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giovedì 19 ottobre 2017

NUDITÄ GIAPPONESI

Ciao a tutti come va?
Forse, se siete appassionati di manga, saprete già che lo scorso venerdì a Tokyo sono state assegnate le Stelle d'Italia: un'onorificenza rivolta ai cittadini italiani espatriati o agli stranieri che hanno contribuito alla crescita della cultura italiana nel mondo. E forse saprete anche che è stata la prima volta che questa onorificenza è andata ad un autore di manga, o per meglio dire ad un'autrice, e cioè a Mari Yamazaki (che vedete qui sotto nell'ambasciata italiana a Tokyo).

Questa onorificenza viene assegnata dal Presidente della Repubblica (tramite il suo Ambasciatore, ovviamente), e penso che sia interessante sia stata assegnata a Mari Yamazaki (che ora è ufficialmente Commendatore della Repubblica) soprattutto per via del grande successo (in patria e nel mondo) del manga Thermae Romae, e cioè la storia un po' surreale di un ingegnere con la fissa della terme che vive nella Roma dell'Imperatore Adriano e che ha scoperto il modo per viaggiare nel tempo fino al Giappone moderno, traendone ispirazione per il suo lavoro. E penso che il premio dato a questa autrice sia una cosa interessante perchè Thermae Romae, comprensiva di trasposizione animata e cinematrografica (che è stata campione di incassi in Giappone), per forza di cose non ha potuto fare a meno di mostrare una discreta quantità di culetti maschili e di situazioni un po' piccanti e involontariamente/comicamente omoerotiche (perlomeno per gli standard occidentali). E presumo che, di conseguenza, il successo del film in patria sia merito anche dell'attore protagonista Hiroshi Abe e del fatto che avesse un suo perchè...


In effetti pare che in Giappone il manga sia stato persino contestato per la libertà con cui toccava certi argomenti, come il culto del fallo presso i romani... Senza contare che nello svolgimento della storia l'autrice trova anche il modo per parlare della tristezza dell'Imperatore Adriano dopo la morte del suo amato Antinoo...

Quindi diciamo pure che nell'Italia del Moige, dei reality censurati, dell'AGCOM che ostacola la trasmissione delle serie animate giapponesi e dell'omofobia che si esprime anche nella rimozione generalizzata di una buona parte del nostro passato, fa un certo effetto sapere che la prima autrice di manga ad essere insignita di un'onorificenza così prestigiosa sia diventata famosa per un manga di questo tipo... E fa anche riflettere sulle contraddizioni in cui siamo immersi...


Ad ogni modo anche il Giappone, in fatto di contraddizioni, non scherza. Infatti anche in Thermae Romae, e in tutte le sue trasposizioni, era evidente la presenza di mille stratagemmi per non incappare in qualche problema con le leggi nipponiche in fatto ci censura... O meglio: il famigerato - e interpretabilissimo - articolo 175 del Codice Penale, quello che dice che:

"Chiunque distribuisca, venda o mostri in pubblico un documento, immagine o qualsivoglia oggetto di natura oscena sarà punito con la reclusione fino a due anni, una multa fino a 2.500.000 yen o un’ammenda. Lo stesso si applica a chi possieda suddetto materiale con l'intenzione di venderlo."

Il problema è che la Legge giapponese, come peraltro quella italiana, non entra nel dettaglio del concetto di osceno (anche perchè il suddetto concetto è molto relativo), e così - ad esempio - non è considerata oscena la rappresentazione di un atto sessuale, ma la raffigurazione esplicita dei genitali coinvolti. Inoltre col tempo questo divieto ha subito varie modifiche, tant'è che fino a poco tempo fa poteva essere determinato (o meno) dai peli pubici piuttosto che dal concetto di raffigurazione "integrale" dei genitali, anche se poi la situazione si è evoluta... Tant'è vero che nel mirino della censura giapponese oggi possono finire foto di nudo artistico maschile non censurato (come quelle del fotografo Takano Ryudai, che nelle sue mostre del 2014 ha dovuto coprirle con un velo, come vedete qui sotto), mentre i primi piani di penetrazioni anali con oggetti (di tutti i tipi) nei video pornografici non subiscono alcuna restrizione.

In realtà negli ultimi trent'anni si è aperto anche un certo dibattito relativo alla legittimità di un certo tipo di censura, soprattutto quando ci sono di mezzo rappresentazioni grafiche (e di fatto artistiche) piuttosto che foto e filmati. Anche perchè qualcuno si è ricordato che la Costituzione giapponese, all'articolo 21, dice:   

"Le libertà di riunione, di associazione, di parola e di stampa, e tutte le altre forme di espressione sono garantite. Non sarà mantenuta alcuna censura, né sarà violato il segreto di qualsiasi mezzo di comunicazione."

E in effetti, col tempo, le posizioni della censura su un certo tipo di manga di sono ammorbidite. Talmente ammorbidite che il buon Gengoroh Tagame ha deciso che è arrivato il momento di riproporre alcune delle sue prime opere in versione "restaurata", visto che negli anni Novanta era stato costretto a pubblicarle omettendo completamente le parti intime dei suoi personaggi. Il primo titolo a beneficiare di questo trattamento è una sua storia lunga del 1994: Naburi-Mono... Che viene ripresentata in un bel volume da 340 pagine edito dalla Pot Publishing Plus, distribuito proprio in questi giorni.

