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martedì 27 giugno 2017

INTERVISTA DI FINE GIUGNO

Ciao a tutti, come va?
Forse qualcuno di voi avrà già notato che sta iniziando ad essere distribuito il secondo (e conclusivo) volume di NINE STONES, e cioè la miniserie italiana a fumetti che può vantare il primato di avere portato per la prima volta nelle edicole una storia d'amore, anche se si tratta di amore in un eccezione un po' particolare, fra due ragazzini gay. 

Quello che forse non sapete (a parte, forse, il fatto che il primo volume ha già necessitato di una ristampa) è che la suddetta miniserie ha anche un altro primato, e cioè quello di essere stata realizzata da qualcuno che fra l'uscita del primo e del secondo volume ha deciso di venire allo scoperto come transessuale FtM omosessuale. Quindi d'ora in poi Sara Spano lascerà il posto a Samuel Spano.

E potevo, io, mancare di approfondire la cosa facendo una breve intervista all'autore FtM in questione? Ovviamente no, e infatti la trovate qui di seguito. Ho o in progetto di farne una anche per Fumo di China, ma visto che sicuramente sarà più incentrata sul suo lavoro diciamo che qualche domanda più specifica poteva trovare spazio giusto qui (anche perchè dubito che questo genere di domande gliele avrebbe potute fare qualcun altro). 

Sotto trovate le sue risposte tali e quali a come mi sono arrivate, così avrete tutti modo di conoscerlo un po' meglio, e di capire un po' meglio come la pensa su svariati argomenti.

1) Pensi che interfacciarsi con un certo tipo di fumetto, nella fattispecie un fumetto a tematica gay, possa essere utile per schiarire le idee o perlomeno per stimolare il lettore a interrogarsi su se stesso? Nel tuo caso la passione per un certo tipo di fumetto (come lettore e/o come autore) pensi che possa avere contribuito alla tua presa di coscienza o che, al contrario, sia stata una conseguenza di un percorso già in atto a tua insaputa? 

Penso che potrebbe aiutare i lettori a ritenere l'aspetto sessuale qualcosa di marginale in una storia, come qualsiasi altro lato della vita. Ovvero, in questo caso, aiutare a vedere l'elemento "orientamento sessuale omosessuale" come un aspetto della componente umana, in questo caso di una storia, non esattamente come centro assoluto. Proprio come si raccontano storie con protagonisti di orientamento sessuale etero, che non viene per forza celebrato, sottolineato o reso "puro e ammirevole", solo perché bisogna insegnare qualcosa e quanto sia lecito amarsi tra sessi diversi. Nine Stones potrebbe aiutare a vedere quanto sia naturale e anche ovvio, perché non è il centro vero della storia e se proprio deve insegnare qualcosa, non è tanto nei messaggi diretti del fumetto che ho creato, che tra l'altro ha una trama molto violenta e angosciante, i protagonisti in realtà hanno un modo di relazionarsi molto discutibile a prescindere dal loro orientamento, ma più per la naturalezza con cui si racconta marginalmente un orientamento sessuale. Il mio obbiettivo non è far capire alle persone quanto sia importante essere o dichiararsi omosessuali, ma quanto questo lato della personalità debba passare in secondo piano, una preferenza trascurabile, normale esattamente come per gli etero. La preferenza sessuale deve passare quasi inosservata, che non vuoi dire repressa o rifiutata, ma semplicemente tanto ovvia e scontata da non essere più "il colpo di scena speciale". E quindi farla integrare completamente nella vita di tutti. Questo si può fare quando sleghiamo il concetto di "omosessualità" dal concetto si "storia politicamente corretta".


2) Come ti stai rapportando, se ti stai rapportando, con il mondo del fumetto italiano in questo momento? Hai già parlato del tuo percorso con qualche collega e/o editore e/o datore di lavoro? Come hanno reagito? 

