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venerdì 12 gennaio 2018

INTANTO IN GIAPPONE...

Ciao a tutti, come va?

Siccome è da un po' che non parlo di Giappone oggi volevo dedicare un post al vento che soffia dall'Oriente in questo inizio 2018... E che a quanto pare è un vento che porta segnali di cambiamento...

Partiamo dal fatto che, in generale, anche in Estremo Oriente (seppur a vari livelli e facendo le dovute distinzioni) si sta iniziando a rimettere in discussione il modo di considerare l'omosessualità, anche per via di una globalizzazione galoppante che - per fortuna - è capitanata da nazioni e culture che hanno sdoganato l'argomento e che hanno dimostrato coi fatti di non volerlo relegare ai margini della coscienza collettiva. Oltretutto il fatto che in Australia siano da poco arrivati i matrimoni omosessuali, dopo un lungo dibattito, sicuramente ha contribuito a sensibilizzare ulteriormente tutta l'area limitrofa. E d'altra parte il Giappone resta l'unico paese del G7 a non avere una forma di riconoscimento nazionale per le coppie omosessuali, e la situazione sicuramente inizia ad avere un certo peso sull'opinone pubblica...

Ovviamente, siccome in questi casi la società civile arriva sempre prima, e anche alla luce del fatto che in Giappone il rapporto con la sessualità non è tarato dal senso di colpa cristiano, sembra proprio che qualcosa si stia sbloccando anche a livello di intrattenimento pop, e una volta tanto non si tratta dei BOYS LOVE per ragazze e di tutti i loro prodotti derivati. Infatti a marzo il canale NHK proporrà una miniserie live in tre parti tratta dal fumetto di Gengoroh Tagame IL MARITO DI MIO FRATELLO (pubblicata anche in Italia da Panini).

Non è la prima volta che in Giappone viene realizzata una miniserie ispirata a manga con protagonisti omosessuali, ma è sicuramente la prima volta che ne viene realizzata una che pone l'accento su temi come i matrimoni, l'affido dei bambini e la dimensione "famigliare" delle persone gay. Il tutto con un piglio realistico e senza i fronzoli da manga per ragazze, per intenderci. Potrebbe sembrare una cosa banale, ma tanto banale non è. Ad ogni modo ruolo di Yaichi sarà interpretato da Ryuta Sato e ad interpretare Mike (il vedovo del fratello gemello di Yaichi) sarà Baruto Kaito, ex lottatore di sumo e attualmente praticante di arti marziali miste di origine estone (li vedete qui sotto).

Maharu Nemoto interpreterà la piccola Kana (nipote di Yaichi), mentre Yuri Nakamura sarà Natsuki, la madre di Kana. Gengoroh Tagame, che è stato invitato sul set, si è detto molto soddisfatto di come i lavori stanno procedendo, anche se per ovvi motivi non ha potuto fare foto. Qualche anno fa una cosa del genere, obbiettivamente, sarebbe stata perlomeno improbabile anche in Giappone.

Tuttavia a confermare il fatto che, forse, in Giappone si sta risvegliando l'interesse per un'interpretazione più moderna delle tematiche omosessuali, c'è anche il fatto che è stata annunciata la prima serie animata dedicata al manga Banana Fish di Akimi Yoshida, che è stato realizzato fra il 1985 e il 1994 (nei primi anni del 2000 ha avuto anche un'edizione italiana, sempre per la Panini). Come e perchè venga ripescato a distanza di ventitrè anni dalla sua conclusione può avere a che fare col fatto che questo poliziesco è ambientato negli Stati Uniti e che uno dei protagonisti è un giovane omosessuale dichiarato dal taglio molto moderno (che guardacaso è anche il soggetto dei teaser che si sono visti finora)?

Tra l'altro questa serie, che si vedrà sul canale Fujy TV, verrà gestita da uno staff di tutto rispetto: Hiroko Utsumi (Free!) dirigerà la serie per lo Studio MAPPA, mentre Hiroshi Seko (Ajin, Mob Psycho 100, Inuyashiki Last Hero) si occuperà di stendere la sceneggiatura e Akemi Hayashi (Fruits Basket, Peacemaker, Doukyusei - Compagni di classe -) del character design. In teoria la serie animata viene presentata come una celebrazione dei quarant'anni di carriera della mangaka che ha ideato la storia originale, ma penso che sia evidente che se la serie animata di Banana Fish arriva solo ora (peraltro necessitando di un lavoro supplementare di aggiornamento) il quarantennale di Akimi Yoshida è più che altro una coincidenza. Più probabilmente in Giappone si sta sviluppando un diverso tipo di interesse - più inclusivo - nei confronti dell'omosessualità... Non più intesa come una tematica di interesse prettamente feminnile, ad esempio.

