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martedì 18 aprile 2017

DOV'É LA VERA FORZA?

Ciao a tutti, come va?

Il post di oggi sarà un po' diverso dai miei soliti post, e in particolare dai soliti post in cui finisco per parlare della casa editrice Bonelli... Infatti inizierà con una notizia che non ha niente a che fare coi fumetti, ma che ha molto a che fare con la famiglia Bonelli...Visto che quest'ultima ha donato 500.000 per avviare un centro per la cura e le prevenzione delle malattie nefrologiche infantili, intitolato a Sergio Bonelli, presso il Policlinico di Milano (maggiori dettagli li trovate QUI).

E questo, evidentemente, dimostra che quando i fumetti contribuiscono a generare un capitale possono anche essere utilizzati per dei nobili fini. Certo, in questo caso il capitale è maturato nel corso di decenni, ma il senso non cambia. La vera sfida, però, è fare in modo che il suddetto capitale continui a crescere per fare in modo che possa servire ancora per iniziative di questo tipo.

Quindi diciamo pure che portare avanti una casa editrice come è stata portata avanti la Bonelli, che dagli anni Quaranta a pochi anni fa è stata fondamentalmente una ditta a conduzione famigliare, ha avuto anche dei risvolti positivi nel lungo periodo e forse ha fatto in modo che si potesse conservare un certo tipo di approccio molto "umano" su vari fronti, portando forse alla donazione di cui sopra...

E penso che non fosse solo un'umanità di facciata...

L'unica volta in cui mi sono ritrovato faccia a faccia con Sergio Bonelli è stato ad una mostra di fumetti che si teneva nella mia città (credo fosse più o meno il 1993). Ad un certo punto mi sono ritrovato in un passaggio molto stretto (la mostra era allestita nella cripta di una chiesa sconsacrata) e ci siamo trovati uno di fronte all'altro... Però ero sovrappensiero e non avevo neanche realizzato che era Sergio Bonelli quello che doveva passare. A quel punto mi stavo facendo da parte per far passare questo signore tutto elegante e lui mi ha quasi fulminato con lo sguardo dicendo qualcosa tipo: "Ci mancherebbe! Passa prima tu! E grazie a voi che esistiamo! Siete voi la nostra forza!"... O qualcosa del genere. E mi sembrava davvero convinto. Così l'ho fatto contento e sono passato prima io, mentre questo signore in giacca e cravatta (credo avesse un gessato blu scuro) stava di lato, quasi scostandosi in maniera reverenziale al mio passaggio...


Quando ci ripenso mi fa ancora un certo effetto, e ricordo che mi aveva fatto l'impressione di una persona molto per bene. Poi, ovviamente, aveva una certa formazione e su tante cose aveva finito per fossilizzarsi e/o per improntare la sua casa editrice all'insegna della prudenza e di un certo tradizionalismo di maniera che ha portato la situazione al punto in cui è... Però mi viene da pensare che si impegnasse davvero e che i lettori, per lui, venivano davvero prima di tutto.

O perlomeno l'idea di lettore con cui aveva più famigliarità.

Ecco... Direi che mi aveva rimandato l'impressione di un editore che faceva il suo mestiere con tanto spirito di servizio, e la gente - probabilmente - aveva finito per percepirlo anche dal fatto che si premurava sempre di chiedere scusa ogni volta che aumentava i prezzi delle sue testate.

Altri tempi.

Adesso, forse, la situazione è un po' sbilanciata al contrario, e mi viene da pensarlo a seguito di un episodio che mi è capitato in questi giorni. Un mio contatto su facebook, che ci tiene a rimanere anonimo, ci teneva a segnalarmi alcune parentesi omosessuali in un paio di recentissimi albi Bonelli (a proposito: voi segnalatemeli sempre, mi raccomando!). Oggi, però, più che sulle sequenze in quanto tali, volevo concentrarmi sul segnalatore anonimo... Perchè mi ha fatto riflettere su alcune cose.

Andiamo con ordine.

Il caro anonimo mi ha segnalato un personaggio molto frou frou che compare in DAMPYR 204 di marzo... Di quelli che perdono il controllo quando vedono un guardaroba con i boa di struzzo e le scarpe col tacco...