É una notizia piuttosto fresca, il coming out pubblico della mia transizione è avvenuto adesso in questi giorni di fine Giugno. E nonostante il poco tempo trascorso dalla notizia, ho ricevuto una marea di messaggi di incoraggiamento da tutti, sopratutto da chi lavora nel settore fumetto. Questa cosa mi ha stupito, perché hanno capito quanto sia difficile per un FTM (female to male) aprirsi alla gente in questo modo, non che i trans MTF (male to female) non vivano in un contesto difficile anzi, nella maggior parte del luogo comune ignorante, trans da maschio a femmina è sinonimo di prostituzione ed esibizionismo. Ma non si parla quasi mai di FTM, perché culturalmente le donne sono allevate nella vergogna, quindi è davvero molto più difficile per un uomo nato biologicamente donna, uscire fuori senza la paura di essere considerati male. Percependo il mio disagio nell'affrontare la tematica pubblicamente, mi hanno accolto con amore e una estrema delicatezza, molto più di quello che mi sarei potuto aspettare. 

3) E il pubblico che ha iniziato a seguirti con Nine Stones come sta reagendo? 

I lettori hanno accolto la notizia della mia transizione con un'ondata di amore e di sostegno che mai avrei sognato, credevo di poter suscitare un po'di disagio, non è una cosa che succede tutti i giorni che un autore intraprenda il cambio di sesso, anche se ne conosco altri. E invece sono stato anche qui sommerso da bellissimi messaggi di supporto, alcuni addirittura si sono esternati a me come transgender e che questo mio outing li ha fatti sentire molto meno emarginati e "strani". Mi hanno contattato perfino genitori di ragazzi transessuali, dicendomi che questo mio coming out gli ha infuso parecchio coraggio e forza. Questo per me è stato davvero commovente! 


4) Tecnicamente adesso stai entrando a fare parte di due minoranze (quella trans e quella omosessuale): pensi che questo influenzerà i tuoi progetti futuri e/o il modo con cui ti proponi? Ti piacerebbe continuare a trattare certi argomenti nei tuoi prossimi lavori? 

In realtà, oltre a far parte di due minoranze, trans e gay, sono sopratutto una persona a cui piacciono prevalentemente storie "viscerali". Il dover affrontare certi temi delicati è una lama a doppio taglio, perché c'è sempre il rischio di essere scambiati per portatore di messaggi da prendere come esempio, quindi di certo non posso dire di poter essere in grado di rappresentare delle categorie in storie disturbanti. Sicuramente l'aspetto "sessuale" in tutte le sue componenti lo tratterò anche nelle future storie, non tutte in realtà, sopratutto quelle non scritte da me. Sarebbe bello un giorno poter trattare il tema trans-omosessuale, ma non vorrei risultasse una forzatura. Ovvero mi piacerebbe rimanere molto spontaneo come autore, non divulgativo, perché prima di essere un trans sono sopratutto una persona con dei gusti tutti suoi a prescindere dal genere di appartenenza e il mio orientamento sessuale. Chi sicuramente influenza anche i miei gusti narrativi, ma senza necessariamente elevarmi a insegnante morale in merito a questioni delicate come la sessualità. 

5) Adesso che ti stai rimettendo in discussione, tra l'altro in un momento abbastanza importante della tua carriera, cosa ti auguri per il prossimo futuro? 

Di avere sempre la possibilità di creare storie che mi piacciono, che mi coinvolgono e mi divertono. E sopratutto che questo mio modo di portare alla luce temi "discutibili" dia sopratutto il coraggio a tutti di liberarsi dalla paura del giudizio e vivere la vita senza sentirsi sbagliati. Nel rispetto di tutti e nei limiti del buon senso.

 6) Come definiresti il rapporto del mondo del fumetto italiano con le tematiche LGBT? C'è qualcosa che cambieresti? 