A riprova di questo teoria penso sia il caso di citare perlomeno l'ultima serie dedicata al Devilman di Go Nagai, quella coprodotta da Netflix, e cioè DEVILMAN CRYBABY... Che si è posta il non facile obbiettivo di aggiornare il mito di Davilman per le nuove generazioni, quando era già stato sviscerato (è il caso di dirlo) in tutti i modi possibili e immaginabili nei decenni scorsi. Quest'ultimo progetto, evidentemente, cerca di prendere gli elementi più incisivi dalle varie incarnazioni di Devilman (c'è spazio persino per le autocitazioni, visto che nella serie si vede che in TV danno ancora il cartone animato di Devilman degli anni Settanta). Che ci fossero sottotesti omosessuali fra i due protagonisti principali lo si intuiva fin dalla prima versione del manga nel 1972, ma secondo me l'elemento interessante di questa serie è la presenza dell'omosessualità come un elemento perfettamente integrato nel contesto narrativo... A partire dal sabba orgiastico in cui il protagonista si fonde col demone Amon, e in cui sono presenti diverse coppie gay e lesbiche che amoreggiano spudoratamente sullo sfondo, nell'indifferenza generale.

Inoltre c'è almeno un comprimario dichiaratamente gay, che viene mostrato quando piange per la perdita del suo compagno e quando amoreggia con quelli nuovi, con tanto di rapporti anali presentati in soggettiva...





Inoltre c'è anche modo di accennare al fatto che esiste una pornografia gay che conta - anche economicamente - quanto quella etero... Tant'è che si intuisce che i fotografi che cercano modelli per video e foto di un certo tipo non si fanno alcun problema al riguardo...

Ci terrei a ribadire il concetto che si tratta di una serie cult di Go Nagai (quello di Mazinga e Goldrake, per intenderci), e che si tratta della prima serie di Devilman nata da una cordata internazionale (tant'è che in anteprima mondiale viene presentata su Netflix, con tanto di versione italiana rilasciata in contemporanea). E vorrei ribadire anche che NON si tratta di una serie gay, o di BOYS LOVE per ragazze, ma di un horror caratterizzato da un'escalation di squartamenti e situazioni raccapriccianti di ogni tipo, e in cui - ovviamente - la sessualità etero ha il peso maggiore. Però, forse anche perchè c'era di mezzo Netflix, questa volta si è potuto parlare liberamente ANCHE di omosessualità. E si è scelto di farlo presentandola per quello che è, e integrandola nella trama come un qualsiasi altro tema di fondo...

Senza nemmeno utilizzare i tipici accenti stereotipati e/o eccessivi e/o umoristici e/o grotteschi che hanno accompagnato spessissimo  l'omosessualità maschile nelle produzioni giapponesi che non si rivolgono nello specifico alle amanti dei BOYS LOVE, anche recentemente (qui sotto vedete un personaggio della saga di One-Punch Man, giusto per rendere l'idea)...

E probabilmente anche questo ha contribuito a dare alla serie un taglio molto internazionale, contemporaneo e giovane, cosa che EVIDENTEMENTE era studiata dall'inizio, tantopiù che in questa serie internet e i social sono davvero molto presenti... E c'è persino modo di inserire un cameo dell'attuale inquilino della Casa Bianca...

Comunque, tornando al succo del discorso, la sensazione è che anche in Giappone sia in corso un cambio di rotta, che si inizia ad evidenziare anche nelle produzioni televisive legate all'immaginario pop e ai manga. E se questo cambiamento inizia ad essere evidente persino nell'ultima versione di Devilman forse è lecito aspettersi altre sorprese nel prossimo futuro.

Staremo a vedere.

Alla prossima.

lunedì 8 gennaio 2018

SUPEREROI CON SUPERPROBLEMI (A MONTE)...

Ciao a tutti, come va?