E successivamente mi ha segnalato il primo numero dell'ultima miniserie dedicata all'universo di ORFANI (in uscita questo mese), e cioè SAM, in cui si scopre che il Governatore Garland (personaggio abbietto e ambizioso) è gay e sembra voler usare il sesso come un mezzo per raggiungere i suoi scopi... Soprattutto quando c'è di mezzo il clone perverso di Ringo (il protagonista storico di ORFANI)... E infatti, poichè si parla di due personaggi gay negativi, ci scappa anche una scena che - evidentemente - arriva dopo un focoso amplesso... E tra l'altro penso che sia la prima volta che una scena del genere arriva in un albo Bonelli...


Come potete intuire il segnalatore anonimo mi ha mandato delle foto scattate con lo smartphone... E lo ha fatto perchè anche se aveva uno scanner non voleva rovinare i suoi fumetti: infatti si è definito un collezionista di fumetti Bonelli e mi ha pregato di non essere troppo spietato quando avrei discusso delle sue segnalazioni...

In effetti avrei potuto recuperare l'albo in questione per fare delle scansioni migliori, ma credo che il valore simbolico di questi scatti fatti con lo smartphone sia interessante... Visto che dimostra che non solo ci sono ancora dei gay che collezionano fumetti Bonelli, ma che non osano nemmeno infilarli nello scanner per non rischiare di rovinarli...

Anche se, diciamolo pure, non è che i suddetti fumetti abbiamo lo stesso approccio premuroso quando affrontano il tema omosessualità.

Intendiamoci: come ho detto in passato non c'è niente di sconvolgente nel fatto che una casa editrice utilizzi personaggi omosessuali simpaticamente frou frou o tendenzialmente malvagi mentre hanno una vita sessuale... Il problema è la pressochè totale assenza di personaggi simpaticamente gay senza essere frou frou e l'associazione fra la rappresentazione della sessualità gay (o, più in generale, la rappresentazione esplicità dell'omosessualità) e qualcosa di negativo (personaggio o situazione che sia).

Senza contare che la libertà di rappresentare un certo tipo di personaggio o di situazione, pur con tutti i suoi vincoli e i suoi stereotipi negativi, continua ad essere concessa soprattutto a titoli che sono in caduta libera e che non hanno niente da perdere (o quasi).

Eppure i lettori gay/gay friendly che ancora seguono questa casa editrice esistono, e forse meriterebbero anche una rappresentanza di altro tipo. Anche perchè quelli disposti a rassegnarsi sono sempre meno e quelli potenziali che vengono tenuti alla larga da scelte di un certo tipo sono sempre di più.

Tra l'altro il segnalatore anonimo si è lasciato un po' andare e mi ha confidato che il suo sogno segreto sarebbe quello di vedere Dylan Dog in una storia, magari in un COLOR FEST, dove si ritrova a letto con un uomo... Possibilmente una storia disegnata da Jacopo Camagni...

Non so quale delle due cose sia più improbabile, per la verità, ma il punto è che - dal punto di vista prettamente tecnico - questo desiderio non sarebbe nemmeno così impossibile da realizzare... Se ci fosse la volontà di realizzarlo, ovviamente... O magari se chi di dovere prendesse coscienza del fatto che sono i lettori che danno senso alle case editrici, e che rappresentano la loro vera forza (come sentii dire da Sergio Bonelli)...

Anche i lettori gay o quelli che, semplicemente, si sono stufati di vedere i gay rappresentati in maniera stereotipata, anacronistica e/o a prova di pregiudizio omofobo.

Alla prossima.

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sabato 15 aprile 2017

CONFERENZE PASQUALI...

Ciao a tutti, come va?

Proprio mentre scrivo al California College of the Arts di San Francisco si sta tenendo la seconda edizione del Queers and Comics: una due giorni di conferenze molto intensa, incentrata - come potete intuire - sul tema dei fumetti a tematica LGBT e di tutto il mondo che gli gira attorno...

Anche se, molto colpevolmente, in Italia le conferenze di questo tipo sono a dir poco rare direi che le cose di cui discutere non sono poche, anche perchè alla suddetta iniziativa partecipano oltre 150 relatori (fra esperti, artisti e operatori del settore) ridistribuiti in quarantatre (avete capito bene: QUARANTATRE) conferenze... Senza contare i due focus su Gengoroh Tagame e Mariko Tamaki (che ovviamente sono presenti). E, se non ci credete, la presentazione dettagliata degli ospiti la trovate CLICCANDO QUI, mentre il programma del Queers and Comics 2017 lo trovate CLICCANDO QUI... Per partecipare era necessario acquistare un biglietto dal prezzo non proprio economico, ma direi che quei 75 dollari per due giorni li valeva tutti...