Toglierei le categorie legate all'orientamento sessuale dei protagonisti. Ok per le definizioni horror, avventura, commedia, umoristico, supereroistico. Ma se i personaggi sono omosessuali o trans o bisessuali, quando la storia non è per forza legata alla pornografia, che non si debba più parlare di fumetto "Queer", perché secondo il mio modesto parere personale, risulta più una ghettizzazione che una valorizzazione. Ovviamente è un pensiero mio che riconosco essere particolarmente duro, ma credo che le svolte concrete ci sono quando si ha il coraggio di distruggere molti dei preconcetti esistenti che ci incastrano la testa in dei recinti mentali. Anche quando le intenzioni sono fondamentalmente buone. 

7) E riguardo alla prima accoglienza della pubblicazione di Nine Stones? Te la senti già di dire qualcosa?

Mi auguro che chi lo legge, lo faccia con una buona dose di critica e d'interpretazione. E non come degli esempi da seguire. E che sopratutto la prenda come un gioco macabro, come una giostra dell'orrore. E non come portavoce della comunità omosessuale.

L'unica cosa che mi sento di aggiungere è che ben vengano le proposte come NINE STONES e gli autori come Samuel Spano, anche se il problema in Italia non è tanto quello dei ghetti gay o di esagerare col politicamente corretto, quanto il fatto che in molti fumetti prodotti in Italia c'è ancora una certa tendenza ad evitare come la peste  certi argomenti, o magari ad affrontarli puntando sui pregiudizi (soprattutto negativi) legati a determinate categorie di persone (e la cosa non riguarda solo la comunità LGBT)... Quindi più saranno le occasione di presentare questi argomenti come un qualsiasi elemento narrativo e meglio sarà.

E infatti ora sono abbastanza curioso di vedere quanto tempo ci vorrà prima che nelle edicole si possa vedere un nuovo fumetto italiano con un protagonista omosessuale presentato in maniera davvero spontanea e disinvolta, come il protagonista di un qualsiasi altro fumetto.

Alla prossima.

sabato 24 giugno 2017

FIORI DI GIUGNO

Ciao a tutti, come va?

Di solito non mi occupo di gossip, però ci sono delle notizie che secondo me sono gossip solo all'apparenza, e che - siccome spesso non vengono diffuse come dovrebbero - mi sento assolutamente in dovere di riportare. Tutto questo per dire che ieri a Bologna si è celebrata l'Unione Civile del megadirettore editoriale della Panini Marco M. Lupoi col suo suo compagno (nonchè fan dei miei fumetti) Andrea Pizzamiglio :-) Tanti auguri e tanta felicità :-)

E, al di là del fatto che li conosco e sono felice per loro, ne parlo qui perchè si tratta di un evento che ha un certo peso simbolico... Nel senso che è la prima volta che un nome così rappresentativo nella scena dell'editoria a fumetti italiana compie questo passo e decide, una volta per tutte, di rompere ufficialmente un tabù che più o meno tacitamente pesava sul mondo fel fumetto da sempre... E cioè quello che ha sempre portato tutta una serie di nomi di spicco nel settore a vivere certi aspetti della propria vita nell'ombra e senza condividerli pubblicamente con nessuno.

Quindi è molto bello vedere che le cose possono cambiare, e che probabilmente sono destinate a cambiare sempre di più... Nonostante tante spinte in senso contrario che cercano (e sperano) ancora di impedire l'inevitabile.

Ovviamente non posso sapere se la giornata di ieri influirà direttamente sull'editoria a fumetti italiana, ma sicuramente - nel suo piccolo - contribuirà a modificare un clima che - in certi ambiti - tende ancora ad essere un po' troppo maschilista e sottilmente pregiudizievole verso il mondo LGBT.... E sono abbastanza convinto che questo sarà un bene (anche se probabilmente l'effetto si noterà solo nel lungo periodo).

Tra l'altro non vorrei sbagliarmi, ma credo che una volta tanto sia l'Italia ad avere il primato di un direttore editoriale che convola a nozze col suo compagno... Quindi tanto di cappello.