Gabriele Salvatores lo aveva annunciato già da un po', e a quanto pare è una persona che mantiene le promesse. Infatti nelle sale è appena arrivato il sequel de IL RAGAZZO INVISIBILE, ovvero IL RAGAZZO INVISIBILE - SECONDA GENERAZIONE. In realtà sarebbe dovuto uscire sotto le feste di Natale, ma probabilmente visti i risultati del primo capitolo, uscito nelle sale a cavallo del Natale 2014, il distributore deve avere pensato che fosse meglio puntare al periodo che va dalla Befana in poi. Incrociando le dita e tutto quello che poteva incrociare, probabilmente...

Nel senso che, dati alla mano, il primo capitolo - che pure era stato promosso in tutti i modi possibili e immaginabili, e annunciato come il ritorno dei "cinefumetti" italiani (SIGH!) - aveva incassato cinque milioni di euro su un costo di produzione che si aggirava intorno agli otto, ai quali - presumo - bisognerebbe aggiungere i costi di distribuzione e promozione. Tecnicamente si è trattato di un flop clamoroso, perlomeno in Italia. E probabilmente nel mercato dell'home video e nel resto del mondo non dev'essere andato molto meglio (anche perchè tutta questa distribuzione internazionale non l'ha avuta, alla fine), anche se forse - e dico forse - potrebbe essere andato un po' meno  peggio a livello di diritti televisivi (e di altro tipo).

In ogni caso non è certo diventato un blockbuster e gli unici due riconoscimenti internazionali che ha ottenuto sono stati quello di miglior film per ragazzi al Minsk International Film Festival Listapad (un Festival bielorusso, che di solito promuove i titoli prodotti dalle ex repubbliche socialiste) e l'European Film Academy Young Audience Award 2015, di cui la produzione va molto fiera. Ovviamente nessuno si è premurato di ricordare che gli altri due film in lizza per il premio (assegnato da una giuria europea di giovanissimi spettatori) erano You're ugly too, un film irlandese che parla di un'orfanella in affido e My skinny sister, un film svedese che racconta la storia di una ragazzina bulimica. Roba allegra, insomma. Così come nessuno si è premurato di ricordare che il regista del primo film, Mark Noonan, è nato nel 1982 e che la regista del secondo, Sanna Lenken, è nata nel 1978... E che per entrambi si trattava del primo film per il cinema. Quindi tanti complimenti per il premio, ma considerando che Gabriele Salvatores è nato nel 1950, che fa film dal 1983 e che ha vinto pure un Oscar... Ognuno tragga le sue conclusioni.

Inoltre, altro piccolo dettaglio, IL RAGAZZO INVISIBILE nasceva come progetto crossmediale, visto che in contemporanea al film venivano proposti il romanzo ufficiale e una miniserie integrativa realizzata dalla Panini. Però anche in questo caso le cose non devono essere andate proprio benissimo, dato dal 2014 a oggi il lato crossmediale non è più stato portato avanti, e solo ora - a cavallo del secondo film - si parla di un nuovo romanzo e di una nuova miniserie a fumetti... Quindi più che di un progetto crossmediale si dovrebbe parlare di una strategia promozionale a cavallo della distribuzione dei due film. E la cosa è particolarmente interessante perchè - effettivamente - una serie a fumetti ufficiale che coprisse gli eventi intercorsi fra il primo e il secondo film avrebbe avuto un suo perchè... Però, a quanto pare, dopo i risultati de IL RAGAZZO INVISIBILE hanno tirato tutti i remi in barca, in attesa di un eventuale rilancio attraverso il secondo film...