Per capire meglio la sostanziale differenza fra le censure del 1994 e quelle del 2017, nel manga in questione, potete dare un'occhiata alle due versioni della tavola sottostante: nella prima versione oltra ai genitali veniva censurato anche il punto di contatto fra le dita e l'ano, ad esempio...


Forse fra una ventina d'anni la situazione si evolverà ulteriormente, almeno per quel che riguarda i manga? Staremo a vedere. In realtà, al di là di tutto, penso che questa maggiore apertura nei manga, in particolare per quel che riguarda un certo tipo di erotismo, sia un segnale positivo... Ed è un peccato che in Italia la situazione, perlomeno ufficialmente, non sia poi cambiata così tanto rispetto al 1994 (e che, anzi, sotto certi punti di vista sia persino regredita)... Questo però è un discorso lungo, che meriterebbe un approfondimento a parte. Per ora direi che è meglio festeggiare con Gengoroh Tagame il fatto che finalmente le sue prime storie iniziano ad essere riproposte con tutti quei dettagli che lui sa realizzare così bene...


I tempi cambiano, per fortuna... Anche se spiace un po' il fatto che dalle nostre parti di battaglie per combattere la censura - che pure è ancora molto presente in vari ambiti - non se ne facciano praticamente più.

Alla prossima.

martedì 17 ottobre 2017

CAMBIAMENTI DI PROSPETTIVA?

Ciao a tutti, come va?

Quest'anno si festeggiano i 55 anni di Diabolik. Forse anche voi avrete notato che di questa ricorrenza si è parlato molto poco. In realtà la cosa non mi stupisce particolarmente: il personaggio è sempre meno popolare, i suoi fumetti sono sempre meno venduti e ormai anche cercare di rilanciarlo festeggiando i suoi 55 anni (ma una volta non si festeggiavano i 50?) lascia un po' quello che trova. Questa estate era partita anche una collana di ristampe (straordinariamente) a colori allegate a La Repubblica, ma a giudicare dal fatto che è andata avanti solo per 15 uscite direi che non ha avuto un grande riscontro di pubblico (cosa che comunque avevo pronosticato QUI).

Niente di personale contro Diabolik, però penso che sia interessante notare che, ora che è diventato un personaggio anacronistico e tendenzialmente insipido, capace di perdere tantissimi lettori anno dopo anno, più che su un rilancio effettivo dei suoi contenuti si preferisca cercare di tamponare le perdite proponendo iniziative collaterali per collezionisti all'ultimo stadio, sperando che possano intrigare un pubblico molto più ampio... Magari un pubblico incuriosito dalla fama del personaggio.

E non mi riferisco solo alle ristampe. In questi giorni è stato annunciato un album di figurine di ultima generazione (con figurine olografiche, metallizzate e tutto il resto), prodotto da Panini... Che detenendo i diritti del personaggio per l'estero sicuramente ha tutto l'interesse a cercare di mantenerlo in vita in qualche modo...

Davvero non saprei dire chi potrebbe seguire questa iniziativa... Visto che il pubblico che sostiene Diabolik mediamente ha una certa età (ed è sempre più scarso) e non mi sembra composto da nerd che frequentano luoghi in cui scambiare figurine, mentre i giovani di oggi sicuramente non inizieranno ad apprezzare Diabolik dopo essersi imbattuti casualmente in questa proposta. In ogni caso in qualche modo chi di dovere è riuscito a piazzare il personaggio anche dalle parti della Hachette (forse perchè, non essendo molto ferrati sulla situazione del fumetto italiano, non sapevano che Diabolik è in caduta libera da anni?), che in queste settimane ha iniziato a proporre una collezione di statuine in edicola... E anche in questo caso la domanda è: chi le comprerà? E soprattutto: chi si abbonerà, nonostante tutti i gadget esclusivi compresi nel prezzo?


In realtà, se proprio devo essere sincero, l'idea di una collezione di statuine di Diabolik mi sarebbe sembrata bislacca anche se il personaggio fosse stato all'apice della popolarità. Nel senso che i personaggi ricorrenti della saga sono meno di dieci, mentre quelli secondari - oltre a cambiare ad ogni numero - sono totalmente anonimi (e pressochè insignificanti dal punto di vista estetico). Se poi volessi essere maligno mi verrebbe da pensare questa operazione, più che altro, aveva lo scopo di portare nelle casse della casa editrice Astorina un po' di liquidità con la cessione dei diritti di sfruttamento del personaggio. Anche perchè il fatturato degli ultimi anni non è stato  propriamente incoraggiante, diciamo (CLICCATE QUI). E a questo punto verrebbe da pensare che se tutti i progetti relativi alla serie TV di Diabolik, quella annunciata da SKY,  vanno così a rilento è anche perchè nel frattempo qualche produttore ha analizzato meglio la situazione... In realtà le ultime dichiarazioni al riguardo risalgono al 2016 (CLICCATE QUI), quando Nils Hartmann - capo delle produzioni SKY - riferì:

«Siamo in cerca dell’equilibrio fra il fumetto originale e il Diabolik personaggio moderno. Ci siamo, l’episodio pilota è scritto, c’è un’ipotesi di regia. Ma la nostra regola è che non produciamo finché la sceneggiatura non ci convince. Per scrivere Gomorra ci abbiamo messo tre anni, per Diabolik ci stiamo mettendo anche di più». 