Staremo a vedere cosa accadrà... Anche se il fatto che la suddetta notizia di costume (che a suo modo è abbastanza importante) non sia stata riportata praticamente da nessuno è abbastanza indicativa di tutta la strada che bisogna ancora percorrere.

Comunque è davvero curioso: nel giugno del 1986 ero un bimbetto che si comprava il numero uno di MARVEL edito dalla Labor Comics, con i primi redazionali di M.M. Lupoi (che, lo ammetto, sono stati estremamente formativi)... Mai e poi mai mi sarei aspettato che l'avrei conosciuto e che un giorno mi sarei felicitato con lui per la sua Unione Civile (e per il matrimonio che si celebrerà oggi)...

Morale della favola: mai dire mai.

Alla prossima.

venerdì 23 giugno 2017

NEGOZI DA PREMIARE

Ciao a tutti, come va?

Il fatto che in Italia, nei fatti, i fumetti non siano considerati esattamente un bene culturale e un patrimonio della società è abbastanza risaputo. Certo: qualcuno ne può parlare bene, possono essere messi al centro di mostre e dibattiti, che magari ne enfatizzano pregi e virtù, ma penso sia abbastanza evidente che continuano ad essere considerati perlopiù una forma di intrattenimento povera (in tutti i sensi) e poco seria. Un genere di produzione su cui chi si occupa di amministrare fondi per la cultura probabilmente non farà mai investimenti importanti, men che meno a fondo perduto e men che meno senza avere un minimo di rientro garantito. Anche perchè, realisticamente parlando, è probabile che chi si occupa di filantropia e beneficenza in Italia non avrà mai dei grandi slanci nei confronti di fumetti, anche solo per paura di compromettere la sua credibilità...

E se questi slanci, da noi, non si verificano verso i fumetti in quanto tali, figuriamoci se possono coinvolgere chi - per lavoro - si occupa proprio di vendere e valorizzare fumetti e affini... Se poi il suddetto rivenditore dichiarasse che il suo obbiettivo è quello di valorizzare fumetti e autori non propriamente commerciali, magari con un occhio di riguardo alle minoranze e alla comunità LGBT, si entrerebbe nel campo della fantascienza dura e pura...

Ovviamente sto sempre parlando di Italia, perchè per fortuna altrove le cose non vanno sempre così...

Un annetto e mezzo fa avevo segnalato l'apertura di una nuova fumettria a Filadelfia, la Amalgam Comics & Coffeehouse (CLICCATE QUI), e ne avevo parlato perchè era un po' il prototipo di quelle che potrebbero essere le fumetterie di domani: dei luoghi accoglienti, magari con una zona bar, che possano diffondere la cultura del fumetto mettendo al centro il fatto che i fumetti sono una forma di espressione inclusiva e universale... Soprattutto quando possono essere usati per promuovere l'integrazione, la tolleranza e l'emancipazione personale. Tant'è che l'Amalgam Comics & Coffeehouse fece molto discutere anche perchè era stata ideata e messa in piedi da una donna afro americana: la sempre sorridente Ariell R. Johnson.

Fatto sta che nello stabile in cui ha voluto far partire la sua attività commerciale c'erano ancora diverse stanze che lei non aveva la possibilità di risistemare, anche se le sarebbe piaciuto moltissimo sfruttarle per ampliare l'offerta culturale e formativa della sua fumetteria (ad esempio con dei corsi di fumetto e per favorire la relizzazione delle autoproduzioni locali), anche per valorizzare il quartiere. Che fare, quindi?

Per sua fortuna era negli USA e non in Italia, così è venuta a sapere che la Knight Foundation metteva in palio un premio di 50.000 dollari per finanziare un progetto di attività culturale legato alla carta stampata, e così ha provato a partecipare... E anche se le proposte sottoposte alla fondazione sono state ben 4500 la sua è stata quella che ha vinto!