La domanda é: il rilancio ci sarà? Il secondo capitolo sarà davvero meglio del primo e avrà i toni più adulti lungamente annunciati? A giudicare dal trailer (lo vedete qui sotto) e dalle prime recensioni, in realtà, sembra che si tratterà di un nuovo buco nell'acqua, e probabilmente le cose andranno anche peggio rispetto alla prima volta, dato che tutta la gente che è già rimasta delusa da questo progetto non è detto che gli conceda una seconda possibilità. Inoltre in questi tre anni è verosimile pensare che gli estimatori delle produzioni a tema supereroistico siano aumentati, anche solo per il moltiplicarsi dei serial televisivi a tema, e che abbiano raffinato i loro gusti di conseguenza... Con buona pace di una produzione che non si capisce bene con che criterio sia stata portata avanti, a partire dalla scelta degli attori... Che continuano a risultare molto poco credibili nel loro ruolo.
  L'attore protagonista, in particolare, con gli anni sta assumendo una fisicità sempre più androgina, e sarebbe molto più adatto a ruoli di tutt'altro genere, o comunque ad un personaggio caratterizzato in tutt'altra maniera... Anche perchè il suo sguardo perennemente serio e imbronciato - in cui si sforza di comunicare un perenne tormento interiore - finisce per renderlo involontariamente comico. Senza contare che le doti recitative del cast non sono in linea con una produzione di questo tipo, e probabilmente - per salvare il salvabile - non sarebbe stato male far doppiare il tutto. I registi italiani che scimmiottavano i film di genere americani fra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, inventando sottogeneri come il peplum, il poliziottesco e lo spaghetti western, se non altro, avevano l'umiltà di riconoscere che se i loro attori avevano la presenza fisica, ma scarseggiavano su altri fronti, un bel doppiaggio poteva aiutare... Gabriele Salvatores, ovviamente, non ha quell'umiltà, anche perchè viene dai film d'autore, e i risultati sono quelli che sono (anche perchè gli attori di questo film scarseggiano anche in fatto di presenza scenica).

Se fossi malevolo potrei dire che IL RAGAZZO INVISIBILE e il suo sequel, più che altro, sono operazioni commerciali che a monte nascono per monetizzare anche in Italia un filone che attualmente sta ottenendo grandi riscontri, senza però averne i mezzi e senza essere gestite da persone che sanno davvero come gestire l'argomento. Qualcosa di simile - nell'approccio - non tanto ai peplum, agli spaghetti western e ai poliziotteschi degli anni Settanta, quanto ai cosiddetti film "d'imitazione" realizzati in Italia negli anni Ottanta... E cioè, ad esempio, i film fantasy che vennero prodotti in abbondanza dopo il successo internazionale di Conan il Barbaro, o quelli post apocalittici arrivati dopo Mad Max, o ancora quelli a base di cyborg arrivati dopo Terminator...



Come? Dite che non avete idea dei film di cui parlo, anche se ne sono stati girati un centinaio? Ecco... Se non avete mai sentito parlare di questi film di serie C un motivo c'è. E credo che sia lo stesso motivo per cui - fatte le dovute proporzioni - fra una trentina d'anni nessuno si ricorderà più de IL RAGAZZO INVISIBILE... Con la differenza che i suddetti film avevano meno pretese e un cast che era fisicamente adeguato al genere di riferimento (tra l'altro doppiato in maniera dignitosa), con tanto di locandine in stile videogame anni Ottanta in grado di attirare il pubblico a cui puntavano, mentre IL RAGAZZO INVISIBILE è quello che è (comprensivo di locandine che non sono nè carne nè pesce).



Inoltre i suddetti filmoni a basso budget, che miravano soprattutto a fare soldi nel mercato home video internazionale, erano molto meno vincolati rispetto a IL RAGAZZO INVISIBILE, che oltre ad avere tutta la zavorra tipica delle produzioni italiane per ragazzi deve rendere conto dei suoi contenuti alla RAI che lo ha coprodotto assieme alla Indigo Film (che coi supereroi non c'entra assolutamente nulla, ma che dopo l'Oscar per La Grande Bellezza continua a sperare di fare "il colpaccio" con i supereroi "d'autore", evidentemente... A meno che non fosse tenuta a dare un seguito a IL RAGAZZO INVISIBILE per degli obblighi contrattuali presi in precedenza, e questo spiegherebbe molte cose).

La cosa ironica è che, volendo, l'unico modo in cui questo film avrebbe davvero potuto distinguersi e valorizzare la fisicità del protagonista sarebbe stato quello di trattare argomenti che un film italiano per ragazzi non sarà mai libero di trattare, visto che Ludovico Girardello (e cioè "il ragazzo invisibile") sarebbe stato molto adatto - ad esempio - ad interpretare il ruolo un ragazzo transgender, bigender, gender queer o magari agender... O perlomeno  per vestire i panni di un personaggio sessualmente atipico.

Cosa che ovviamente non avviene, visto che l'obbietivo di questi film è quello di rielaborare (male) tutta una serie di clichè dei film di supereroi che ormai hanno fatto il loro tempo, senza osare più di tanto. Anche perchè, evidentemente, non si tratta realmente di una produzione che parla dei giovani e del loro mondo, ma di come il regista interpreta i disagi dei giovani di oggi, e il loro concetto di "dark" (SIGH!)... Senza avere i mezzi e le competenze per farlo, soprattutto attraverso un genere che non fa parte del suo background culturale.