Che, in effetti, potrebbe anche essere un modo molto diplomatico per dire che SKY si era lanciata nell'impresa dando per scontato di avere per le mani un personaggio molto iconico e spendibile (tipo un supereroe americano, per intenderci), per poi ritrovarsi alle prese con una serie talmente piatta, e con un'impostazione talmente superata, da non sapere da dove cominciare per rendere il tutto accattivante per il pubblico di oggi senza stravolgere del tutto le premesse del fumetto... Anche perchè presumo che la casa editrice voglia avere voce in capitolo in qualche modo, e trovare il giusto compromesso - con queste premesse - non sarà semplice... E il fatto che il primo "trailer" che presentava la serie risalga addirittura al 2012 è abbastanza indicativo.

Tuttavia il caso di Diabolik è abbastanza emblematico. Nel senso che dimostra che prima o poi i nodi vengono al pettine, ma soprattutto che prima o poi chi si occupa di intrattenimento deve fare i conti con la realtà e con il fatto che o ci si evolve o non si va da nessuna parte... Soprattutto se il mondo va avanti a prescindere dal fatto che ci si ostini, più o meno consapevolmente, a vivere in una bolla. Esempio: se, molto banalmente, nei serial TV di ultima generazione le tematiche LGBT trovano sempre più spazio e sono sempre più apprezzate dal pubblico internazionale (e soprattutto da quello giovane), come possono essere inserite in una serie TV ispirata ad un fumetto che ha un approccio totalmente superato nei confronti di tutta la questione?

Presumo che gli sceneggiatori di SKY avranno ancora un bel po' da fare.

In ogni caso il fatto che SKY voglia reinventare Diabolik prima di proporlo al grande pubblico è qualcosa su cui vale la pena riflettere, e che probabilmente si inserisce in un contesto più ampio. Un contesto che forse inizia a dimostrare che è arrivato il momento di svecchiare l'editoria a fumetti italiana, prima che sia troppo tardi. E forse non è un caso se persino Topolino, che tradizionalmente è sempre stato molto impermeabile ai contenuti delle serie animate prodotte dalla Disney, ha da poco annunciato che pubblicherà sulle sue pagine la serie prequel dedicata alle nuove DuckTales, quella pubblicata negli USA dalla IDW...

E penso che sia abbastanza evidente che questa scelta non sia stata fatta per promuovere la serie TV, ma per rilanciare Topolino presso il pubblico che si appassionerà alla suddetta serie (che, per inciso, a un mese dal suo debutto negli USA ha stracciato tutti i record di pubblico delle serie Disney prodotte finora). Forse l'editoria a fumetti italiana ha iniziato a togliere la testa dalla sabbia e a rendersi conto che l'autoreferenzialità è un lusso che non può più permettersi? Staremo a vedere... Ad ogni modo penso che sia estremamente interessante anche l'annuncio della sempre sorprendente Editoriale Cosmo, che a quanto pare ha deciso di ristampare la saga di Sprayliz, ideata a partire dai primi anni Novanta da Luca Enoch...

Alcune considerazioni: Sprayliz è un personaggio cult, ma in edicola non ha mai fatto grandissimi numeri. Grazie alla pubblicazione sul mensile antologico INTREPIDO divenne un piccolo "caso", anche per via delle tematiche LGBT che presentava con frequenza e naturalezza (anche perchè la protagonista è bisessuale e poliamorosa), ma quando poi tentò la strada solitaria, con la Star Comics prima e con Macchia Nera poi, fu un disastro. Poi il suo autore prese a collaborare con la Bonelli, non ebbe più tempo per seguire il personaggio nemmeno tramite gli albi che aveva iniziato a proporre solo in fumetteria, e non ha realizzato nuove avventure di Sprayliz dopo il 1998...

Praticamente venti anni fa.

La domanda è: perchè l'Editoriale Cosmo ha deciso di rilanciare Sprayliz proprio in edicola, considerando che per tanto tempo non le ha portato fortuna?  Forse sbaglio, ma la sensazione è che ultimamente questa casa editrice stia dimostrando che, a differenza di alcuni colleghi, non si fa grandi problemi a guardarsi attorno e ad agire di conseguenza. Sprayliz era un personaggio molto avanti rispetto all'epoca in cui venne concepito, un'epoca in cui - molto banalmente - concetti come la bisessualità erano accettati con disinvoltura solo - e forse neanche tanto - nelle grandi città e in cui un fumetto del genere non aveva molti modi per diffondersi e farsi conoscere al di fuori del giro dei fumettari in senso stretto (anche se la sua tredicesima storia, incredibilmente, venne allegata al mensile gay Babilonia). Intendiamoci: Sprayliz ha sempre preso spunto da tantissimi temi, ma la questione LGBT era un po' il suo tratto distintivo... E il fatto che l'Editoriale Cosmo abbia ripescato questo fumetto proprio in questo particolare momento storico (e oltretutto dopo il grande successo di Nine Stones e la riproposta di Kerry Kross) mi sembra tutto fuorchè un caso...
In realtà Sprayliz, per quanto attuale, si può definire un fumetto di modernariato sotto diversi punti di vista, e risulta inevitabilmente datato... Anche perchè è stato concepito in un'epoca senza smartphone, senza social e senza tutta una serie di elementi che adesso per un fumetto del genere sarebbero considerati imprescindibili... Però è pur vero che questo fumetto, che - per inciso - è sempre stato snobbato anche da tutte le collane di allegati che si sono viste in edicola in questi anni, ritornerà a farsi vedere in edicola... E a modo suo questo ritorno ha un certo peso. Anche perchè presumo che se dovesse andare meglio del previsto potrebbe aprire le porte a qualcos'altro. Si vedrà.