Il suo progetto si chiamava “Up, Up and Away: Building a Programming Space at Amalgam Comics & Coffeehouse”, e in parole povere mirava a trasformare il suo spazio in un vero e proprio centro in cui organizzare classi e seminari per aiutare gli aspiranti autori a sviluppare il proprio talento, per favorire le autoproduzioni e magari per avviare concretamente nuovi progetti a fumetti... E in particolare quelli con un taglio inclusivo (verso le donne, le minoranze e la comunità LGBT), che magari fanno fatica a trovare spazi altrove. Il tutto sviluppando il potenziale degli spazi inutilizzati della sua fumetteria, magari rendendoli caldi e accoglienti come quelli che aveva già risistemato lei con tanto amore...


Per la cronaca: la Knight Foundation e un'associazione no profit operativa dal 1950, che ha lo scopo di incentivare la diffusione dell'informazione e dell'arte, intese come strumento di democrazia e valorizzazione della libertà di espressione. In particolare si pone l'obbiettivo di sostenere le iniziative  che possono contribuire a migliorare le condizioni delle minoranze e delle piccole comunità. Come potete intuire, si tratta di una fondazione decisamente al passo coi tempi: basta dare un'occhiata al suo sito (CLICCATE QUI), dove si legge che ha da poco inaugurato una partnership con Niantic (quelli di Pokemòn Go) per la realizzazione di un progetto finalizzato a far conoscere meglio i monumenti e i luoghi di interesse culturale delle piccole cittadine americane...

Esattamente il genere di fondazione che opera anche in Italia, vero?

Comunque, tornando a noi, penso che l'idea di Ariell R. Johnson, e il suo approccio dichiaratamente LGBT friendly, sia davvero interessante e che varrebbe assolutamente la pena di farci un pensierino sopra anche dalle nostre parti... Anche se mi rendo conto che le dinamiche che tengono banco dalle nostre parti non sono esattamente le stesse, e non sono altrettanto favorevoli ad iniziative di questo tipo. Ed è un vero peccato.

D'altra parte è anche vero che, a differenza di quanto avviene negli USA, da noi il mondo degli appassionati di fumetti LGBT non è esattamente visibile... E molto difficilmente vedremo in tempi brevi unioni civili celebrate in fumetteria così come negli USA è successo praticamente in contemporanea con l'arrivo dei matrimoni gay a New York... Con tutto quel che ne consegue in fatto di esplicità apertura delle fumetterie nei confronti del mondo LGBT...

Una pratica, questa, che è sempre più diffusa negli USA, soprattutto in questo periodo dell'anno. La Anyone Comics di Brooklyn, ad esempio, il 24 giugno propone un seminario sulla storia del fumetto a tema LGBT e il 27 giugno propone una sessione speciale di disegno dal vivo con un modello alquanto piacente, che poserà pressochè senza veli...


Da notare che la suddetta fumetteria aveva anche organizzato una sessione di disegno dal vivo speciale in occasione del passaggio di Gengoroh Tagame durante il piccolo tour che ha fatto negli USA recentemente... Che ha avuto anche una parte vietata ai minori... Con buona pace di tante fumetterie italiane che non si sono mai fatte arrivare i fumetti di Gengoroh Tagame (o anche solo dei semplici BOYS LOVE) per una questione di principio.

Morale della favola: sarà anche vero che dalle nostri parti non ci sono fondazioni in grado di sostenere concretamente fumetti e fumetterie, ma forse è anche vero che dalle nostre parti è proprio il concetto stesso di fumetteria che andrebbe un tantinello aggiornato... Magari ispirandosi a quello che sta succedendo negli USA in quest'ultimo periodo.

Staremo un po' a vedere.

Alla prossima.

martedì 20 giugno 2017

VOCI DAL PROFONDO...

Ciao a tutti, come va?