E penso che l'abisso che c'è fra IL RAGAZZO INVISIBILE e le produzioni supereroistiche di ultima generazione sia diventato ancora più evidente negli ultimi anni, sopratutto per quel che riguarda la varietà dei toni e dei temi trattati da parte dei serial americani. Che effettivamente, in alcuni casi, possono anche essere d'aiuto per i giovani in difficoltà.

Probabilmente sapete tutti che nei serial DC Comics prodotti da Greg Berlanti ha debuttato da poco The Ray, che non è il primo superere gay dichiarato di questo universo narrativo, ma che è il primo a muoversi in una realtà parallela dominata dai nazisti, e infatti viene presentato mentre è imprigionato in un campo di concentramento con tanto di triangolo rosa...

Probabilmente saprete anche che nel primo ciclo di episodi in cui compare (il crossover Crisi su Terra X) c'è stato anche modo di fargli trovare l'amore e di sottolineare la cosa con una serie di baci appassionati. E il messaggio è stato rafforzato dal fatto che l'attore che interpreta The Ray (Russel Towey) e quello che interpreta il suo nuovo amore Citizen Cold (Wentwort Miller) sono omosessuali dichiarati.

Se poi siete fans delle serie di Gerg Berlanti sarete a conoscenza anche della miniserie animata che fa da prequel e che spiega come ha fatto The Ray ad ottenere i suoi poteri, e che di fatto è la prima serie animata trasmessa in TV avente come protagonista un supereroe dichiaratamente gay...

Quello che forse non sapete è che, al di là del sostegno che tutto questo può dare ai ragazzini gay in difficoltà quando cercano modelli e segnali di apertura nei loro confronti, la produzione di The Ray ha pensato bene di collaborare con l'associazione Trevor Project, che dal 1998 porta avanti diverse attività per prevenire il rischio di suicidio nei giovani LGBT... E così The Ray è anche diventato il primo supereroe  che fa da testimonial per un'associazione di questo tipo.
Quindi diciamo che  The Ray, oltre ad essere proposto come un supereroe nel senso moderno del termine vuole anche essere la prova che i supereroi possono ancora avere un valore simbolico e lanciare dei messaggi importanti, soprattutto per i giovani e i giovanissimi. Ovviamente partendo dal presupposto che siano gestiti da chi sa cos'è un supereroe e cosa può rappresentare, soprattutto nel 2018, al di là dei gusti personali.

Morale della favola: è altamente probabile che il secondo capitolo de IL RAGAZZO INVISIBILE rappresenterà l'ennesima occasione sprecata, con l'aggravante di essere un secondo tentativo che poteva fare tesoro degli errori del primo. Per non parlare del fatto che può contare su un lancio che copre oltre trecento sale e sull'appoggio della RAI (che, ad esempio, ha mandato in onda il primo capitolo poco prima che venisse distribuito il secondo)... Nel primo fine settimana ha incassato 915.000 euro, mentre il primo capitolo arrivò a 660.000 euro scarsi, però è anche vero che se la dovette vedere con il debutto dell'ultimo capitolo de Lo Hobbit e con quello di Big Hero Six, mentre il nuovo film ha una concorrenza meno diretta... E probabilmente può contare non tanto su chi ha visto il primo film e vuole vedere come va avanti la storia, quanto su chi NON l'ha mai visto e negli ultimi tre anni si è appassionato al mondo dei supereroi...

Staremo un po' a vedere cosa accadrà... E qualcosa mi dice che dovrò tornare a parlarne.
Se non altro, almeno questa volta, i siti di fumetti italiani sono più circospetti e non si sono lasciati andare a facili entusiasmi, e questo e positivo.

Alla prossima.

martedì 2 gennaio 2018

E CHI BEN COMINCIA...

Ciao a tutti, come va?

Vi anticipo che i primi post di quest'anno serviranno un po' per fare un po' il punto, in Italia e all'estero, e per cercare di inquadrare meglio la situazione... Che in effetti sembra sempre più ingarbugliata, ma che in realtà potrebbe essere molto più chiara e lineare di quanto non appaia a prima vista. Oggi, ad esempio, volevo partire con una riflessione sul concetto di "pubblico occasionale" applicato al mondo del fumetto nell'Italia del 2018.