Sicuramente i personaggi LGBT che offre il fumetto italiano sono pochissimi, e se l'Editoriale Cosmo volesse proseguire davvero in questa direzione sarà molto interessante verificare cosa si inventerà... Certo vedere delle nuove storie di Sprayliz aggiornate al 2017 (o magari un sequel con i personaggi cresciuti, che introduce ad una nuova generazione di protagonisti), non sarebbe male... Anche perchè nel frattempo la situazione LGBT ha subito una discreta evoluzione e si sente la mancanza di un fumetto italiano in grado di trattare l'argomento come faceva Sprayliz negli anni Novanta... Il che, considerando che sono passati vent'anni, è tutto dire...

Cosa accadrà in futuro non ci è dato saperlo, ma forse questi sono i primissimi segnali che qualcosa ha iniziato a smuoversi sul serio... Anche perchè probabilmente era impossibile che il tempo non facesse il suo corso, prima o poi. Ovviamente a questo punto bisognerà vedere se lo smottamento proseguirà, e soprattutto a cosa porterà...

In ogni caso questo blog ci sarà (^__^).

Alla prossima.

giovedì 12 ottobre 2017

IN DIFESA DELLE NOVITÀ

Ciao a tutti, come va?

Nell'ultima puntata della nuova serie dei Simpsons, la seconda della ventinovesima stagione, Marge e Lisa provano a realizzare un fumetto (in realtà dovrebbe essere una terapia per le ansie di Lisa, ma alla fine salta fuori una graphic novel autobiografica coi disegni di Marge), hanno successo e vengono invitate ad una tavola rotonda sul fumetto femminile durante una convention fumettistica (quel genere di conferenza che in Italia non viene mai organizzata, ma che nelle manifestazioni americane ormai è diventata imprescindibile).

Alla tavola rotonda sono presenti anche le versioni simpsonizzate di tre famose fumettiste reali (che peraltro hanno anche prestato la voce alle loro controparti disegnate). C'è la vignettista Roz Chast (nome storico del New Yorker) che modera l'incontro, e le famosissime Marjane Satrapi (l'autrice del bellissimo Persepolis, in cui racconta la sua giovinezza in Iran) e Alison Bechdel (che ha raccontato la sua vita e il mondo lesbico attraverso una serie di opere imprescindibili, di cui ho parlato spesso anche su questo blog).

Tutto l'episodio, in effetti, trae spunto anche e soprattutto dal mondo del fumetto contemporaneo, con il crescente successo delle produzioni femminili, delle graphic novel e con il sempre maggiore coinvolgimento del pubblico femminile nel mondo del fumetto. Come tutti sanno questa serie animata, da circa trent'anni a questa parte, cerca di fare satira di costume ispirandosi al mondo reale, pertanto direi che quello che succede in questo episodio è abbastanza interessante, visto che prova a fotografare una realtà emergente che ormai è sotto gli occhi di tutti...

Per una curiosa coincidenza questo episodio è stato trasmesso proprio dopo la New York ComiCon di quest'anno, che si è fatta notare per un episodio alquanto increscioso che è successo durante una incontro organizzato fra la Marvel e i rivenditori al dettaglio (e cioè i rappresentanti delle fumetterie), e che ha finito per trasformarsi una specie di aggressione verbale... I fatti sono questi: il 5 ottobre si teneva il Diamond’s Retailer Breakfast con i responsabili della Marvel, e dopo un inizio abbastanza tranquillo pare che qualcuno abbia cominciato a riscaldare gli animi rinfacciando alla Marvel il fatto che aveva stravolto i suoi personaggi storici, sostituendoli con nuove versioni femminili, etniche o altro... Palesando perfino l'omosessualità di alcuni supereroi classici come Iceman/Uomo Ghiaccio (sia nella versione adolescente dislocata temporalmente, sia in quella adulta)...

Col risultato di far crollare le vendite e di giocarsi il pubblico che viene a curiosare in fumetteria per cercare dei fumetti più vicini ai supereroi MARVEL che si vedono al cinema. Da quello che racconta chi era presente (CLICCATE QUI) pare proprio che i toni fossero aspri e il clima abbastanza pesante. Talmente pesante da spingere Stan Lee a fare un intervento sui social... In cui ricorda che cosa è lo spirito della MARVEL e che questa casa editrice ha sempre avuto un occhio di riguardo verso le minoranze e le differenze, anche in tempi non sospetti...
Ovviamente c'è qualcuno che sostiene che Stan Lee sia stato usato, che sia stato scorretto metterlo in mezzo e tutto il resto... Certo è che Stan Lee è ancora una persona molto lucida, e si era fatto avanti per difendere a spada tratta le scelte della casa editrice anche quando nel 2002 decise di presentare come gay il pistolero Rawhide Kid, rivendicando con  orgoglio il fatto che anche dei personaggi omosessuali potessero essere rappresentati. Qualcuna delle interviste di quel periodo può ancora essere recuperata (ad esempio CLICCANDO QUI)...