Ora farò coming out: fin da piccolo non sono mai andato matto per un certo tipo di fumetto italiano.

Ancor prima che prendessi coscienza del loro approccio nei confronti di certi argomenti, e ancora prima di imparare a leggere, li percepivo come qualcosa di arcaico e che non rispecchiava le mie aspettative di bambino - e poi adolescente - che era cresciuto con le serie animate che passavano le TV private, e che aveva avuto il suo primo approccio col mondo del fumetto quando, da piccolissimo, ricevette in eredità dai suoi cugini più grandi una fantastica collezione di fumetti MARVEL... Per inciso: mentre i miei coetanei si facevano leggere Topolino e Il Corriere dei Piccoli, io mi facevo leggere e rileggere (anche) il primo annual dell'Uomo Ragno, quello in cui si scontrava coi Sinistri Sei...

All'uscita dell'asilo c'era una piccola edicola, e - giusto per farvi capire che tipo ero già da allora - ci facevo tappa fissa un paio di volte alla settimana... E già da allora, quando guardavo il lato dei fumetti Bonelli e dei loro colleghi, venivo investito da una sorta di atavica malinconia... E la sensazione non è mai diminuita con l'età, nemmeno quando mi imbattevo in qualche copia di Zagor e Tex che veniva lasciata ai miei nonni dai loro fratelli anziani... E lo stesso effetto me lo facevano le montagne di fumetti di guerra che si comprava mio nonno.

Nello stesso periodo in cui io andavo all'asilo, e già mi stavo facendo un'idea di quali erano i fumetti che non mi piacevano e di quelli che - secondo me - nascevano vecchi, Alfredo Castelli (che all'epoca aveva più o meno 35 anni) portò in edicola Martin Mystère... Il primo di una lunga serie di personaggi concepiti per affrontare generi nuovi senza scostarsi troppo dall'approccio tradizionale dei fumetti italiani (anche per non scontentare il pubblico che alimentava il settore già da una trentina d'anni), e che avrebbero avuto in Dylan Dog il loro massimo esponente. Con Martin Mystere sicuramente Alfredo Castelli suscitava molta curiosità, affrontando temi e situazioni che nel fumetto italiano generalmente non trovavano spazio, men che meno con un approccio così professionale e ben documentato... Però mi ricordo anche che quando, da piccolo, mi cadeva lo sguardo sulle sue prime copertine mi sembrava un personaggio già terribilmente "vecchio" (se non addirittura arcigno), a partire dai tratti del viso e dalla sua tipica espressività...

E se questo era l'effetto che mi faceva all'epoca posso solo immaginare l'effetto che potrebbe fare ad un ragazzino di oggi... Soprattutto considerando che, per dargli un ulteriore piglio realistico, Alfredo Castelli decise di fare invecchiare il protagonista e i comprimari più o meno in tempo reale, fornendolo anche di una data di nascita: il 26 giugno 1942...

Quindi, facendo un rapido calcolo, il buon vecchio zio Martin questo mese compirà 75 anni.

E forse è anche per questo che - nel suo caso - il ricambio generazionale è stato particolarmente scarso, al punto che si vocifera che sia arrivato a vendere meno di 14.000 copie ogni due mesi e che al momento non siano siano state commissionate altre storie oltre a quelle che devono essere smaltite nel giro di qualche anno... Anche perchè le iniziative collaterali che avrebbero dovuto rilanciarlo (quella a colori con il protagonista anagraficamente ringiovanito e la ristampa a colori allegata a La Repubblica) sono andate maluccio, vendendo (entrambe) si e no 8000 copie a numero. Chi fornisce questi dati, ovviamente, non è l'editore, ma l'universo delle "gole profonde" molto vicine a lui con cui avrebbero un rapporto privilegiato diversi nomi noti del settore, che di recente si sono rilanciati come blogger e opinionisti. L'ultimo, ma non ultimo, è stato Sauro Pennacchioli dal gruppo facebook Fumettoso, che inevitabilmente ha scatenato una serie di risposte e controrisposte, anche da parte di Alfredo Castelli (che ovviamente ha cercato di ridimensionare il tutto)...