Una definizione che, probabilmente, andrebbe un tantino rivista... Per capire meglio gli scivoloni che si sono verificati negli ultimi anni, e magari col proposito di scongiurare eventuali scivoloni prossimi venturi.

Partiamo da alcune considerazioni di base. Una volta il pubblico occasionale dei fumetti, in Italia, era fondamentalmente quello che si recava in edicola per comprare tutt'altro e che - per ammazzare il tempo - curiosava in giro e magari provava a sperimentare (anche) qualcosa che si trovava nella sezione dei fumetti. Una lettura economica, facilitata dall'interazione testo/immagini, con temi mediamente più fantasiosi e trasgressivi di quelli proposti dalla narrativa ufficiale e da buona parte dei periodici. Oltretutto si trattava di una forma di narrativa che - a differenza di quella proposta da altri tipi di media stampati - poteva essere valutata semplicemente sfogliandola velocemente prima dell'acquisto.

Diciamo che le le edicole, a differenza delle fumetterie e delle librerie di varia - che attirano un pubblico più mirato - hanno da sempre rappresentato una prima forma di contatto fra il pubblico generalista e i fumetti.

Quella che vedete sotto è la foto della sezione fumetti di un'edicola di medie dimensioni di un paesino di provincia (nella fattispecie il mio), e presumo che rappresenti un buon esempio della situazione attuale, anche perchè l'ho scattata qualche giorno fa (e gironzolando qua e là la panoramica è abbastanza simile ovunque).

Da questa foto si possono trarre molti spunti interessanti, anche perchè questa sezione prende forma in base alle richieste del pubblico. Il primo è che i fumetti di supereroi sono praticamente assenti (alcune edicole hanno una sezione apposita, ma ormai non sono più considerati un elemento imprescindibile), la seconda è che c'è una piccola sezione dedicata ai manga (presumibilmente scelti un po' a caso, anche in base alle novità) e la terza è che i fumetti per ragazzi, diciamo, sono la una netta minoranza (e sono quasi tutti Disney). In compenso la Bonelli occupa quasi la metà dello spazio (praticamente un'intera fila è dedicata a Tex). In realtà in questa edicola ci sono molte proposte per bambini (anche perchè i bambini VANNO SPESSO in edicola, visto che adesso rappresentano un'alternativa molto economica ai negozi di giocattoli), ma NON si tratta di fumetti nel senso classico del termine e comunque si trovano in un'area ben distinta. Altro dato interessante: tendenzialmente questa edicola sceglie di tenere i fumetti più economici e - novità a parte - sceglie i titoli facilmente riconoscibili e pubblicati con più continuità (e forse questo spiega perchè non tiene in considerazione più di tanto i titoli della Cosmo Editoriale, ad esempio).

In compenso le copie di Scottecs Megazine e Dragor Boh della Shockdom sono decisamente abbondanti, e probabilmente anche questo vuole dire qualcosa (anche se c'è ancora chi si ostina fare finta di niente).

Quindi: premesso che per tanti motivi nelle edicole non ci vanno più tutte le persone che ci andavano una volta, se un lettore potenziale andasse in questa edicola per procurarsi tutt'altro e il suo occhio cadesse nella sezione dedicata ai fumetti, e magari provasse a sfogliarne qualcuno, troverebbe sicuramente qualcosa in linea con i suoi gusti?

Probabilmente no, perchè a ben guardare i fumetti italiani a cui i distributori danno la precedenza e che finiscono per intasare le edicole - fondamentalmente - si rivolgono alle seguenti tipologie di lettore: il disneyano, il bonelliano e quello che potremmo definire "il reduce", ovvero una persona che per vari motivi si ritrova ancora in personaggi come Alan Ford e Diabolik. In realtà ci sarebbe una quarta categoria, che potremmo definire "lo sperimentale", ma i fumetti che potrebbero incuriosirlo sono ancora troppo pochi e molte edicole non li tengono (e comunque per sua natura "lo sperimentale" non è detto che prosegua l'acquisto dei fumetti che prova).

Fatto sta che, allo stato attuale, se uno non è già appassionato di fumetti e non si ritrova nelle categorie sopracitate, molto difficilmente passerà dallo stato di lettore potenziale a quello di lettore effettivo. Anche perchè, altro piccolo dettaglio non proprio irrilevante, il pubblico potenziale di oggi per un buon 50% (almeno) non è più solo quello che si muove fisicamente in edicola, quanto quello che naviga su internet.