L'unico problema, se di problema si può parlare, è che durante questo evento non ci sono mai meno di quattro conferenze in contemporanea, quindi è dolorosamente necessario operare delle scelte... E considerando che praticamente tutte le conferenze in programma risultano imperdibili posso solo immaginare come ci si sente a dover rinunciare a questa piuttosto che a quella... Anche perchè i temi coprono un po' tutto lo spettro del fumetto LGBT, dai contenuti alle strategie di promozione, passando per i risvolti tecnici e quello socio-pedagogici... Quindi, in poche parole, si tratta di una vera e propria abbuffata per tutti quelli che sono golosi di questi argomenti...

Il tutto organizzato in una struttura particolarmente adatta a questo tipo di iniziative, come può essere un College con le sue aule e i suoi spazi, che per l'occasione vengono messi a disposizione di una due giorni dedicata interamente ai fumetti LGBT... So che forse posso risultare un pochetto ripetitivo, e forse anche un po' di parte, ma credo che una cosa del genere sia a dir poco notevole... E dà la misura di quello che sono diventati (e di quello che rappresentano) i fumetti a tematica LGBT nel 2017... Perlomeno negli USA...

E così, dopo l'esaltazione che prende il sopravvento mentre segnalo questo tipo di iniziative, arriva l'inevitabile perplessità che accompagna il pensiero che nel nostro paese tutto questo (per ora) resta pura e semplice fantascienza... Tantopiù che se l'ambito accademico ancora non ha pensato di toccare questo argomento, men che meno con una manifestazione che dura qualche giorno (con l'eccezione, forse, del festival NipPop che si tiene all'Università di Bologna, ma che tocca certe tematiche mooooooolto alla lontana), nemmeno le manifestazioni fumettistiche che si tengono nel nostro paese riescono ad affrontare il discorso nel modo che merita (a differenza di quanto accade, tanto per cambiare, nelle manifestazioni fumettistiche statunitensi). E direi che, nel 2017, una situazione del genere pare un po' desolante.

E qualcosa mi dice che, anche se di questo problema ho già parlato in più occasioni, dovrò tornarci presto sopra... Soprattutto in considerazione della piega che sta prendendo il fumetto Made in Italy negli ultimi anni.

Vedremo un po'...

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Alla prossima.

giovedì 13 aprile 2017

MOSTRE CELEBRATIVE...

Ciao a tutti, come va?

Se avete in programma di passare dalle parti di Londra nei prossimi mesi potreste cogliere l'occasione per fare un saltro alla Tate Britain Gallery (CLICCATE QUI), che dal 5 aprile al 1 ottobre ha deciso di dedicare una mostra all'arte Queer britannica prodotta fra il 1861 e il 1967. Queer, in questo caso, è una definizione che si riferisce al significato più tradizionale del termine, e cioè a tutto quello che di insolito ed eccentrico poteva riferirsi in qualche modo al contesto omosessuale. D'altra parte anche il periodo scelto non è casuale: nel 1861 veniva abrogata la pena di morte per il reato di omosessualità e nel 1967, esattamente cinquant'anni fa, veniva depenalizzato l'atto omosessuale... E quale miglior modo di celebrare questo importante anniversario se non andando a riscoprire quegli artisti, per la verità abbastanza coraggiosi, che hanno scelto comunque di lanciare messaggi di un certo tipo in un periodo così delicato?

Tra l'altro si parla delle opere di artisti del calibro di John Singer Sargent, Dora Carrington, Duncan Grant e David Hockney, che - anche se dalle nostre parti sono quasi dei perfetti sconosciuti per tutt auna serie di motivi che un giorno mi piacerebbe approfondire - sono diventati delle vere e proprie icone culturali per la comunità gay britannica, soprattutto in un periodo storico in cui l'arte rappresentava una delle poche possibilità per esprimere liberamente se stessi e i propri desideri... Seppur fra le righe...

Senza contare che attorno a certi artisti, e alle loro mostre, si creavano dei veri e propri "circoli" che facevano da punto di ritrovo per tutti coloro che non avevano altro modo di conoscere e/o frequentare altri omosessuali senza paura di incappare in qualche ammenda o in qualche poliziotto in borghese che avrebbe potuto adescarli.

Se vi interessa il catalogo di questa bella mostra è già in vendita (CLICCATE QUI), mentre sul sito della Tate Gallery potete trovare una descrizione molto dettagliata di come sono articolate le otto sale che compongono il percorso (CLICCATE QUI).