Il problema è che Alfredo Castelli, nella posizione in cui è, sarebbe tenuto a smentire la suddetta voce anche se si basasse su dati oggettivi, visto che se la confermasse rischierebbe di compromettere anche le ultime - esilissime - speranze di una ripresa su cui la casa editrice sta investendo... Quindi diciamo che la sua smentita lascia un po' il tempo che trova. Del come e del perchè, in tempi non sospetti, avevo immaginato che il rilancio di Martin Mystère non promettesse granchè bene ne avevo parlato a suo tempo (CLICCATE QUI), quindi su questo non mi ripeterò, così come avevo già scritto che l'idea di dirottare Alfredo Castelli nel progetto Bonelli Kids sembrasse (anche) un modo per creargli una nuova sponda nel caso il rilancio di Martin Mystère fosse andato male (CLICCATE QUI)... Comunque anche l'idea dei Bonelli Kids sembra prossima ad un prematuro naufragio, tant'è che sul sito Bonelli (CLICCATE QUI) è stato annunciato che NON verranno più pubblicate nuove strisce (mentre qualcosa di nuovo comparirà sporadicamente sulla pagina facebook)... Nonostante la fantasmagorica (sigh!) introduzione di Alfredo Castelli stesso, in versione "kid"...

Nell'attesa di verificare se le gole profonde hanno ragione oppure no, da tutta questa discussione fra sostenitori e detrattori di queste ipotesi emergono delle informazioni che - a quanto pare - nessuno si è sentito di contestare. Ad esempio che la serie a colori di Martin Mystère in versione trentacinquenne (e quella colorata per essere allegata a La Repubblica) non aveva lo scopo di fornire materiale supplementare per un pubblico numeroso che sentiva l'esigenza di nuove pubblicazioni dedicate a Martin Mystère, ma serviva essenzialmente per rilanciare il personaggio ed eventualmente per spremere al massimo il pubblico dei suoi sostenitori.

E Martin Mystère è in buona compagnia, a partire da Diabolik... Che sta usando esattamente la stessa strategia: una serie limitata a colori per ringiovanire il personaggio (DK) e una ristampa a colori che partirà il 15 luglio come allegato a La Repubblica...

Da notare che le solite "gole profonde" sostenevano che dopo il flop della ristampa di Martin Mystère il gruppo L'Espresso avrebbe messo una pietra sopra alle ristampe di albi Bonelli... E il fatto che ora voglia tentare la sorte con Diabolik dimostra fondamentalmente due cose: la prima è che ha ancora fiducia nei fumetti, e forse vuole concedergli un'ultima possibilità,  e la seconda è che probabilmente di fumetti se ne intende molto poco. Diabolik nel giro di pochi anni ha visto dimezzarsi il suo parco lettori, e sicuramente quelli che restano non è di una ristampa a colori di storie risalenti agli anni Sessanta che hanno bisogno... Tantopiù che l'ultima ristampa a colori di Diabolik come allegato (prima alla Gazzetta dello Sport e poi - dalla ristampa del numero 101 - a Panorama) si è conclusa nel 2013...

E di certo in quattro anni non c'è stato un ricambio generazionale tale da giustificare un'iniziativa del genere... A meno che, al contrario, non si speri di utilizzarla come volano per raggiungere un nuovo pubblico potenziale prima che sia troppo tardi... Certo è che, come dicevo prima, sperare di riuscire in questa impresa riproponendo delle storie degli anni Sessanta (per giunta colorate digitalmente, quando erano state concepite per la pubblicazione in bianco e nero) è abbastanza surreale.