Ad ogni modo è bene ricordare che la MARVEL è stata la prima casa editrice specializzata in supereroi a mostrare persone afroamericane, o appartenenti ad altre minoranze (compresa quella omosessuale, seppur tramite allusioni), nelle sue storie... Di certo il fatto che buona parte dei suoi responsabili, tra cui lo stesso Stan Lee, fossero ebrei qualcosa ha significato.

Sicuramente questa discussione offre degli spunti di riflessione interessanti: da una parte c'è la MARVEL che ha provato ad intercettare nuove nicchie di pubblico facendo indossare i panni di alcuni dei suoi eroi più famosi a rappresentanti di varie minoranze, e dall'altra ci sono i rivenditori scandalizzati e preoccupati da questa strategia. Chi ha ragione?

Probabilmente per chiarire le cose si potrebbe dare un'occhiata dalle parti della DC Comics, dove effettivamente i supereroi appartanenti a minoranze etniche e sessuali abbondano, ma si tratta sempre di personaggi che affiancano gli eroi esistenti senza sostituirli... Come ad esempio il nuovo Superman cinese... Che ha aperto le porte anche alle versioni Made in China di Batman e Wonder Woman (che a parte il nome non hanno niente a che fare con le loro versioni che operano negli USA)...

O la nuova Superwoman, che ha iniziato a darsi da fare proprio mentre il Superman storico era tornato a far parte dell'universo DC Comics (con tanto di moglie e prole)...

Anche nel caso dei personaggi omosessuali la DC Comics ha sempre puntato su personaggi poco noti, alternativi o creati per l'occasione, piuttosto che su dei personaggi con un passato importante. Tant'è che sul primo bacio del supereroe Bunker, che fin da subito era stato presentato come gay, nessuno ha avuto niente da ridire... Quindi è probabile che nelle lamentele nei confronti della MARVEL ci sia anche una certa componente emotiva, che ha poco a che fare con i dati di vendita...

Anche se poi è pur vero che i comics americani, in generale, vendono sempre meno e che le strizzatine d'occhio alle minoranze non fanno miracoli... Anche perchè se una minoranza è stata snobbata per decenni è difficile che si scopra appassionata di fumetti da un giorno all'altro. E probabilmente questo discorso è particolarmente valido nel caso del pubblico femminile, anche perchè se non fosse stato per l'introduzione dei manga adesso snobberebbe le fumetterie esattamente come faceva fino alla fine degli anni Novanta.

Tantopiù che, al di là dei contenuti, i comics americani degli ultimi anni presentano due grossi problemi "tecnici".

Il primo è che sono complicati da seguire per i neofiti, che - anche se possono ricorrere a internet per compensare le loro lacune  - devono comunque avere una cultura enciclopedica per afferrare pienamente il senso di quello che stanno leggendo. E passare del tempo a documentarsi e fare ricerche  fa perdere il gusto della lettura a chi non è appassionato di certe cose e chiede solo di capire il fumetto che ha comprato...

Il secondo problema, e probabilmente il più grave, è che i fumetti seriali americani di oggi - mediamente - hanno uno svolgimento troppo lento.. Nel senso che - narrativamente parlando - quello che succede in un albo di 24 pagine oggi equivale più o meno a quello che succedeva in tre o quattro pagine di un qualsiasi albo degli anni Settanta e Ottanta... E perchè mai un lettore dovrebbe spendere i suoi dollari per un fumetto che si legge in cinque minuti e in cui sostanzialmente vengono narrati eventi che si svolgono in cinque minuti? Per i bei disegni, i colori eccezionali e le tavole dinamiche? Mhhh... Forse questa tattica poteva anche funzionare in passato, quando era una novità, ma se i comic book avevano più successo quando presentavano storie più "concentrate", per quanto verbose e meno creative dal punto di vista grafico (che però permettevano di inserire più situazioni, più sottotrame, più flashback introduttivi per i neofiti e più materiale da leggere ogni mese), forse non era proprio un caso... E forse non era solo perchè all'epoca c'erano meno alternative per impiegare il tempo libero...

Poi è evidente che se le nicchie di pubblico adesso fanno gola è perchè, al di là di tutto, è perchè il pubblico di una volta (bianco, eterosessuale, cristiano, maschile) non basta più e differenziare l'offerta è una strategia di mercato che potrebbe permettere di ammortizzare le perdite complessive e ampliare il parco lettori... Sempre ammesso che i titoli proposti non vadano a loro volta in perdita (ad esempio scendendo sotto alle 20.000 prenotazioni al mese), perchè in quel caso vengono chiusi senza tanti complimenti. Il punto è che le nicchie di pubblico saranno pure delle nicchie, ma non si lasciano travolgere da un prodotto solo perchè è schierato dalla loro parte, perchè al di là di quello deve essere un prodotto fruibile, divertente e che vale il suo prezzo. Soprattutto in un momento in cui le alternative gratuite per passare il tempo abbondano.

E comunque per conquistare una nicchia di pubblico che per anni è stata trascurata ci vuole tempo e pazienza, e probabilmente un atteggiamento più accomodante di quello che si è visto a New York...

Comunque staremo a vedere cosa succederà.

martedì 10 ottobre 2017

FUMETTI PER GIOVANI

Ciao a tutti, come va?

Il buon Michael Holbrook Penniman Jr., meglio noto come Mika, ha da poco condiviso sul suo profilo Instagram la copertina del numero di Topolino che arriverà in edicola fra due settimane, il 3231, e lo ha fatto perchè (almeno) sulla copertina in questione comparirà lui...