Comunque, se passerete a Londra dal 24 luglio al 12 agosto, potrete combattere la calura estiva visitando anche un'altra mostra che verrà allestita poco lontano, e più precisamente alla Menier Gallery (CLICCATE QUI). Questa galleria d'arte celebrerà la depenalizzazione del 1967 con una mostra fotografica dedicata alla cosiddetta Physique Era (1945-1970)... E cioè a quel particolare periodo in cui alcuni magazine di fitness e di culturismo erano diventati il punto di riferimento principale per quanti cercavano materiale omoerotico sotto mentite spoglie...

E anche questa direi che è una mostra da vedere, soprattutto in considerazione del fatto che attualmente la situazione del Regno Unito non è esattamente idilliaca dal punto di vista della censura. Infatti, anche se solo dal 2002 che in questa nazione la pornografia esplicita è diventata legale, potrebbe essere approvata a breve una nuova Legge che vieta la pornografia con contenuti "inusuali" (con il conseguente blocco di milioni di siti internet). Ovviamente, considerando che in tema di sesso è davvero molto difficile stabilire cosa è inusuale e cosa no, questo potrebbe rappresentare un primo pericoloso passo indietro... E, forse, mostre come quelle che celebrano il cambio di rotta del 1967 potrebbero offrire qualche spunto di riflessione in più anche ai politici inglesi...

Si spera...

Certo è che, anche se in Italia l'omosessualità non è mai stata ufficialmente un reato, è abbastanza curioso notare come dalle nostre parti mostre di questo tipo non se ne facciano praticamente mai... L'ultima (che è stata anche la prima) credo risalga al 2007, e trovò posto a Firenze dopo che venne letteralmente vietata a Milano...

Ci sarebbe molto su cui riflettere.

Alla prossima.

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martedì 11 aprile 2017

TOPI MODERNI...

Ciao a tutti, come va?

Di tanto in tanto, lo devo ammettere, riesco ancora a stupirmi di come la situazione dei fumetti italiani sia diventata così anomala. Talmente anomala da far sembrare "normali" degli episodi che in effetti, in un contesto diverso, aprirebbero comunque le porte a discussioni e riflessioni di un certo peso.

Ad esempio: l'ultimo numero di Topolino ha dedicato la copertina all'ennesima versione paperizzata di un calciatore, nella fattispecie a Gianluigi "Gigio" Donnarumma, giovane portiere (è nato nel 1999) del Milan e della nazionale italiana.

Ovviamente, di per sé,  non c'è niente di male nel celebrare (di nuovo) un calciatore in copertina, tuttavia penso sia abbastanza evidente che quando un settimanale di fumetti Disney finisce per essere segnalato più per le sue copertine con calciatori paperizzati che per i suoi contenuti, allora qualcosa non funziona più tanto bene. Tantopiù che questa volta Topolino è arrivato persino a guadagnarsi una gallery (peraltro parziale) delle sue copertine sui calciatori sul sito di Sky Sport (CLICCATE QUI), e non penso che sia un segnale necessariamente positivo, soprattutto se Topolino punta ancora a conquistare un pubblico generalista.

Certo si può ipotizzare che, rientrando nella galassia della Panini, il settimanale Topolino sia tenuto a fare periodicamente dei service calcistici... Cosi come è ipotizzabile che - essendo il calcio lo sport più popolare in Italia - si cerchi di raggranellare qualche nuovo lettore paperizzando di tanto in tanto qualche calciatore in copertina e/o cercando persino di costruirci sopra delle storie... Che in alcuni casi diventano talmente tante da poter essere raccolte in volumi monotematici...

E anche questo, a ben guardare, non è poi così normale... Anche se ormai sta diventando sempre più frequente.

I dati di vendita di Topolino, da qualche anno, sono blindati (del come e del perchè potrebbe essere stata presa questa decisione ne ho parlato in varie occasioni, ad esempio QUI), quindi non è davvero possibile sapere se le cose stanno andando meglio e se ci sono stati segni di ripresa nel lungo periodo. Gli ultimi dati parlavano di una media venti abbonamenti in meno ogni giorno e di un rialzo temporaneo delle vendite solo in presenza di qualche gadget allegato.

Presumo, però, che le cose non stiano andando particolarmente bene, perchè - vista la situazione - se ci fosse stata una ripresa effettiva i comunicati stampa relativi non sarebbero mancati.

