano stati particolarmente apprezzati da pubblico e critica: Scooby-Doo (che pure anima già due pubblicazioni DC Comics nella sua versione "classica") è diventato il protagonista di un horror post apocalittico, i Flintstones hanno fatto una satira spietata della società contemporanea (con tanto di un numero dedicato al tema dei matrimoni gay), le nuove Wacky Races hanno fatto invidia ai film di Mad Max e le serie avventurose/superoistiche degli anni Sessanta ora fanno parte di un'universo coerente e interconnesso grazie al progetto Future Quest.

Ora, però siamo entrati nel vivo della seconda fase, che a quanto pare ha iniziato a rispolverare anche gli animali antropomorfi con cui gli studios Hanna-Barbera avevano debuttato in televisione e partire dal 1957. Dell'arrivo di una serie dedicata a Svicolone in versione gay avevo parlato anche su questo blog tempo fa (CLICCATE QUI), quello che però non mi aspettavo era quanto si sarebbe spinta oltre la suddetta serie. Nel senso che per ora ne sono usciti solo due numeri, ma sono stati belli intensi, visto che si parla di matrimoni di copertura, vite gay clandestine e... Rapporti omosessuali fra animali antropomorfi ed esseri umani.

Lo stesso Svicolone è un celebre scrittore e drammaturgo di successo degli anni Cinquanta (ispirato alla figura di Tennessee Williams), sposato con una celebre attrice felina...

Tuttavia appena può si reca nei luoghi dove può coltivare la sue vere relazioni, lontano da sguardi indiscreti... In particolare la sua relazione con un profugo cubano di nome Pablo...

Che tra l'altro trova anche modo di parlare delle persecuzioni subite dagli omosessuali (animali e umani) nel proprio paese.
Il tutto nel particolare clima di caccia alle streghe che regnava negli Stati Uniti in quel momento storico. Tuttavia la cosa più interessante è che, man mano che si prosegue la lettura, si incontrano altri animali antropomorfi ideati da Hanna-Barbera in versione aggiornata... E a quanto pare nel "giro" omosessuale ci sono anche altri nomi noti, come ad esempio Braccobaldo (Huckleberry Hound, creato nel 1958).

Che però in questa sede è in piena crisi depressiva, dopo che la moglie ha assoldato un detective per accertarsi della natura delle sue scappatelle... E una volta scoperta la verità gli intima di non tornare mai più, se non vuole che lo denunci alla polizia (in quel periodo nrgli USA c'era ancor ail reato di sodomia)...

Inoltre nella storia è già comparso anche lo sceriffo Ernesto Sparalesto (Quick Draw McGraw, 1959), che però in questo caso è stato trasferito dalla classica ambientazione westerne al bar gay frequentato da Svicolone...

Quindi, a questo punto, non sarebbe da escludere l'ipotesi che - in questo nuovo universo condiviso - ad essere gay non sia solo Svicolone, ma anche una buona dose degli animali antropomorfi realizzati da Hanna-Barbera dagli anni Cinquanta ai primi anni Sessanta... Anche se in questi primi due numeri si sono potuti riconoscere diversi nomi noti che non sembrano avere connotazioni LGBT. Comunque questo nuovo progetto sembra decisamente originale e interessante, anche perchè il problema dell'omofobia (e del moralismo degli anni Cinquanta, attraverso la metafora della caccia alle streghe), nelle sue varie sfaccettature, si sta delineando come uno dei suoi temi portanti.

E questo, se non altro, dimostra una volta di più che quando negli USA si mettono in testa di rielaborare e/o aggiornare i loro personaggi, anche quelli più iconici, non si pongono troppi vincoli. E d'altra parte nell'ambito dei comics c'è una lunga tradizione di autori che hanno osato quello che fino a poco primo nessuno aveva osato (in maniera più o meno raffinata), peraltro ottenendo un buon successo di critica e pubblico, e in qualche caso riuscendo a lanciare delle produzioni cinematografiche diventate poi dei cult (mi viene da pensare a Kick-Ass e V for Vendetta, giusto per dirne qualcuna).

Che è un po' l'opposto di quello che succede in Italia, in effetti.

Sia come sia questa reinterpretazione dei classici Hanna-Barbera si sta rivelando sempre più interessante, e speriamo che vada avanti a lungo.

Ovviamente vi terrò aggiornati.

Alla prossima.