Quindi direi che ora sappiamo che le copertine di Topolino vengono preparate e approvate con almeno due settimane di anticipo, e che se vengono sostituite all'ultimo momento non è per problemi di approvazione da parte della Walt Disney Company (e ogni riferimento ai fatti di qualche anno fa, di cui ho parlato QUI, non è puramente casuale). A questo punto speriamo che la suddetta anticipazione non sobilli giornalisti e bacchettoni, visto che adesso avrebbero due settimane di tempo per fare pressione su Topolino per fargli cambiare idea.

Comunque, se il post di oggi comincia con questa anticipazione, non è per per fare questo genere di pronostici, ma per sottolineare il fatto che la quota di personaggi famosi gay dichiarati sulla copertina di Topolino sta aumentando. Può sembrare un dettaglio da poco, ma forse non lo è poi così tanto, soprattutto se si considera che questa rivista punta ancora ad un pubblico composto prevalentemente da bambini e preadolescenti, e l'omosessualità di Mika (o Tiziano Ferro, che è comparso su Topolino persino con alcune gag da una pagina) non è più un mistero per nessuno.

Segno dei tempi che cambiano? Fra qualche anno saranno possibili ulteriori aperture in questo senso? Sicuramente se ciò avverrà non sarà un processo veloce, anche perchè i fumetti Disney italiani tendono ad essere abbastanza impermeabili ai cambiamenti della società circostante e alla sensibilità reale del pubblico, e probabilmente questa loro peculiarità sarà sempre più evidente col passare del tempo. Ed è molto probabile che l'arrivo delle nuove serie televisive disneyane contribuirà ad evidenziare questa situazione.

La scorsa settimana, ad esempio, nelle nuove DuckTales ha debuttato (in incognito) la nipote ufficiale di Amelia la fattucchiera, Lina, presentata come una preadolescente problematica, ribelle e combattuta... A cui piace rischiare per il gusto di divertirsi...

Un personaggio con una personalità decisamente sfaccettata, con più livelli di lettura e un notevole potenziale, anche perchè - evidentemente - ai bambini e ai ragazzini di oggi è questo il genere di personaggio "multilivello" che piace... Anche perchè sono abituati da diversi anni ad avere a che fare con serie animate solo apparentemente infantili, anche quando lo stile grafico può facilmente trarre in inganno il pubblico adulto più superficiale. E questo mi porta ad una piccola riflessione. 

Ultimamente in Italia, per quel che riguarda i fumetti per ragazzi, ci sono state pochissime alternative ai prodotti Disney e derivati, anche se le edicole sono perennemente invase da bambini e ragazzini a  caccia di gadget, figurine e collezioncine varie. Forse solo la Shockdom, nel suo piccolo, di recente ha tentato di trovare posto sugli scaffali nonostante il monopolio pluridecennale  della Disney... Con fumetti giovani fatti dai giovani per i giovani, che in effetti hanno avuto una notevole risposta di pubblico (fra i giovani).

E in tutto questo scenario, finalmente, la  Bonelli ha annunciato ufficialmente l'uscita del suo primo vero progetto per i lettori fra gli 8 e i 12 anni (se non altro stando alla nota stampa cicrcolata in questi giorni), ovvero Dragonero Adventures, con tanto di prime preview. Il primo albo, in perfetto stile comic book (e con l'evidente proposito di essere riproposto anche all'estero) arriverà in edicola ai primi di novembre, ed è molto atteso sopratutto da quanti vedono in questo esperimento la prima potenziale fase di un rilancio del fumetto italiano d'avventura presso i giovanissimi. Partendo dal presupposto che questa serie sia pensata per piacere ai giovanissimi di oggi, ovviamente... 

Il punto è: gli autori di questo progetto sanno davvero cosa può piacere ai ragazzini di oggi o, come spesso accade, realizzeranno qualcosa che poteva piacere a loro quando avevano dagli 8 ai 12 anni?

Attualmente Luca Enoch e Stefano Vietti hanno rispettivamente 55 e 52 anni, e ovviamente in questo non c'è niente di male, tuttavia se il pubblico a cui vogliono mirare sarà davvero quello composto dai ragazzini nati fra il 2005 e il 2009 (e non il solito pubblico di Dragonero), probabilmente dovrebbero tenere in debito conto che l'idea stessa di intrattenimento per ragazzi con cui sono cresciuti loro è radicalmente cambiata, e il rischio di fare un grosso scivolone è dietro l'angolo... Soprattutto considerando i paletti che probabilmente imporrà una pubblicazione per ragazzi targata Bonelli. Ovviamente non mi riferisco ai disegni e alle tavole, tantopiù che le anteprime sono molto invitanti, quanto ad una questione di approccio ai contenuti, ai dialoghi e ai personaggi.
Partiamo da alcuni dati oggettivi: chi adesso ha fra gli 8 e i 12 anni ha iniziato a guardare la TV con cognizione di causa presumibilmente fra il 2009 e il 2013, e probabilmente sta continuando a guardarla anche adesso. Su che tipo di proposte, quindi, ha formato la sua sensibilità questo pubblico potenziale? Gli anime giapponesi a larga diffusione si avviavano a diventare un ricordo (fatta salva una manciata di titoli), e tra l'altro l'arrivo del digitale terrestre nel 2006 ha portato alla nascita di numerosi canali tematici per ragazzi, che trasmettono 24 al giorno soprattutto serie animate occidentali dal taglio prevalentemente umoristico. Intanto il fantasy classico, quello rilanciato da Il Signore degli Anelli nel 2001 per intenderci, non ha trovato posto nelle produzioni animate per ragazzi degli ultimi dieci anni, che hanno sempre preferito le ambientazioni fantastiche nel senso più ampio del termine. 