In compenso posso dirvi per certo che la controparte francese di Topolino, e cioè Le Jurnal de Mickey è in ripresa. E posso dirlo perchè fornisce ancora i suoi dati di vendita all'ACPM (Alliance pour les Chiffres de la Presse et des Médias). Così, andando alla sua pagina dedicata, si scopre che dal 2015 al 2016 la testata ha iniziato una timida ripresa dopo anni di continuo ribasso. Infatti le vendite sono aumentate (complessivamente del 1,49% , e del 2,17% in Francia). Tutti i dati li trovate QUI.

Forse questa ripresa può sembrarvi poco rilevante, ma - come ho detto in passato - dovete considerare che in Francia le alternative per i giovani lettori di fumetti non mancano. Oltretutto Le Journal de Mickey ha un target ben preciso, e cioè la fascia d'età compresa fra i 7 e i 14 anni, che ha sicuramente a disposizione tantissimi altri modi per passare il suo tempo libero. E infatti, per la cronaca, se Le Journal de Mickey nel 2016 ha segnato una ripresa generale non si può dire altrettanto di Spirou (che, anche se in Francia ha guadagnato un 1,32% ha registrato un -0,12% complessivo nell'area francofona).

Quindi, a questo punto, potrebbe essere interessante analizzare quelli che potrebbero essere i motivi che hanno determinato la ripresa de Le Journal de Mickey in questo periodo non proprio facile, in particolare evidenziando quelle strategie che Topolino NON applica in Italia.

Partiamo, quindi, dal numero attualmente in edicola: la prima cosa che ho notato è che anche Le Journal de Mickey - in copertina - annuncia un servizio sui campioni... Però in questo caso si tratta di campioni di videogiochi (un argomento che trova spesso spazio nel settimanale)... Quando è stata l'ultima volta che Topolino ha messo in copertina la parola videogame?

Inoltre, come da tradizione, nelle pagine di Le Journal de Mickey trovano spazio anche fumetti non disneyani, e addirittura segnalazioni di fumetti per ragazzi che - tecnicamente - potrebbero fare concorrenza al settimanale, ma che in realtà vengono considerati alla stregua di film, serie televisive e altri prodotti di intrattenimento... E che possono fornire un valore aggiunto ai suoi contenuti e alle sue rubriche.

Questa settimana, ad esempio, si parla della serie Légendaìres di Patrick Sobral...

E, a proposito di fumetti non disneyani, un'altra cosa che non ho potuto fare a meno di notare è che tramite il sito ufficiale de Le Journal de Mickey (CICCATE QUI) gli abbonati, e solo gli abbonati, possono partecipare a una gran quantità di concorsi che mettono in palio anche e soprattutto fumetti per ragazzi non disneyani. E, sempre attraverso il sito, è possibile interagire direttamente con la rivista inviando foto, disegni e altro che potrebbero essere poi selezionati per la pubblicazione (sul sito o addirittura sul settimanale).

Tuttavia la vera grande differenza fra il sito de Le Journal de Mickey e quello di Topolino è che mentre quest'ultimo è totalmente autoreferenziale, quello di cui cui stiamo parlando è un vero e proprio magazine che segnala varie news (di musica, cinema, videogiochi e altro) che potrebbero interessare il suo pubblico di riferimento. Certo si parla anche di produzioni Disney, ma non si esclude tutto il resto. E, soprattutto, si cerca di coinvolgere i lettori con tutta una serie di attività e di proposte che li mettono al centro del settimanale, e non li considerano solo elementi passivi...

E così se la stampa generalista parla di Topolino per via delle sue copertine coi calciatori, in Francia parla de Le Journal de Mickey perchè ogni anno seleziona una giuria che deve votare il miglior romanzo e il miglior fumetto dell'anno: il  Grand Prix des lecteurs du Journal de Mickey.

E badate bene che la suddetta giuria non è messa assieme a caso, ma i membri che vengono scelti ogni anno devono farsi avanti di loro iniziativa per poi essere vagliati dalla redazione (CLICCATE QUI) e dal Presidente della giuria (che quest'anno sarà la scrittrice Marie-Aude Murail)... E infatti anche se il premio è in autunno la possibilità di sottoporre le candidature scadeva all'inizio di aprile.

Da notare che questo settimanale promuove anche i concorsi che non gestisce direttamente, ma che hanno comunque un certo valore culturale... Come il  Grand Prix Poésie RATP, dedicato ai poeti in erba fra i 12 e i 18 anni (CLICCATE QUI).