Tuttavia credo che la palma per l'iniziativa più surreale per raggranellare un po' di pubblico supplementare, quest'anno, debba comunque andare alla Bonelli... Visto che, nell'evidente tentativo di ottimizzare il pubblico di TEX che magari compra solo una testata e non colleziona tutte le altre, è arrivata a proporre un originalissimo... Mazzo di carte di TEX che viene inserito "a rate" nelle varie pubblicazioni (perlopiù ristampe) dedicate al personaggio...


Probabilmente qualcuno deve avere pensato che, essendo TEX l'unico personaggio che vende ancora davvero bene (mentre la media delle vendite della casa editrice e in costante calo), poteva essere interessante cercare di spremere ulteriormente il suo pubblico che magari non compra TUTTO quello che esce del personaggio... E in particolare la nuovissima (sigh!) serie di ristampe a colori che è partita qualche mese fa. Un modo un po' subdolo per fare iniziare l'ennesima collezione texiana a chi non ne avrebbe alcuna necessità, insomma... Dimenticando che - forse - come nel caso di Diabolik non c'è stato il tempo di creare un ricambio generazionale tale da giustificare la partenza di una nuova serie di ristampe a pochissima distanza dalla conclusione di quella comparsa come allegato a La Repubblica...

E tralasciando il fatto che, per trovare nuovo pubblico, non ha molto senso riproporre, di nuovo, delle storie che risalgono allla fine degli anni Quaranta... Ad ogni modo se persino Topolino ha smesso di proporre i mazzi di carte da gioco  come allegati, orientandosi su gadget molto più tecnologici ed esclusivi (come i walkie-talkie che si vedranno a luglio), un motivo ci sarà...

Il problema è che - nonostante tante belle parole - di rivitalizzare il mercato puntando su un reale rinnovamento di temi e personaggi proprio non se ne parla: la spremitura del pubblico storico (o perlomeno tradizionalista), che si aspetta un certo tipo di approccio, continua ad essere troppo importante. E così largo alle ristampe a getto continuo e alle iniziative "innovative" che non fanno altro che riproporre pregi e difetti del modello originale, che magari era innovativo (e forse neanche troppo) trenta, quaranta o cinquanta anni fa... Il tutto comprensivo - ad esempio - di una rappresentazione antiquata e/o eccessivamente prudente (se non inesistente) della realtà LGBT.

Poi, però, uno si guarda attorno e vede che nell'Italia reale, quest'anno, sono state organizzate 24 parate del Gay Pride (e che le contro manifestazioni, che pure ci sono state, si sono rivelate dei flop), che facebook e gli altri social sono popolati da un numero crescente di persone che vivono la cosa senza porsi particolari problemi e che persino RAI GULP sta mostrando la terza serie di Sailor Moon Crystal senza censure e in fascia protetta...

Se ripenso alle sensazioni che certi fumetti suscitavano in me quando ero nella mia fase formativa, diciamo, e comunque quando questi fumetti erano relativamente in sintonia con l'epoca in cui stavo vivendo, davvero non oso pensare alle sensazioni (o alla totale mancanza delle stesse) che un certo tipo di fumetto suscita nelle nuove e nelle nuovissime generazioni di oggi... Che ormai vivono una realtà - e una dimensione narrativa - ben diversa da quella rappresentata in un certo tipo di produzioni, e sicuramente lontana anni luce da quella riproposta nelle ristampe delle prime storie di Tex o Diabolik... Delle generazioni che, per inciso, sicuramente non pensano che per aggiornare Martin Mystère basti una serie a colori in cui ha "solo" 35 anni, e in cui - ad esempio - le tematiche LGBT compaiono solo di sfuggita e in maniera più che sporadica...

E qualcosa mi dice che, se le cose non cambieranno, fra una ventina d'anni (o forse meno) la situazione attuale sembrerà addirittura idilliaca rispetto a quella che si configurerà...

Sempre che, ovviamente, non si corra ai ripari in fretta e in maniera decisamente diversa...

Alla prossima.