Una nicchia di pubblico molto giovane amante del fantasy si è venuta a creare in maniera tangenziale ad altri fenomeni, come ad esempio i giochi di strategia in stile MAGIC o i videogames, un po' meno grazie ai romanzi (visto che per apprezzarli bisogna essere già grandicelli e propensi alla lettura). Tuttavia si può dire che fra i giovanissimi il fantasy coinvolge un pubblico più ristretto rispetto a quello che - per fare un esempio banalissimo - negli anni Ottanta seguiva le serie animate di ispirazione fantasy... E a cui, paradossalmente, in quel periodo non venne offerto nessun fumetto originale, ma solo qualche riduzione più o meno riuscita delle serie animate di cui sopra...


Altri tempi. Fatto sta che chi oggi vuole rivolgersi con successo alla fascia di pubblico 8-12 con un fumetto (che è una forma di intrattenimento non proprio popolare fra i giovanissimi del 2017) e per giunta con un genere che non appartiene più di tanto al loro immaginario narrativo (perchè i videogames e  i giochi di strategia/di ruolo/da tavolo sono un'altra cosa), dovrebbe come minimo studiarsi le serie animate che hanno tenuto banco negli ultimi dieci anni e considerare il fatto che le serie che sono andate per la maggiore in questo periodo NON hanno quasi niente in comune con l'etica bonelliana. Nel senso che, quando si parla della fascia 8-12, si parla di un pubblico che è nato quando serie come I Simpsons, South Park e via discorrendo avevano già pesantemente influenzato il mondo dell'animazione da anni, portanto alla creazione di una miriade di serie a base di personaggini disadattati, grottechi, sgraziati, odiosi, volgari e politicamente scorretti... Anche nelle produzioni per i più piccoli, e fin dalla fine degli anni Novanta...

Per non parlare di gag e situazioni infarcite di un umorismo caustico e crudele, a tratti surreale e demenziale, talvolta ai limiti dell'osceno, con tutta una serie di ammicamenti e sottotesti che forse possono essere interpretati diversamente a seconda dell'età dello spettatore, ma che comunque sono entrati nel DNA di chi è cresciuto guardando le serie animate degli ultimi dieci anni. Così come manga e anime erano entrati nel DNA di chi era cresciuto fra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta, per intenderci. Questo, ad esempio, implica che se - per ipotesi - in Dragonero Adventures i tre giovani protagonisti verranno presentati come un gruppo affiatato e vincente, portatore di sani principi, piuttosto che come una comitiva disfunzionale composta da ragazzini che fondamentalmente si detestano e che non perdono l'occasione per sfoggiare una buona dose di difetti e umane bassezze... Possibilmente con tanto cinismo... Ecco, diciamo che i bei disegni e le tavole dinamiche probabilmente non basteranno per conquistare il pubblico sperato...

Poi, ovviamente, la serie potrebbe vendere comunque bene grazie a chi è già lettore di Dragonero, agli ex bambini dei decenni passati e ai giovani amanti del fantasy, ma se il suo approccio non considererà la sensibilità del pubblico di oggi molto difficilmente potrà agganciare decine di migliaia di lettori under 12 fra lo sconfinato pubblico potenziale che si aggira nelle edicole (anche se lo fa perchè cerca di tutto fuorchè i fumetti)... E la  serie in semi animazione dedicata a Dragonero Adventures di cui si parla da un po', e che potrebbe essere trasmessa dalla RAI in un futuro non troppo remoto, probabilmente non farà la differenza se - come è probabile - non prenderà in considerazione i gusti e le tendenze del giovane pubblico di oggi... Quello che, tra l'altro, negli ultimi mesi ha potuto vedere serie animate con baci gay, adolescenti lesbiche, e famiglie omosessuali (di ambo i generi) con prole... Anche in serie animate per un pubblico molto giovane.

In Dragonero Adventures ci sarà un po' di spazio per toccare l'argomento, anche in considerazione del fatto che si sa già che una dei tre protagonisti, da adulta, sarà lesbica? Tecnicamente sarebbe un ottimo spunto per rendere più invitante una serie di questo tipo, ancor più considerando che si rivolge a un pubblico molto giovane che ormai vive abitualmente a contatto con questo genere di stimoli, ma qualcosa mi dice che si farà moltissima attenzione a non affrontare l'argomento, men che meno in maniera diretta. E se con queste premesse in Bonelli sono convinti di avere ideato un progetto molto spendibile anche sul mercato straniero, e in particolare negli USA, potrebbero avere delle sorprese... Anche perchè, già da queste prime tavole, si intuisce che si tratterà di una proposta molto "tradizionale" e all'insegna dei fumetti per ragazzi di una volta...