Che le edicole stessero perdendo il loro ruolo di interfaccia primaria col pubblico potenziale lo si poteva intuire fin dai primi anni Ottanta, in realtà, quando la prima fonte di intrattenimento iniziò a diventare la televisione con la sua sovrabbondanza di serie animate perlopiù giapponesi... Quelle che, tanto per intenderci, all'inizio salvarono il Corriere dei Piccoli dall'ecatombe dei periodici per ragazzi di quel periodo...

Poi, per qualche motivo (le polemiche sui cartoni giapponesi?), il Corriere dei Piccoli non proseguì su quella strada e capitolò nel giro di una decina d'anni (e ogni tanto mi viene da pensare cosa sarebbe successo se, per esempio, avesse iniziato a pubblicare i manga dei Cavalieri dello Zodiaco o di Sailor Moon... Però, ovviamente, a questo punto non lo sapremo mai...). La cosa interessante è che quello che rappresentò la televisione nei primi anni Ottanta, in realtà, oggi è rappresentato anche e soprattutto da internet, con tutto il suo carico di siti, blog e social... Nel senso che è più facile che qualcuno scopra un fumetto nuovo bighellonando su internet, o magari curiosando sul qualche shop online, piuttosto che recandosi fisicamente in edicola. E comunque la televisione, o perlomeno un certo tipo di televisione, CONTINUA ad avere un ruolo importate, soprattutto fra i giovanissimi.

Quindi la vecchia strategia dell'intasamento delle edicole, a quanto pare, al giorno d'oggi più che altro fa tenerezza e può avere un ascendente - forse - sugli analfabeti digitali e sul pubblico attempato... Che comunque è un target che si sta inevitabilmente assottigliando anno dopo anno, con tutto quel che ne consegue.

A parziale conferma di questa teoria può essere interessante dare un'occhiata alle classifiche di vendita relative al 2017 di Amazon in Italia. Nella TOP 20 dei libri più venduti (CLICCATE QUI) sono presenti ben due fumetti... Uno è il primo capitolo della nuova serie di Dragon Ball Super (arrivato assieme alla nuova serie TV) e l'altro è Macerie Prime di Zerocalcare (che, guardacaso, è una presenza costante - e virale - su internet)...

Se però si analizza meglio la TOP 20 di Amazon relativa nello specifico ai fumetti e ai manga (CLICCATE QUI), la situazione è ancora più interessante. Su venti posizioni due sono occupate da Zerocalcare, tre da Dragon Ball Super, sette dal manga My Hero Academia e ben otto (!!!) dal manga One-Punch Man...




Sia One-Punch Man che My Hero Academia sono due manga ispirati al mondo dei supereroi americani... Sarà un caso? O non sarà, piuttosto, che in Italia hanno un grande successo perchè grazie ai film di supereroi in Italia c'è un VASTO pubblico (peraltro cresciuto ANCHE con le repliche di Dragon Ball) che vorrebbe leggere fumetti di supereroi, ma per cui gli attuali fumetti di supereroi - per come sono presentati in Italia, se non altro - sono troppo costosi e del tutto incomprensibili? Forse chi di dovere dovrebbe farci un pensierino... Altro dato interessante: sia One-Punch Man che My Hero Academia hanno la loro (inevitabile) serie animata, ma a differenza di Dragon Ball Super in Italia non hanno mai avuto un passaggio televisivo... Tuttavia entrambi sono disponibili sulla piattaforma VVVID e One-Punch Man è arrivato persino sul sito di Repubblica... Quindi diciamo che forse tutto questo successo non è proprio arrivato per caso, e che è molto indicativo...

A questo punto, però, qualcuno potrebbe anche sostenere che i dati Amazon sono parziali e poco affidabili, ma dando un occhiata ai cinque titoli a fumetti più venduti dal sito IBS (li vedete qui sotto) effettivamente viene il sospetto che queste siano davvero le tendenze del mercato, o perlomeno del mercato alimentato da chi fruisce abitualmente di internet... E cioè da  quelli che potrebbero rappresentare la maggioranza dei lettori potenziali nel prossimo futuro (sempre ammesso che già non lo siano, ovviamente)...