Intendiamoci: anche Le Journal de Mickey, come Topolino, cerca di dare spazio a cose un po' più frivole come le varie celebrità nazionali, però lo fa con un'approccio abbastanza diverso rispetto alla controparte italiana. Ad esempio: quest'anno ha selezionato 75 celebrità dell'area francofona e ha incaricato l'agenzia demoscopica IPSOS di portare avanti un'indagine fra il pubblico di età compresa fra i 7 e i 14 anni (e cioè il suo pubblico di riferimento dichiarato), con lo scopo di selezionare i 50 più conosciuti. In un secondo tempo, chiedendo di dare loro un voto da 1 a 10, ha realizzato una bella classifica delle celebrità più popolari fra i giovani francesi... E il risultato di questa particolare pagella, di cui ovviamente hanno parlato molto anche i media generalisti, potete vederlo anche voi qui sotto...
Al di là della bella idea di fare un sondaggio di questo tipo per farsi pubblicità e al tempo stesso per conoscere i gusti del pubblico potenziale della rivista, direi che è abbastanza interessante notare che al primo posto c'è un cantante, seguito da due calciatori, un umorista e un campione di arti marziali.

Ammetto che sono estremamente ignorante in fatto di celebrità francofone, ma non ho potuto fare a meno di notare che in questa particolare classifica la quota gay/gay friendly non è stata esclusa a priori, anzi...

A parte il cantante Mika, che si è comunque piazzato in una dignitosa trentesima posizione, ho riconosciuto in quarantesima posizione il suo collega Keen'v, che qualche anno fa divenne famoso per una canzone molto esplicità contro l'omofobia (anche in famiglia) che si intitolava "Commes le autres" e il giovane attore Rayne Bansetti al nono posto... Rayne Bansetti (foto sotto) è diventato famoso in Francia perchè dal 2015 interpreta la parte di un ragazzo gay di nome Dimitri nella fiction televisiva Clem.

Inoltre nella lista non mancano nemmeno i personaggi che sono diventati icone lesbiche, come la cantante Zazie (vero nome Isabelle Marie Anne de Truchis de Varennes)...

In realtà, facendo una ricerchina veloce su internet, fra i cinquanta nomi che compaiono in questa lista ce ne sono molti altri che in qualche modo hanno avuto a che fare col mondo gay... Fra dichiarazioni gay friendly, ruoli gay, debutti in locali gay e via dicendo... Per non parlare di quelli che in qualche modo non hanno mai voluto smentire le illazioni sul loro presunto orientamento omosessuale. Eppure non solo questi personaggi sono stati selezionati da Le Journal de Mickey per essere votati dal pubblico di 7/14 anni, ma in qualche caso si sono guadagnati anche delle posizioni abbastanza interessanti.

Cosa questo può voler dire lo lascio decidere a voi.

Personalmente sono abbastanza convinto che se Le Journal de Mickey ha iniziato a riguadagnare punti è anche perchè ha scelto di non ripiegarsi su se stesso, concentrandosi su di un pubblico di riferimento preciso da coinvolgere in maniera sempre più diretta.

Mediamente nel 2016 ha venduto 105.000 copie a settimana, e per una rivista che si rivolge ad un pubblico circoscritto come quello dei 7/14 anni direi che non è male. Probabilmente Topolino in Italia vende ancora qualcosa in più, ma non bisogna dimenticare che cerca di raggranellare lettori ovunque e in tutte le fasce d'età: dai fans dei Pooh ai tifosi di calcio, passando per il pubblico di Sanremo... Concordando preventivamente una serie di service a dir poco imbarazzanti, che forse non contribuiscono più di tanto a fargli guadagnare punti nella fascia di pubblico dei 7/14 anni.

E in effetti se, molto ipoteticamente, anche Topolino decidesse di fare una selezione di celebrità italiane da mettere in classifica e da far votare... Beh... Non so perchè, ma ho la sensazione che l'età media sarebbe molto più alta e/o che i calciatori sarebbero almeno il 50% dei selezionati... Senza contare che la rappresentanza gay/gay friendly sarebbe pressochè inesistente.

Certo è che, se anche Topolino commissionasse un sondaggio del genere ad una società esterna, sarebbe davvero molto interessante verificare se il pubblico potenziale italiano dei 7/14enni, quello vero, condivide il suo punto di vista oppure no... E qualcosa mi dice che le sorprese non sarebbero poche.

D'altra parte se gli editori italiani non fanno questo tipo di sondaggio (o se, dopo averlo fatto, preferiscono non renderlo pubblico) un motivo ci sarà...  Così come ci sarà un motivo se preferiscono non rendere pubblici i loro dati di vendita, a differenza degli editori francesi.

À la prochaine...

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