Il che avrebbe anche potuto avere senso se in Italia (come in Francia, ad esempio) ci fosse stata una continuità nei fumetti per ragazzi di un certo tipo, ma la triste realtà è che dalle nostre parti questa continuità non c'è stata e gli ultimi esperimenti (fallimentari) in questo senso si sono interrotti molto prima del 2009... Per inciso: l'ultimo grande successo per under 12 che si è visto in Italia, e cioè W.I.T.C.H., risale al 2001 e si è concluso nel 2012... Quando i dodicenni di oggi stavano giusto imparando a leggere, e comunque dopo diversi anni di calo esponenziale nelle vendite, che probabilmente hanno fatto in modo che nell'ultimo periodo questa serie fosse seguita solo da una piccola parte del suo pubblico iniziale, che era cresciuto assieme a lei... E che a quel punto, in  buona parte dei casi, era già uscito dall'adolescenza...

Morale della favola: Dragonero Adventures potrebbe rappresentare un'importante occasione per il rilancio del fumetto per ragazzi in Italia... Se effettivamente prenderà in considerazione il vero pubblico che ha fra gli 8 e i 12 anni in questo momento, e non quello che ha avuto questa età dieci, venti o trenta anni fa... E sempre ammesso che chi sta curando questo progetto riesca a mettersi in sintonia con il target che vuole centrare, ovviamente. Cosa da non dare affatto per scontata. Così come sarebbe meglio non dare per scontato che l'altro progetto fantasy per giovanissimi elaborato dalla Bonelli, 4 HOODS, possa cogliere nel segno limitandosi ad omaggiare videogames, giochi di ruolo e giochi di strategia... Come si intuisce già dalla copertina del primo numero...

Se fossi maligno direi che l'idea di questo progetto è venuta a chi di dovere mentre si aggirava per una qualche fiera in stile Lucca Comics & Games, dopo avere notato la ressa di ragazzini nell'area games a discapito di quella propriamente riservata ai fumetti. Probabilmente deve avere avuto l'illuminazione (*SIGH*) e deve avere proposto alla casa editrice un irresistibile fumetto che puntava sugli elementi che portano i ragazzini a passare ore e ore davanti alle consolle o sui tavoli di gioco... La casa editrice - che probabilmente di queste cose se ne intendeva ancora meno di lui - ha accettato e gli ha dato carta bianca, ma la sensazione è che chi di dovere abbia fatto il passo più lungo della gamba... Visto che dalle anteprime viene il sospetto che alla fine sia stato elaborato un progetto che non è nè carne nè pesce, e un po' tirato per i capelli, come si dice...


Anzi, se fossi proprio cattivo potrei dire che se Dragonero Adventures si preannuncia comunque come la conseguenza di una certa passione nei confronti del fantasy "di una volta", 4 HOODS ha tutto l'aspetto di un'operazione prettamente commerciale, elaborata soprattutto con il proposito di vendere un progetto in più alla casa editrice. Ovviamente questa è una mia opinione e tale resta, poi bisognerà vedere come andranno le cose e come si esprimerà il pubblico sovrano. Sicuramente realizzare un fumetto fantasy per ragazzi in funzione del successo del fantasy in altri ambiti non è di per sè un'idea vincente... Basti pensare ai fumetti tratti dai romanzi di Licia Troisi qualche anno fa, e che non hanno avuto alcun seguito...

Anche perchè se a una persona piace interfacciarsi con il fantasy attraverso un romanzo (piuttosto che un videogame o un gioco da tavolo), non è detto che gli piaccia fare altrettanto attraverso un fumetto... Soprattutto se, a parte l'ambientazione, il suddetto fumetto non ha altri elementi di interesse. E qui si torna al discorso iniziale: si può elaborare un progetto a fumetti che si rivolge al pubblico fra gli 8 e i 12 anni senza conoscere davvero i gusti e la sensibilità di quella fascia di pubblico oggi? 

Topolino ci riesce abbastanza bene perchè, tradizionalmente, sono i genitori a proporlo ai loro figli ancor prima che imparino a leggere e spesso la lettura prosegue per inerzia e per mancanza di alternative... E infatti ora che i ragazzini hanno più alternative grazie ai canali digitali, a internet e agli smartphone Topolino perde fiumane di lettori anno dopo anno... E forse, sapendo che le famiglie sono il suo punto di appoggio più importante, si può anche capire meglio perchè Topolino abbia tante remore ad allinearsi ai gusti reali del suo pubblico di riferimento, continuando a strizzare l'occhio alle generazioni precedenti.

Tuttavia una nuova proposta a fumetti, che non può contare sul supporto iniziale delle famiglie, può davvero permettersi di ignorare il contesto in cui è cresciuto il pubblico a cui mira e sperare di avere ugualmente successo? Può permettersi di non considerare il tipo di umorismo con cui ha familiarizzato? E il suo rapporto con temi che una volta erano considerati tabù, ma che ora hanno iniziato ad essere sdoganati anche nei cartoni animati proposti ad un pubblico molto giovane (e persino dalla Disney)?





Staremo a vedere... Sicuramente siamo entrati in una fase storica molto particolare, in cui i fumetti per ragazzi italiani - per rilanciarsi davvero presso le nuove generazioni - dovrebbero reinventarsi quasi daccapo e tentare nuove strade... Altrimenti continueranno a mancare il bersaglio, come è avvenuto con regolarità da più di dieci anni a questa parte.

La grande domanda è: chi li produce e li concepisce è davvero disposto a rimettersi in gioco e a guardare in faccia alla realtà?

Chi vivrà vedrà.

Alla prossima.