Un altro dato interessante, credo, è che fra i pochi titoli italiani che sono riusciti a farsi largo in edicola come in fumetteria, con tanto di tirature esaurite nel giro di un mese, sia stata un'opera anomala come Nine Stones, che partendo praticamente dal nulla (o meglio: da internet) ha finito per avere un'edizione regolare da edicola, una con copertina speciale per le fumetterie, un'edizione in volume non censurata con tavole inedite e persino un art book erotico... Il tutto in meno di sei mesi. Utilizzando peraltro uno stile di chiara ispirazione manga e che mette in primo piano una relazione omosessuale (dai risvolti alquanto perversi) fra due adolescenti cresciuti nel mondo della malavita...

Per inciso: Samuel Spano (che è l'autore) mi ha detto che il successo è stato tale che l'editore ha dovuto persino posticipare l'uscita dei volumi in fumetteria a causa dell'imprevista mole di prenotazioni che rischiavano di non essere coperte dalla tiratura prevista inizialmente. Cosa questo possa voler dire lo lascio decidere a voi, i dati di vendita precisi dovrebbero essere disponibili a breve, e qualcosa mi dice che dovrò tornare a parlarne...

Morale della favola: la sensazione è che in Italia, all'inizio del 2018, un pubblico potenziale per i fumetti esista ancora, anche se gli editori non riescono a farsi una ragione di quanto è cambiato e delle reali esigenze che potrebbe avere attualmente, soprattutto a livello di contenuti.

Un po' come successe alle pubblicazioni per ragazzi dei primi anni Ottanta, diciamo... Con tutto quello che ne seguì. Adesso staremo un po' a vedere se la storia (la tragedia?) si ripeterà (e se lentamente assumerà proporzioni ben più epiche), oppure se qualcuno avrà il buon senso di analizzare la situazione per quello che è correndo ai ripari finchè può...

Per inciso: di autori italiani che sanno gestire come si deve lo stile manga ne abbiamo tanti, e sono sempre di più. Giusto a dicembre si è tenuta l'ultima edizione del concorso Silent Manga Audition, organizzato dalla casa editrice giapponese Coamix. Ogni edizione ha un tema diverso e i manga in concorso devono essere realizzati senza utilizzare testi. In quest'ultima edizione il tema era la correttezza sportiva, e al primo posto - a parimerito con un aspirante mangaka russo (!) - è arrivata l'italiana Elena Vitagliano... Con una storia ambientata nel mondo dell'atletica leggera (che potete vedere CLICCANDO QUI)...

E la cosa interessante è che in questa edizione altri cinque (cinque!) manga italiani sono rientrati in classifica, ottenendo anche dei premi in denaro (Colosseum di Hagane Ishi, A Good Man di Redjet, Old But Gold di Alex Viva, Will di Luciano Damiano e Arena di Sam Shiro). E non è neanche la prima volta che degli italiani si distinguono in questo concorso (e se vi interessa partecipare alal prossimo trovate tutte le informazioni CLICCANDO QUI).

La domanda è: quanti di questi autori sono debitamente valorizzati dall'editoria nostrana? E quanto potrebbero contribuire ad avvicinare nuovi lettori se non fossero limitati da chi pensa che non bisognerebbe investire più di tanto su di loro? Elena Vitagliano e soci hanno vinto un concorso in cui la giuria era composta anche da Tsukasa Hojo (Occhi di gatto, City Hunter) e Tetsuo Hara (Ken il guerriero), che hanno sempre avuto GRANDI riscontri anche in Italia... In una realtà dove regna il buon senso - e soprattutto considerando il successo che continuano ad avere i manga in Italia - più di qualcuno terrebbe la cosa in debito conto, correrebbe a contattarli e soprattutto li valuterebbe come autori completi, senza vincolarli necessariamente a soggetti e personaggi poco adatti alle loro capacità...

Eppure, non so perchè, ma ho la sensazione che al momento questa idea non sia esattamente al primo posto per chi si sta arrovellando per capire come sia possibile che negli ultimi anni l'editoria a fumetti italiana abbia tanti problemi a rilanciarsi...

Comunque la speranza non muore mai, giusto?

Alla prossima.

domenica 31 dicembre 2017

BUON 2018!

Ciao a tutti, come va?
Nonostante le apparenze non sono morto, e con l'anno nuovo tornerò a importunarvi regolarmente... Anzi, probabilmente vi importunerò in modi e maniere che nemmeno immaginate...
Intanto auguri di Buon Anno e non fate indigestione... A meno che non ne valga la pena, ovviamente :-)